Affrontare la paura che porta acqua al mulino delle destre

Marx ed Engels immaginarono che la piccola borghesia avrebbe finito per schierarsi con gli operai. La storia, però, prese un’altra direzione. Oggi le incertezze sociali tornano a pesare e impongono una ridefinizione del ruolo delle classi intermedie e un ripensamento del concetto di “sicurezza”. L’àncora contro ogni deriva autoritaria resta l’articolo 3 della Costituzione: una promessa di giustizia sociale oggi inattuata.

Sicurezza: domande a Veltroni, Violante e non solo

La campagna elettorale per le elezioni del 2027 è ormai iniziata e il suo terreno principale sarà, ancora un volta, quello della sicurezza. E già risuonano le voci dei maîtres à penser della “sinistra di governo” che chiedono interventi di polizia più duri e rigorosi. A torto, ché il sicuritarismo aumenta le paure, le cui cause sono ben più profonde della criminalità e dell’immigrazione, e la sicurezza del potere non è quella dei cittadini.

Non Dio, Patria e Famiglia, le loro ombre

“Dio, Patria, Famiglia” è uno slogan che attraversa la storia. A tenerne assieme gli elementi è la paura amministrata come risorsa politica. Si sceglie un nemico (lo straniero, il diverso, il nucleo familiare non conforme) e lo si presenta come minaccia all’ordine religioso, nazionale, familiare. Criticare l’impostazione non significa attaccare la fede, la patria o la famiglia, ma escluderne un uso come strumenti di potere.

Le bugie su Ceuta e il collasso demografico

Ceuta è esemplare. Un’operazione di immagine, dettata da ragioni geopolitiche e costata centinaia di morti, viene spacciata per un’invasione: della Spagna e dell’Europa. Poco importa se nessuno, dal Marocco, è entrato nel continente europeo e se i potenziali invasori sono quasi tutti rientrati in patria. L’importante è “difendere la razza” e seminare la paura anche se, senza migranti, l’Italia e l’Europa si spopolerebbero.

Polizie, sicurezza, paura

La sicurezza non è semplicemente una risposta al disordine. È un dispositivo di governo delle popolazioni. Non precede il pericolo: lo costituisce, lo nomina, lo distribuisce nello spazio. La sicurezza sociale, invece, è quella che si misura nella qualità della vita quotidiana, nella fiducia nel futuro, nel senso che la propria comunità funzioni. E non si ottiene – come è evidente – aumentando le divise o accelerando le condanne.

Cosa sarebbe la destra senza i migranti?

La destra odierna non sarebbe niente senza i migranti. Sono il nemico perfetto, costruito ad arte: come la pubblicità fa desiderare aggeggi inutili, così la propaganda politica crea il bisogno della sicurezza e demonizza i migranti. Ma attenzione, essi sono il prototipo su cui si sta sperimentando fino a che punto si possono comprimere razionalità, libertà e democrazia. Per tutti.

Askatasuna, la violenza, il futuro

Sabato, a Torino, è successo quello che molti temevano e altrettanti speravano. Un grande corteo pacifico ha visto, al termine, scontri tra manifestanti e polizia. La violenza indiscriminata è di per sè una sconfitta. Il pestaggio di un agente isolato è una vergogna per il movimento, che deve fare una riflessione autocritica non rituale. Ma bisogna evitare di cedere alle strumentalizzazioni di una destra che cerca lo sbocco autoritario.

Un libro felicemente illegale

Ormai la maschera è caduta e le democrazie occidentali – l’Italia tra esse – rivelano senza pudore il loro volto autoritario e repressivo. Lo segnala un recente volume a più voci, un glossario di “parole che insidiano la sicurezza” dal significativo titolo “Questo libro è illegale”, che ha il pregio di unire, alla precisione della denuncia, un elenco di buone pratiche di resistenza/ribellione (dalla disobbedienza al boicottaggio).

Quando la destra si finge ferma

Altrove le destre marcianti mostrano il volto scoperto dell’autoritarismo: Trump, Bolsonaro, Milei, Orbán. In Italia, invece, il volto è coperto da una maschera di rispettabilità istituzionale. Ma il principio è identico: il potere come identità, la paura come collante, la semplificazione come linguaggio. La destra non ha vinto perché è forte. Ha vinto perché l’abbiamo lasciata parlare da sola.

“La valle dei sorrisi”: l’orrore dietro la felicità a tutti i costi

“La valle dei sorrisi” di Paolo Strippoli, presentato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è un riuscito horror d’autore che riesce a essere perturbante senza versare litri di sangue, ma affondando invece lo sguardo su alcune delle paure più profonde di oggi, a partire da quelle del dolore e della perdita, come se non avessimo più la capacità di farvi fronte.