“Bel tempo soleggiato!”: non limitarsi ad aspettare l’Apocalisse

L’ondata di caldo di questi giorni preannuncia l’Apocalisse, anche se i telegiornali, imperturbabili, annunciano “giornate calde soleggiate”. Possiamo aspettarla con pazienza asciugandoci il sudore ma meglio sarebbe moltiplicare la pressione su organi di stampa, governi, amministrazioni locali e media di ogni tipo affinché il tema di politiche energetiche (e non solo) diverse sia posto costantemente all’ordine del giorno.

Italia maglia nera d’Europa nella decarbonizzazione

Per proteggere la qualità dell’aria, la salute e il clima serve attrezzarsi per azzerare il prima possibile la dipendenza energetica dalle fonti fossili. Nonostante l’inerzia dell’Unione, in Europa c’è chi lo sta facendo. Non l’Italia, che nel 2024 ha installato solo 7,2 GW di nuove rinnovabili contro gli 11 della Spagna e i 23 della Germania. Intanto il prezzo dell’elettricità è, da noi, il più oneroso d’Europa.

L’energia ce l’abbiamo in casa ma non la sfruttiamo

Il nostro paese dipende da altri per il 75% del suo fabbisogno energetico e la guerra ci mette in estrema difficoltà. Siamo in emergenza. Ma il colmo dell’assurdo è che l’energia non avrebbe alcun bisogno di essere importata. Noi nell’energia ci siamo immersi; il problema è solo quello di convertirla localmente, dalla forma in cui si presenta, in elettricità o calore. Quel che manca non è l’energia ma la programmazione e la politica.

Contro la guerra, alternative concrete al riarmo

La recente proposta di legge di iniziativa popolare istitutiva del Dipartimento della Difesa civile suggerisce alcune considerazioni. Perché non dare alla proposta una dimensione europea? Se le centinaia di miliardi l’anno stanziate dall’Europa per il riarmo fossero utilizzate per sviluppare, investendo sui giovani, i settori alimentare, energetico e informatico le ricadute positive sarebbero estremamente consistenti.

Digitale: abbondanza o sobrietà?

Abbiamo imparato a considerare il digitale come qualcosa di immateriale, ma “Inferno digitale” di Guillaume Pitron ci costringe a guardare dietro le quinte: il mondo virtuale è sostenuto da una gigantesca infrastruttura materiale, con un impatto ambientale invisibile ma enorme. Non basta ottimizzare: serve una vera e propria sobrietà digitale, capace di coniugare innovazione e rispetto dei limiti planetari.

Trasformare la crisi climatica in opportunità

Per sopravvivere ed evitare di farsi travolgere dalla catastrofe climatica, l’umanità deve fare un salto di civiltà, nei consumi e nei modi di produzione. Sarebbe un salto economicamente conveniente e consentito dalla evoluzione della tecnica. Ma i governi si guardano bene dal farlo. Basta guardare all’energia dove, anziché perseguire riduzione dei consumi e fonti alternative, si insegue la follia del nucleare.

No alla servitù energetica: un convegno per dirlo

A chi serve questa grande quantità di energia e per cosa viene prodotta? Perché prima di avviare il passaggio a nuove forme di energia non si calcolano i fabbisogni reali, non si riducono gli sprechi, non si abbandonano le produzioni e le opere inutili? Di questo si parlerà, anche per costruire una rete di rapporti a livello nazionale, in un convegno organizzato a Livorno, il 29 e 30 marzo da Confluenza.

Fonderie nucleari?

“Noi tireremo diritto” è il motto del Governo riguardo al nucleare. Il ministro “competente” (si fa per dire) e la presidente del Consiglio, incuranti del fatto che l’economicità del nucleare sta sempre più declinando e che i tempi di realizzazione di nuove centrali sono incompatibili con quelli di un’emergenza climatica più che incombente, decantano le virtù di una “fusione nucleare” di là da venire e, comunque, piena di controindicazioni.

“Il verde vince”? È possibile, ma nel conflitto

La crisi climatica si supera solo liberandoci dalla dipendenza dal carbone e dal nucleare. La tecnologia e la scienza oggi lo consentono. Ma le grandi lobby petrolifere e le destre a livello mondiale si oppongono. Per uscire dall’impasse occorre, da parte delle forze progressiste, una scelta di campo netta e irreversibile, nella consapevolezza che, come tutte le grandi trasformazioni, anche quella ecologica non avverrà senza conflitti.

Come scoraggiare l’autoproduzione di energia…

Sullo sfondo della transizione energetica è divenuto di attualità il tema delle comunità energetiche rinnovabili cioè di gruppi di utenti che si mettono insieme in un dato contesto territoriale per produrre da sé, da fonti rinnovabili localmente disponibili, l’energia di cui hanno bisogno. Un’idea semplice e rivoluzionaria, ma non gradita agli operatori del settore, che sono subito corsi ai ripari.