Il Brasile in clima preelettorale

Quest’anno è un anno elettorale in Brasile, le elezioni avranno luogo in ottobre e il clima politico e sociale si sta scaldando. Bolsonaro continua imperterrito con il malgoverno del paese: non riconosce la pandemia, disincentiva la vaccinazione (ha dichiarato di non essere vaccinato e che non vaccinerà la figlia), continua a consigliare miracolosi farmaci contro il virus dannosi e di comprovata inefficacia, non ha mai visitato un ammalato di Covid in ospedale, non ha mai convocato un gabinetto di crisi con i rappresentanti degli Stati e i Comuni della Federazione per coordinare gli interventi contro la pandemia. La vaccinazione avanza in Brasile, ma a passi lenti, e solo grazie all’impegno degli istituti pubblici di sanità come la Fiocruz e il Butantan e dei governatori degli Stati; ma la situazione non è ancora sotto controllo, cresce il numero di contagiati e di morti (l’8 febbraio sono stati 1170) e le occupazioni delle terapie intensive negli ospedali di tutto il paese.

Come aveva promesso subito dopo il suo insediamento, Bolsonaro è venuto per distruggere ed è quello che sta facendo e incentivando a fare. Continua la distruzione dell’Amazzonia, il deforestamento, l’occupazione illegale delle terre pubbliche e dei territori indigeni, dovute a tre cause principali: l’invasione dei garimpeiros (i cercatori d’oro) che inquinano i fiumi con il mercurio; l’allevamento estensivo del bestiame e le piantagioni di soia; l’azione dei madereiros, le falegnamerie che praticano la distruzione indiscriminata delle risorse forestali. Il Governo federale non solo è assente, ma sta diminuendo o ritirando le risorse e l’appoggio agli organi di controllo come l’Ibama o la Polizia Federale. Risultato: il 2021 è stato l’anno del maggior deforestamento dell’Amazzonia in decade. Continuano le politiche di distruzione dei diritti umani, nei ministeri e nelle segreterie che dovrebbero difendere i diritti delle donne, della popolazione LGBT, dei neri, degli indigeni, delle persone con disabilità, della cultura. La commissione di amnistia del Ministero della Giustizia è stata riempita di militari che hanno bloccato tutti i processi di indennizzazione economica e di riparazione politica alle vittime della dittatura militare. Sono anche stati cancellati o oscurati i siti del Governo che riguardavano le informazioni storiche e attuali sui diritti umani ed è stato reso difficile l’accesso agli archivi.

I sondaggi danno in caduta libera la popolarità del presidente non solo per il malgoverno politico, ma anche per l’aggravarsi della crisi economica, l’aumento della disoccupazione e dell’inflazione, la recessione economica. Secondo i sondaggi, la popolarità di Bolsonaro si attesta al 20-25%. Per questo il Governo ha intrapreso una forte campagna di propaganda attraverso i mezzi di comunicazione e ha ripreso con più aggressività la diffusione di fake-news nelle reti sociali, continuando così la guerra culturale e ideologica contro gli oppositori. Il Governo sta inoltre concedendo aumenti salariali a varie categorie, fra cui spiccano i magistrati, i politici e i militari e ha creato un nuovo programma che sostituisce la “bolsa famiglia”, con ingenti quantità di risorse che sforano il tetto del debito pubblico per fini elettorali.

20-25% di popolarità significa che, se si mantiene a questi livelli, Bolsonaro sarà il secondo candidato più votato dopo Lula e potrà arrivare al secondo turno. La proposta di una terza candidatura fra i due principali contendenti sembra non decollare; sia Ciro Gomes che l’ex giudice della Lava-Jato Sergio Moro non riescono a raggiungere il 10% dei consensi. Anche perché Lula, la cui candidatura cresce e si consolida attorno al 40-45%, sta realizzando ampie consultazioni con partiti di centro e anche di centro destra non bolsonarista, e ha scelto come suo vice Geraldo Alckmin (ex-PSDB), che ha governato lo Stato di São Paulo per quattro mandati, per comporre un’alleanza con il centro che possa vincere le elezioni al primo turno. Scelta che sta suscitando resistenze e polemiche nei settori più di sinistra dei partiti che appoggiano Lula. L’obiettivo di Lula, nel comporre questa alleanza, è di pensare non solo ad essere eletto, ma anche ad avere una base parlamentare ampia che gli permetta di governare e di ricostruire il paese sulle macerie lasciate dal governo Bolsonaro.

È un obiettivo possibile grazie alla grande popolarità, al prestigio e alla capacità di aggregazione di Lula. E Bolsonaro, che ha vinto le elezioni perché Lula, il candidato favorito, era stato eliminato dal gioco elettorale da un golpe giudiziario, lo sa. Per questo sta rafforzando il suo potere parallelo, composto dallo zoccolo duro dei suoi sostenitori più fanatici, dai gruppi evangelici fondamentalisti, dai settori dell’agroindustria, da ampi settori delle forze armate e delle polizie degli Stati, dalle milizie digitali che affiancano quelle paramilitari, alle quali ha permesso di acquistare sul mercato sempre più armi. Sa che perderà le elezioni e per questo farà qualsiasi cosa per minacciare e inquinare il processo elettorale, seguendo l’esempio di Trump.

Tempi difficili aspettano lo stato di diritto e la democrazia in Brasile.

Gli autori

Giuseppe Tosi

Giuseppe Tosi è professore titolare del Dipartimento di Filosofia dell’Università Federale della Paraìba (UFPB). È stato coordinatore del Programa de Pós-laurea in filosofia (2000-2003) e del Programa de Pós-laurea in diritti umani, cittadinanza e politiche pubbliche (2012-2014), dei quali continua a fare parte. Prima di iniziare, nel 1989, la carriera universitaria ha operato come volontario internazionale con i contadini e gli indigeni in Perù (1978-1981) e in Brasile (1981-1989) in progetti del Ministero degli Affari Esteri italiano, promossi dal Movimento Laici America Latina (MLAL). Nel 2018 gli è stato conferito dall’Assemblea legislativa della Paraìba il titolo onorifico di cittadino paraibano.

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