Turchia. Erdoğan alla ricerca del consenso perduto

Nella Turchia fiaccata dalla crisi economica, il Governo di Erdoğan propone di creare una “safe zone” in Siria per ricollocare i rifugiati, colonizzando territori abitati prevalentemente da curdi. Nel frattempo bombarda il nord della Siria, in ritorsione per l’attentato del 13 novembre a Istanbul, ed emana ulteriori leggi liberticide. È un disperato tentativo di recuperare consenso in vista delle prossime elezioni.

Messico: una democrazia a rischio?

A Città del Messico si confrontano piazze contrapposte, a favore e contro la proposta di riforma presidenziale che mira a colpire l’INE, l’istituto indipendente incaricato di garantire la correttezza dei processi elettorali, e a ridurre drasticamente il numero dei parlamentari. Due riforme che avrebbero gravi conseguenze sullo svolgimento delle elezioni generali del 2024.

I magistrati, il Consiglio superiore, la politica

La sostanziale contemporaneità delle elezioni politiche e di quelle per i componenti togati del CSM ha, comprensibilmente, relegato in secondo piano queste ultime. Eppure il concreto funzionamento del governo autonomo di giudici e pubblici ministeri è una questione democratica di primo piano. E i risultati elettorali aprono scenari interessanti che è bene tenere sotto controllo.

Sinistra. La lunga marcia verso la sconfitta

I dati sono chiari: le elezioni non le ha vinte la destra, le hanno perse tutti gli altri. E la sconfitta ha radici risalenti. Comincia col sistematico smontaggio del progetto costituzionale iniziato dal centrosinistra 30 anni fa e arriva fino all’entusiastico sostegno al Governo Draghi. L’esito è un’Italia diseguale, abbandonata, antipolitica che ha perso ogni stimolo a votare a sinistra (e a votare tout court).

Poteva andare anche peggio. No

L’esito elettorale non lascia spazio a interpretazioni. La destra ha vinto e dispone, oggi, di 112 seggi su 200 al Senato e di 235 su 400 alla Camera. Il prossimo Governo sarà guidato da Giorgia Meloni e vedrà, verosimilmente, Salvini al ministero dell’Interno. La sinistra non c’è più. Ed è difficile persino individuare i soggetti che potrebbero concorrere a ricostruirla. Ma occorre ripartire: senza ripetere i vecchi errori.

Votare, non votare, come votare

Domenica si vota. Vincerà l’asse Meloni-Salvini con conseguenze nefaste sull’assetto sociale, sul sistema costituzionale, sull’esercizio delle libertà e dei diritti. Ed è sempre più chiara la divaricazione tra questione elettorale e questione politica. È l’occasione, per Volere la Luna, non di indicazioni di voto ma di alcune considerazioni e riflessioni proiettate sul futuro.

Non c’è un voto utile. Ma la storia continua dopo il 25 settembre

Inutile tacerlo: non esiste, nell’immediato, un voto utile contro le destre. Non esiste per la configurazione del sistema elettorale e la mancanza di un campo largo che possa contendere collegi alla destra. Non esiste, ancor più, perché non c’è una forza politica forte di sinistra. La strada è un’altra: una costante resistenza, perché la storia cambi direzione.

Ancora sul voto utile

Nell’ultima settimana di campagna elettorale l’invito al voto utile si fa più pressante, anche se l’espressione è utilizzata con significati diversi (contributo ad assicurare la formazione del governo, o a contenere una sconfitta, o ad eleggere dei parlamentari). Forse sarebbe meglio chiedersi che cosa possa essere davvero “utile” alla costruzione di un’alternativa pacifista, ecologista, anti-capitalista, a questo orribile presente.