Franco Guaschino, laureato in Scienze Politiche, ha lavorato soprattutto nella comunicazione visiva. Prima fotografo, poi regista e produttore, ha realizzato documentari, filmati promozionali e qualche opera di finzione. Negli ultimi dieci anni di attività si è dedicato alle montagne, nel quadro di quello che si chiamava “Laboratorio dello sviluppo sostenibile”. Da qualche anno in pensione, vive in una casa in mezzo ai boschi, sulla montagna sopra Torre Pellice.

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Parlare con il popolo, per non cadere nel populismo

Parlare con il popolo è molto diverso da parlare al popolo; anzi, è proprio l’opposto. È uno scambio bidirezionale, che alterna dire e ascoltare. Invece, parlare al popolo, in un’unica direzione, è la modalità tipica dei populisti di ogni genere, che non hanno bisogno di sentire, perché ritengono di sapere già cosa conviene dire. È una considerazione che sarebbe bene tenere sempre presente. Anche a sinistra.

Il capitalismo si può curare?

Il capitalismo provoca ingiustizie e disuguaglianze, ma è oggi vincente. Per contrastarlo occorre una confluenza di pensieri innovativi e di azioni concrete nei territori. Il presupposto è che i dogmi economici capitalistici sono privi di base scientifica e che l’economia è, invece, l’insieme di conoscenze che può guidarci a utilizzare le risorse disponibili (senza esaurirle) per soddisfare i bisogni di tutta l’umanità.

Non chiamiamolo partito, ma…

Abbiamo bisogno di trasformare un’indefinita e altalenante speranza in qualcosa di più costruttivo. Ci aspetta un combattimento quotidiano per costruire una rivoluzione: della convivenza, dei consumi, del lavoro… Ma senza un’organizzazione politica operativa, non si inizia nemmeno il cammino. Non chiamiamolo, per ora, partito: va meglio movimento organizzato?

Comunicare a sinistra

Anche nella politica la comunicazione è essenziale. Oggi il pensiero di sinistra, già identificato con gli errori del comunismo, è messo a dura prova dall’apparente contrasto tra la necessità di evitare degrado ambientale ed esaurimento delle risorse e l’esigenza di distribuire lavoro, reddito e benessere. Solo una comunicazione capace di dimostrare la conciliabilità di quegli obiettivi potrà farci uscire dall’isolamento.

Per il lavoro che cambia, cambiare lo Stato

C’è un nesso insolubile tra democrazia e lavoro. Ma negli ultimi decenni il lavoro è cambiato, nella pratica e nella funzione economica e sociale. Dunque, la gestione democratica dello Stato deve tenerne conto, adattando le istituzioni, le forme organizzative e le leggi. Il cittadino, unità fondamentale e indivisibile dello Stato, deve essere protagonista di questa rivoluzione culturale.

Serve un sogno da condividere

La sinistra non ha futuro senza un sogno. Si può resistere e attaccare solo mostrando un’alternativa e raccontando, in modo convincente, che la vita può essere bella se si rimette al centro il rapporto con la natura e con gli altri, che i bisogni fondamentali possono essere soddisfatti senza distruggere l’ambiente, che si possono coltivare le aspirazioni individuali con la partecipazione, la libertà, la creatività.

Un partito della scienza e dell’intelligenza

Le elezioni incombono. E i dubbi e le incertezze si trasformano in sogni, in cui, tra gli altri, compaiono padri della patria a dare suggerimenti sulla necessità di applicare alla politica un metodo scientifico, intelligenza e disinteresse personale, spirito collaborativo… Suggerimenti a sinistra sempre disattesi. Così il sogno si trasforma in incubo: siamo diventati tutti stupidi?