Riace, 30 anni dopo. Una lezione inascoltata

Sono passati 30 anni dall’approdo su una spiaggia ionica di un veliero con 300 curdi in cerca di rifugio e dall’inizio del progetto di Riace che ha accolto, nel tempo, 6000 migranti ed è diventato un modello nel mondo. Il suo animatore, Mimmo Lucano, è stato processato con accuse infondate e vessato in ogni modo e il progetto ridimensionato. Ma resta la dimostrazione che c’è un’alternativa a chiusura e respingimento.

Una giustizia garantista? Almeno proviamoci

Il referendum è passato. Ha vinto il no, evitando che il sistema autoritario voluto dalla destra si arricchisse di una nuova tessera. Ma i problemi della giustizia penale, delle garanzie nel processo, del carcere, della repressione indiscriminata di migranti, marginali e dissenzienti restano inalterati. Occorre aprire al riguardo una stagione di riflessione e di mobilitazione. Volere la Luna ci prova con un incontro a Napoli il 6 giugno.

C’è un giudice a Reggio Calabria

C’è un giudice a Reggio Calabria. La Corte d’appello reggina ha assolto Mimmo Lucano da tutte le accuse, salvo un “peccato veniale” sanzionato con una pena condizionalmente sospesa. La serie impressionante di delitti (a cominciare dall’associazione a delinquere) per i quali Lucano era stato condannato dal Tribunale di Locri a 13 anni e 2 mesi di reclusione (e i suoi coimputati a pene elevatissime) semplicemente non esiste.

Mio zio Abdullah Öcalan

Una testimonianza intensa e toccante della nipote di Abdullah Öcalan: «Tutta la mia vita ho sentito parlare di mio zio ma non ho potuto conoscerlo di persona. Non ero ancora nata quando è andato in esilio in Siria. Con lui il mio popolo è diventato consapevole e fiero della propria identità e ha cominciato a conoscere la propria lingua e le proprie tradizioni. Eppure non so se riuscirò mai a vederlo e a parlargli».