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Il ritorno della schiavitù

I massacri a Gaza e sul fronte russo ucraino stanno creando un’assuefazione diffusa. Ma la disumanizzazione nelle relazioni internazionali non si arresta agli eventi estremi del genocidio e della guerra. Su molti altri fronti si sperimentano pratiche disumane, inconcepibili fino a qualche tempo fa. La persecuzione del popolo dei migranti e richiedenti asilo ha superato una soglia che ci fa fare un balzo all’indietro di secoli.

Vista sul male

Dal film “Zona d’interesse” all’attualità. La bella famiglia del comandante di Auschwitz si cura dei figli e si gode il suo giardino ricolmo di fiori. Sa cosa sta accadendo al di là del muro, sotto le torrette, ma non avverte il tanfo dei propri privilegi. Qual è, oggi, il nostro muro? Le violenze chiuse nelle carceri, nelle fabbriche, nei cantieri, nel mare aperto, a Gaza sono lontane. Basta accusare di “buonismo” chi le evoca.

2024. Un augurio per la sinistra: saper interpretare i segni

Gli auguri dovrebbero essere un veicolo per interpretare i segni che ci circondano. Oggi invece ci si ferma ad essi, senza andare oltre. Eppure, per incidere sulla realtà bisogna toccarla e non limitarsi alle immagini di superficie. L’anno che viene ci metterà alla prova con le elezioni europee, quelle americane e il protrarsi delle guerre. Non basterà guardare chi vince e chi perde. Dovremo capire dove stiamo andando e perché.

2023-2024: tra guerre e fascismo incombente, non essere ciechi al futuro

Sull’orlo di questo anno terribile che si chiude, mentre se ne apre un altro che si annuncia non meno tremendo, penso che almeno una cosa dobbiamo fare: non distogliere lo sguardo dalla realtà. Provare ad ascoltare quel che accade, a non ignorare sintomi e segnali di pericolo è l’unico modo di onorare insieme il sacrificio dei nostri padri e di amare davvero i nostri figli. Potremmo non avere molto tempo, per farlo.

«Ci vuole coraggio»: le scelte che l’Onu non può eludere

Le parole dell’Alto Commissario Onu per i rifugiati di fronte al Consiglio di sicurezza dell’Onu sono di inusuale nettezza: «Le scelte che voi 15 farete – o non farete – segneranno tutti noi, e le generazioni a venire. Lascerete che questo puzzle di conflitti si completi di atti aggressivi a causa della vostra disgregazione o di semplice negligenza? O sarete coraggiosi e intraprenderete i passi necessari per far ritorno dagli abissi?».

Come la morte sopravvive alla guerra

Secondo il Segretariato della Dichiarazione di Ginevra del 2008, il rapporto tra le morti indirette e quelle dirette è, nelle guerre contemporanee, di 4 a 1 (con picchi più elevati quando la popolazione interessata è povera). Un rapporto coordinato dall’antropologa Stephanie Savell quantifica in 3,6-3,7 milioni le morti indirette (soprattutto di donne e bambini) nei conflitti in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Siria e Yemen.

Sant’Anna di Stazzema 80 anni dopo: chi sono i nemici?

A 80 anni dalla strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema siamo di nuovo in guerra: contro i migranti, trattati da tutta l’Europa come nemici da respingere, e in Ucraina. Oggi come allora siamo di fronte a carneficine di civili incolpevoli. Senza un impegno coerente contro queste nuove guerre e stragi, l’indignazione e il dolore per l’eccidio del ‘44 rischiano di essere pura ipocrisia.