Carcere, dipendenze, comunità: i numeri a caso del ministro Nordio

Ci sono, in carcere, 20mila persone con problemi di dipendenza. Il Governo vara un disegno di legge che estende i casi di detenzione domiciliare e il ministro Nordio promette la scarcerazione e la cura in comunità di 10mila tossicodipendenti. In realtà, con gli stanziamenti previsti, saranno forse 500, il provvedimento presenta molte criticità e restano fermi i reati, di comprovata inefficacia, connessi con gli stupefacenti.

Un quindicenne non è la metà di un trentenne

I giovani fanno paura. Dare loro un sostegno sociale e un’istruzione adeguata e responsabilizzante è considerato un lusso impossibile. L’ultima trovata del Governo è punirli anche se hanno 14 anni o poco più: non possono votare né lavorare sotto contratto, ma possono andare in galera. Uno striscione al corteo del 2 ottobre 2025 recitava “Giù le mani dai bambini!”. Occorre farlo diventare un programma politico.

E adesso? Sull’inserimento lavorativo degli ex detenuti

C’è una domanda che tormenta chi, in carcere, fa l’educatore. Quante delle persone incontrate tra quelle mura, una volta libere si sono reinserite nella società? La risposta è, purtroppo, sconsolante: assai pochi, quasi nessuno. Solo chi aveva una stabilità già prima della detenzione ha qualche chance. E non parliamo di chi ha delle dipendenze. La ragione? Tra le molte, la pressoché titale mancanza di possibilità lavorative.

Contro l’afasia del presente: il pensiero di Elvio Fassone

Elvio Fassone se ne andato venti giorni fa. Ricordarlo in maniera adeguata significa riattivarne il pensiero politico: dalla critica della post-democrazia alla centralità del lavoro, dei migranti, del carcere e della pena, fino alla necessità di uscire dall’afasia politica del presente e di riprendere in mano il progetto di un mondo finalmente misurato sulla Costituzione nata dalla Liberazione.

“E non sono pazzi”. 17° libro bianco sulle droghe

17° libro bianco sulle droghe è una risposta razionale alle politiche del Governo sul tema, improntate da anni a un proibizionismo sterile e ottuso e all’idea di una guerra alla droga che non distingue tra canapa e droghe “pesanti”. L’analisi del libro bianco muove dal carcere, dal sistema penale, dai servizi, dalla salute delle persone che usano sostanze ma non mancano proposte innovative anche su aspetti finora trascurati.

Tutto chiuso. Rapporto sulle condizioni di detenzione

Il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia offre il consueto dettagliato panorama sugli istituti penitenziari del paese e sulla popolazione carceraria. Particolarmente interessante il capitolo relativo al regime del 41 bis e a quello dell’Alta Sicurezza a cui è attualmente sottoposto, con una privazione pressoché totale dei diritti, quasi un quinto della popolazione detenuta.

Una giustizia garantista? Almeno proviamoci

Il referendum è passato. Ha vinto il no, evitando che il sistema autoritario voluto dalla destra si arricchisse di una nuova tessera. Ma i problemi della giustizia penale, delle garanzie nel processo, del carcere, della repressione indiscriminata di migranti, marginali e dissenzienti restano inalterati. Occorre aprire al riguardo una stagione di riflessione e di mobilitazione. Volere la Luna ci prova con un incontro a Napoli il 6 giugno.

Bambini in carcere

Venticinque bambini vivono oggi in carcere insieme alle loro madri. Un numero ridotto ma indicativo di una situazione insostenibile ché i primi tre anni di vita sono una fase critica per lo sviluppo cerebrale. Occorre, dunque, una svolta finalizzata alla sostituzione del carcere con misure alternative. Lo impongono la protezione dell’infanzia e la civiltà giuridica e sociale del Paese.

“Io non ti credo più”. VIII Rapporto sulla giustizia minorile

L’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, redatto sulla base dei dati e di visite dirette negli istituti, offre uno spaccato inquietante. L’entità della cosiddetta criminalità minorile è ampiamente sotto la media europea e le denunce crescono in maniera limitata ma l’area della detenzione aumenta. Per la prima volta da 30 anni, gli istituti sono sovraffollati e cresce la sfiducia nella possibilità di un effettiva rieducazione.

Lo stato dei diritti in Italia

La fotografia fornita dal nuovo Rapporto sullo stato dei diritti in Italia curato dall’associazione “A Buon Diritto” è impietosa per gran parte dei profili indicati nei 17 capitoli che lo compongono e che spaziano dalla salute alla casa, dal carcere all’informazione e via elencando. Lo stato di salute dei diritti nel nostro Paese lascia molto a desiderare: denunciarlo è almeno un passo per cercare di invertire la tendenza.