Dalle carceri turche … resistenza a oltranza

Dopo 63 giorni di sciopero della fame, si aggravano le condizioni di salute di Leyla Güven, parlamentare dell’HDP in carcere in Turchia, che dichiara di essere pronta ad andare fino in fondo, cioè alla morte, se non verrà accolta la sua richiesta: la fine dell’isolamento totale in cui è sepolto Abdullah Öcalan e, con lui, le speranze in una soluzione al conflitto in Kurdistan.

Forti con i deboli

All’indomani del decreto sicurezza e della finanziaria, una cosa è chiara. Deboli con i poteri forti (interni ed esterni) il Governo e la sua maggioranza mostrano la faccia feroce con i deboli. Come tutti i regimi autoritari, inflessibili verso le minoranze sociali e politiche, additate come causa di tutti i problemi.

Con il carcere non si rieduca

Il processo di riforma dell’esecuzione delle pene è fallito. Le porte del carcere si chiudono e c’è, nella maggioranza politica, chi vorrebbe buttare la chiave. Anche se è sempre più chiaro che rieducare il reo alla socialità attraverso la chiusura è come insegnare a nuotare fuori dall’acqua.

Due buone notizie

Qualche volta ci sono anche buone notizie. Due, negli ultimi giorni: l’annuncio di un viaggio della Corte costituzionale nelle carceri del Paese per incontrare i detenuti e un discorso di papa Francesco contro il razzismo e la politica che vi si ispira. Piccoli segnali, forse, ma pur sempre un sorso di acqua fresca…