L’eredità della pandemia

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L’industria del trasporto aereo gongola: si prevede che i passeggeri raggiungeranno i 4,35 miliardi entro la fine del 2023. Cifra vicina al 2019, epoca pre Covid (https://it.euronews.com/2023/06/05/settore-del-trasporto-aereo-boom-di-passeggeri-quasi-tornati-ai-livelli-pre-pandemici). Vedendo questi dati, mi è venuta alla mente la scritta “andrà tutto bene” che faceva bella mostra di sé su molti balconi cittadini in epoca di pandemia. Certo, è andata bene perché il virus non circola più o comunque non è più così letale, ma sul fatto che oggi vada tutto bene qualche dubbio lo nutro. E qui mi rifaccio a un’altra affermazione in uso allora: “tutto non sarà più come prima”. A me sembra invero che la realtà attuale non sia più come prima, vero, ma nel senso che sia peggiorata. Torniamo ai voli aerei. Buona parte di essi, lo sappiamo, è legata al turismo, l’industria più impattante al mondo, e infatti i dati generali del turismo, ma prendiamo anche solo l’Italia, confermano questa grande voglia di spostarsi, di visitare, con il fenomeno addirittura dell’overtourism in certe località (https://www.corriere.it/economia/consumi/23_luglio_26/overtourism-italia-europa-turisti-cbc23f3c-2a09-11ee-84ae-fdab1efa7b6b.shtml).

Può questa esigenza, questa impellenza essere legata al Covid?

Penso di sì, sotto due diversi aspetti. Il primo è che il Covid ha imposto restrizioni notevoli e, passata la paura e passate le restrizioni, il fenomeno, prima compresso, è riesploso. La seconda è che il Covid ha posto la gente di fronte allo spettro della morte, più che in altre circostanze. Quei carri funebri a Bergamo sono rimasti impressi nella memoria. “Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”: questa sembra essere la massima da applicare al post pandemia. La morte è dietro l’angolo: tanto vale consumare, viaggiare, nei limiti del possibile darsi alla bella vita.

Per questo viene da pensare che la pandemia abbia lasciato un’eredità pesante per il futuro e che adesso sia ancor più difficile rispetto a prima chiedere sacrifici, restrizioni, comportamenti più consoni con Madre Natura. Si è visto del resto anche, dopo la pandemia, con l’inizio della guerra in Ucraina, in cui si chiedeva agli occidentali di mantenere comportamenti più virtuosi: non sprecare acqua, consumare meno energia elettrica e gas. Ve lo ricordate? Cosa è rimasto? Se ne sente più parlare? Tutto è tornato come prima. Anzi peggio. Del resto “la morte vi sorveglia” recitava De André.

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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