Tira una brutta aria

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Mentre in Europa la tempesta della pandemia sembra uscita dalla sua fase più acuta, consentendo il passaggio a una fase 2, con la graduale rimozione delle restrizioni che avevano paralizzato la nostra vita sociale, diventa sempre più evidente la gravità della crisi economica e l’esigenza di ricostruire un mondo nuovo dopo che il virus ha disvelato la fragilità e l’insostenibilità dei sistemi economico sociali vigenti. Secondo un recente pamphlet di Vittorio Emanuele Parsi (Vulnerabili: Come la pandemia cambierà il mondo, Piemme, 2020), vi sono tre scenari possibili per la politica internazionale.

Il primo è quello della Restaurazione, nel quale, esattamente come avvenne nel 1815, prevarrà l’illusione di poter tornare a ricostituire l’ordine del sistema politico ed economico (tanto domestico quanto internazionale) “come se” quello della pandemia fosse stato un lungo, drammatico incidente di percorso. L’Unione europea sopravvivrebbe, tornando a una visione “budgettaria” della politica. Il secondo scenario è quello della fine dell’impero. Se l’UE fallisse la sfida della solidarietà e della condivisione, il suo destino politico sarebbe segnato. Ci sarebbe un forte rimbalzo nella direzione del sovranismo populista che travolgerebbe la Ue e la democrazia negli Stati nazionali. Avremmo regimi leaderistici a mobilitazione politica dall’alto. Il terzo scenario è quello del Risorgimento che si verificherà se l’impatto devastante della pandemia farà sorgere delle straordinarie opportunità di cambiamento come avvenne in America dopo la crisi del 1929 e in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

Sono le scelte che si compiono in questo momento cruciale che determineranno il passaggio a uno scenario o a un altro. In questo momento il nostro cielo si sta coprendo di nubi tempestose solcate dai lampi del sovranismo, che lasciano intravedere all’orizzonte il secondo scenario, quello più cupo. Il 5 maggio la Corte costituzionale federale tedesca, pronunciandosi sul programma di acquisto dei titoli sovrani da parte della  BCE (Quantitative easing), promosso da Draghi nel 2015, ha emesso una sentenza che sostanzialmente mette in discussione tale programma, sconfessa la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, nel 2018, ne aveva riconosciuto la legittimità, e dà un ultimatum di tre mesi alla BCE per giustificare il piano di acquisti di titoli sovrani, scaduti i quali la Bundesbank (la principale azionista con il 26%) dovrà interrompere gli acquisti e anzi rivendere i titoli comprati. Anche se la sentenza non riguarda il programma di acquisti straordinari da 750 miliardi di euro legato alla pandemia Coronavirus, i paletti posti dalla Corte federale inevitabilmente si riverbereranno sul programma legato all’emergenza della pandemia, ostacolando la partecipazione della Germania. Se si considera che la Pandemia costringe tutti gli Stati ad accrescere l’indebitamento, il venir meno del volume di fuoco degli acquisti da parte della BCE farebbe schizzare alle stelle il peso degli interessi rendendolo insostenibile per tutti i paesi del Sud Europa, a cominciare dall’Italia, con ripercussioni catastrofiche per le economie periferiche e, di conseguenza, per la stabilità della zona dell’euro nel contesto della profonda crisi attuale. Si tratta di una sentenza “sovranista”. La Corte di Karlsruhe è intervenuta sulla base di un ricorso presentato da esponenti del partito conservatore Bavarese e dal fondatore della Afd (il partito neonazista) Bernd Luecke, rivali politici ma accumunati dall’avversione sovranista per ogni principio di solidarietà.

Non solo in Germania, anche in Italia si accendono i lampi del sovranismo, gettando una luce sinistra nel nostro orizzonte nazionale. Con il fermo amministrativo della navi Alan Kurdi e Aita Mari, il Mediterraneo è stato svuotato delle navi di soccorso delle ONG, mentre al mercantile Marina, che il 3 maggio ha recuperato 78 naufraghi a 30 miglia a sud di Lampedusa, non è stato ancora indicato un porto di sbarco. Secondo il decreto porti, il salvataggio spetta allo Stato di bandiera, quindi il cargo dovrebbe attraversare l’Atlantico e sbarcare i profughi nell’isola Antigua Barbuda. Insomma la politica sovranista avviata da Salvini di controllo dell’immigrazione mediante il naufragio è tornata in auge.

L’emergenza sanitaria ha reso ancora più drammatica e pericolosa la presenza in Italia di una popolazione di circa 600.000 persone privi di ogni diritto e resi invisibili per legge in quanto privi del permesso di soggiorno. Dai sindacati e dalle associazioni della società civile si è levato un coro di voci per chiedere alla politica di farsi carico di questa situazione, procedendo alla regolarizzazione degli immigrati. Da ultimo è intervenuta perino una corrente della magistratura (Area Democratica per la Giustizia): «Regolarizzare i migranti, oggi costretti alla condizione di fantasmi, è una scelta solidale e inclusiva che interessa e conviene a tutti noi, perché rafforza dignità e sicurezza di queste persone, favorisce la legalità, aiuta la nostra economia e il nostro fisco, nonché la salute pubblica, oggi particolarmente esposta». Non sono bastate queste considerazioni di buon senso. Il progetto di procedere d una regolarizzazione degli invisibili è stato bocciato dal cosiddetto capo politico del Movimento 5 Stelle, timoroso di agevolare Salvini sul terreno del sovranismo.

Se si prosegue su questa strada la vicenda della pandemia ci porterà a uno sbocco obbligato nel quale si smantellerà quel sistema di convivenza fra i popoli che ha trovato una parziale e ancora insoddisfacente attuazione nell’Unione Europea e franeranno le basi sulle quali negli ordinamenti nazionali è stata costruita la democrazia politica all’uscita della notte del fascismo.

Ai veleni che balenano in questo tempo cupo, noi opponiamo il richiamo alle superiori ragioni dell’umanità e raccogliamo l’appello di Papa Francesco del 6 maggio: «In occasione del 1° maggio, ho ricevuto diversi messaggi riferiti al mondo del lavoro e ai suoi problemi. In particolare, mi ha colpito quello dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane. Purtroppo tante volte vengono duramente sfruttati. È vero che c’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata. Perciò accolgo l’appello di questi lavoratori e di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e la dignità del lavoro».

Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013) e "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019).

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