Franco Guaschino, laureato in Scienze Politiche, ha lavorato soprattutto nella comunicazione visiva. Prima fotografo, poi regista e produttore, ha realizzato documentari, filmati promozionali e qualche opera di finzione. Negli ultimi dieci anni di attività si è dedicato alle montagne, nel quadro di quello che si chiamava “Laboratorio dello sviluppo sostenibile”. Da qualche anno in pensione, vive in una casa in mezzo ai boschi, sulla montagna sopra Torre Pellice.
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La drammaticità della fase non lascia alternative: non basta limitare gli effetti negativi del sistema dominante ma bisogna contrastarne le cause profonde, individuando il nemico da battere nel capitalismo tecno-finanziario. A partire da qui va costruita un’alleanza tra le forze e i movimenti politici autenticamente di sinistra e individuata una tattica capace di sparigliare sul campo, modificando gli schemi usuali e prevedibili.
Fuggire dal capitalismo. D’accordo, ma come e per andare dove? Bisogna muoversi collettivamente e dal basso. Ma non basta senza un progetto capace di impedire che si consolidi la guerra tra i poveri, di cogliere le nuove forme di sfruttamento, di adottare analisi scientifiche su dove si sta andando, di avviare tentativi credibili per superare la frammentazione delle sinistre evitando di concentrarsi sulla scelta del leader.
Quale proposta può consentire alla sinistra di battere la destra? Solo un progetto che persegua l’uguaglianza generalizzata dei diritti e il soddisfacimento, per tutti, dei bisogni fondamentali e di quelli collettivi. Ma per realizzarlo e, prima ancora, per definirlo serve estendere la percezione delle urgenze, superando quelli che erano ben definiti rapporti di classe. I giovani lo hanno già capito.
La recente proposta di legge di iniziativa popolare istitutiva del Dipartimento della Difesa civile suggerisce alcune considerazioni. Perché non dare alla proposta una dimensione europea? Se le centinaia di miliardi l’anno stanziate dall’Europa per il riarmo fossero utilizzate per sviluppare, investendo sui giovani, i settori alimentare, energetico e informatico le ricadute positive sarebbero estremamente consistenti.
L’impotenza della sinistra, oggi concentrata più sulla critica dell’esistente che sulla costruzione di un progetto politico e sociale alternativo, contribuisce ad alimentare la distanza dalla politica. La sola mobilitazione o il volontariato non bastano senza una visione strutturale. Spetta agli intellettuali, in primo luogo, ricostruire un’intelligenza collettiva al servizio dell’alternativa al capitalismo.
Spesso nell’attuale temperie politica si assiste a un insistito richiamo alla speranza. È accaduto anche in occasione delle recenti manifestazioni pro Palestina. Richiamo ovviamente opportuno, ma scivoloso: perché gli speranzosi contano sull’intervento di qualcun altro (o qualcosa d’altro) che permetta di superare l’emergenza, mentre i fiduciosi si danno da fare, insieme a chi condivide il loro stesso obiettivo.
Il moderatismo e l’estremismo, in diversa misura presenti a sinistra, sono entrambi controproducenti: il primo provoca confusione, incoerenza e conservazione; il secondo dispersione e distacco dal reale. Oggi la riconquista di una effettiva influenza della sinistra passa attraverso vittorie, anche elettorali, parziali, a livello territoriale e su obiettivi specifici, capaci di contrastare la diffusa sfiducia. La rivoluzione verrà dopo…
La fiducia in un capitalismo dal volto umano è finita e, con essa, il miraggio di un sistema economico che distribuisca i benefici tra tutti, l’aspettativa per una crescita senza limiti, la speranza di un accettabile benessere anche tra le popolazioni più povere. Ma l’attrattiva consumistica è dura a estinguersi e la sua presa è maggiore proprio su coloro che sono tenuti ai margini. Eppure è da essa che occorre liberarsi.
Mentre la destra promette risultati che non otterrà mai, l’analisi e la progettazione della sinistra sono sempre più carenti. È urgente tentare di costruire quell’intelligenza collettiva che non è stata favorita dalla rete informatica. I temi non mancano: democrazia, partecipazione, lavoro, flussi migratori, distruzione dell’ambiente.
Come e dove si fa politica attiva di sinistra? Nelle lotte di piazza, col mutualismo sui territori, con l’attività organizzata di partito. Senza quest’ultima dimensione non si può mettere in discussione il sistema di potere e modificare i meccanismi del capitalismo mondiale. Le difficoltà da superare per costruire oggi un partito dell’alternativa sono molte, ma è una strada necessaria.