La legge del contrappasso: Bolsonaro privato dei diritti politici

Il supremo organo della giustizia elettorale del Brasile ha condannato Jair Bolsonaro alla interdizione dai pubblici uffici per 8 anni. L’ex presidente non potrà, dunque, candidarsi alle prossime presidenziali. Gli è stato fatale il tentativo di interferire sullo scorso processo elettorale, denunciando brogli inesistenti e aizzando i suoi sostenitori contro i poteri costituiti.

I paradossi della democrazia: da Teheran a Brasilia

Mentre in Iran si lotta e si affrontano sofferenze inaudite per smantellare le strutture autoritarie del potere che soffocano i diritti umani e oltraggiano la dignità della persona, in altre parti del mondo, come il Brasile, esplodono vere e proprie ribellioni popolari che aggrediscono con modalità squadriste i Parlamenti e le istituzioni della rappresentanza. Sono i paradossi della democrazia.

«Non possiamo più convivere con questa corsa verso l’abisso»

Intervenendo alla Cop27 Lula ha, tra i pochi, segnalato la drammaticità della situazione del mondo e assunto impegni precisi per contrastare il cambiamento climatico: «Dimostreremo che è possibile generare ricchezza senza provocare ulteriori cambiamenti climatici e promuovere crescita e inclusione sociale avendo la natura come alleato e non come nemico da massacrare con trattori e motoseghe».

Lula ha vinto!

Lula ha vinto! Nonostante una mobilitazione senza precedenti dei poteri forti brasiliani in favore di Boslonaro. La vittoria è stata di misura, il paese è spaccato e la destra è forte in parlamento e nelle istituzioni federali. Ma Lula ha vinto ed è una vittoria della democrazia e dell’uguaglianza. In Brasile non hanno dimenticato che non bisogna mai rinunciare alla lotta.

Brasile. Lula: una vittoria dimezzata e incerta

Nelle elezioni presidenziali Lula ha ottenuto il 48,41% dei voti contro il 43,22% di Bolsonaro ma ha mancato l’elezione al primo turno. La rimonta della destra è andata oltre le aspettative e si andrà al ballottaggio. Lula ha diffuso ottimismo e coraggio: «Andiamo a vincere queste elezioni. Questo momento per noi è solo un rinvio». Ma la lotta sarà dura e l’esito non scontato.

Chi difende i difensori dell’ambiente?

Il recente ritrovamento, nella foresta amazzonica ai confini tra Brasile e Perù, dei copri senza vita di Don Philips, giornalista inviato del Guardian, e di Bruno Pereira, antropologo brasiliano, ha rimesso all’ordine del giorno i pericoli che corrono coloro che sono impegnati professionalmente nella difesa dell’ambiente. Nel 2020 ne sono stati uccisi ben 227, di cui 20 in Brasile.

La crisi delle democrazie e il futuro del pianeta

Mentre la guerra insanguina l’Europa, la crisi della democrazia statunitense si interseca con l’ombra lunga di un golpe annunciato in Brasile in caso di vittoria di Lula e con la fine del compromesso costituzionale su cui si fonda lo stato indiano. Un quadro meno fosco può venire solo dall’avvento di un sistema internazionale multipolare in cui i sistemi democratici competano pacificamente con il colosso cinese.

La guerra in Ucraina vista dal Brasile

La guerra in Ucraina non ha suscitato in Brasile particolari reazioni: per la distanza, per ragioni culturali ma anche per ragioni politiche di opposto segno. Per Bolsonaro e l’estrema destra, infatti, Putin è un punto di riferimento fondamentale, mentre per Lula e per la sinistra entra in gioco un forte riflesso condizionato di antiamericanismo.

Il Brasile in clima preelettorale

In Brasile mancano otto mesi alle elezioni. Bolsonaro, travolto dal suo malgoverno, è, nei sondaggi, in caduta libera (20-25%) mentre il suo avversario, Lula, è al 40-45% e sta tessendo alleanze per vincere al primo turno. Il clima politico si sta scaldando e Bolsonaro mostra di non voler accettare un’eventuale sconfitta. Tempi difficili aspettano il Paese.