Buone notizie dal fronte del porto

Era il luglio 2018 quando un rimorchiatore italiano operante nel Mediterraneo in appoggio a una piattaforma dell’ENI, raccolti in acque internazionali 101 migranti in difficoltà, li consegnò a una motovedetta libica. Tre anni dopo il Tribunale di Napoli ha condannato il comandante del rimorchiatore per abuso d’ufficio. Anche ai migranti si deve applicare il diritto.

Dolce Lucano

Io a Riace ci sono stato, con tutta la famiglia, per toccare con mano l’esperienza straordinaria di Mimmo Lucano. E oggi mi viene spontaneo chiedere a prefetti e alti funzionari dello Stato: perché avete usato per anni la disponibilità del sindaco di Riace a risolvervi i problemi di accoglienza di profughi e migranti e poi, alla prima occasione, lo avete “scaricato”?

Un pericoloso criminale

Due giorni fa Emilio Scalzo non è tornato a casa a Bussoleno. È stato arrestato per strada da quattro volanti della polizia in forza di un mandato di arresto finalizzato all’estradizione in Francia: l’accusa è di aver aggredito un gendarme francese durante una manifestazione in favore di migranti al confine fra Clavière e Monginevro. A questo servono i trattati europei?

Immigrazione: la lezione del 1991

Nell’agosto 1991 l’Italia scoprì che poteva essere meta di immigrazione di massa di uomini e donne in fuga. Accadde a Bari e quel cargo mercantile stracolmo di 20.000 corpi senza bagagli provenienti dall’Albania fa parte della memoria nazionale. Trent’anni dopo tutti sappiamo che è stato un fenomeno salutare. Ma le lezioni della storia vengono spesso ignorate.

L’altra faccia delle Canarie

Nell’immaginario collettivo le Canarie sono una realtà di turismo, di vacanza e di benessere. In realtà sono anch’esse terre di approdo di migranti, soprattutto senegalesi, dopo mesi di cammino, attraverso il deserto e sotto il ricatto dei trafficanti. E anche qui, come in Italia, essi non trovano accoglienza ma centri di detenzione.

Sahel

Sahel: nuova frontiera dell’Europa?

A distanza di meno di un mese fra loro, eventi traumatici in due Paesi-chiave della regione del Sahel quali il Mali e il Ciad – l’uccisione del presidente del Ciad, Idriss Déby e il nuovo “golpe” in Mali – hanno rinnovato dubbi e incertezze sulla strategia di stabilizzazione di un’area strategica per l’Europa (dalla sicurezza, al terrorismo, al traffico di esseri umani).