«A testa alta», dalla Sicilia alla Val Susa

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È appena uscito, per i tipi di Edizioni Intra Moenia, l’ultimo libro di Chiara Sasso, che ormai da alcuni anni segue con attenzione e passione le trame di importanti temi sociali, dal superamento dell’istituzione manicomiale all’esperienza di Mimmo Lucano, passando per le evoluzioni del movimento No Tav.

Proprio su uno dei protagonisti della lotta valsusina è incentrato il suo ultimo lavoro: A testa alta. Emilio Scalzo. Un libro agile, del costo di 10 euro, costituito da sole 133 pagine, che però pesano come macigni. Perché la storia di Scalzo, 65 anni, personaggio molto noto in Val Susa perché già pescivendolo e più che discreto calciatore (giocava come portiere), ottimo pugile e ora infaticabile militante No Tav, non è una vicenda banale, assimilabile a mille altre.

Tanto per cominciare, Scalzo attualmente è agli arresti domiciliari per violazione di un’ordinanza prefettizia, danneggiamento, violenza contro agenti di polizia e “uso di ordigni esplodenti”, reati che avrebbe compiuto nei pressi del cantiere Tav di Chiomonte. Ma su di lui è fioccato un sacco di altri provvedimenti legati alla sua militanza nel movimento valsusino, nato oltre trent’anni fa e al quale ha aderito a partire dal 2005. Quelli di cui è accusato Emilio ‒ i lettori lo potranno constatare leggendo il libro ‒ sono tutti reati risibili in una vita per il resto irreprensibile. E non è cosa da poco data la complicata situazione familiare, che ha visto i suoi otto fratelli invischiati a diverso titolo in storie di malavita, droga, latitanza e carcere. Nonostante questo Emilio ha saputo stare fuori da quella che chiama «la via dell’aceto», rigando dritto e continuando ad alzarsi alle quatto del mattino per andare ai mercati generali di Torino, senza mai sottrarsi dall’aiutare e sostenere i fratelli anche durante le loro carcerazioni.

Il racconto della vita di Scalzo parte dalla sua terra d’origine, San Cataldo in Sicilia, per approdare e dispiegarsi in Val Susa, dove prende a lavorare duro, prima come macellaio e poi come pescivendolo, e a praticare calcio e pugilato a buoni livelli. Il suo pugno, «un ferro da stiro», diventa leggendario come la sua forza fisica, che usa contro i prepotenti in alcune risse giovanili. In modo naturale si schiera con i più deboli e per questo diventa amico di don Bruno Dolino (il prete fondatore, a Susa, di “Cascina Parisio”, luogo di accoglienza di ragazzi finiti nei guai per la droga). Reagendo all’ironia dei fratelli, che vorrebbero cooptarlo nei loro affari, si definisce, con orgoglio, «un sanbernardo in mezzo ai lupi». Dopo aver trascorso una vita “passiva”, senza interessarsi di politica e senza leggere giornali, nel dicembre 2005 (in reazione al violento sgombero di militanti No Tav a Venaus), si avvicina al movimento e, attraverso la lotta No Tav, si costruisce una coscienza politica e civile. Trova così un mondo accogliente, una vera comunità con la quale condividere anche valori solidali come l’aiuto ai migranti in transito verso la Francia.

Quello che Chiara Sasso mette in luce, raccogliendo la testimonianza di Emilio, costantemente appoggiato da una grande donna, la moglie Marinella, è la sua pervicace insistenza nel mettersi all’opposizione, dapprima nei confronti della malavita organizzata, poi di ogni sorta di prepotenza, per finire con il contrastare in maniera infaticabile il progetto della Nuova linea ad Alta velocità ferroviaria Torino-Lione. «Mi piace definirmi un incidente, – ha detto Emilio parlando di sé, – un incidente sulla strada dei prepotenti».

Il libro, originale e avvincente come un romanzo d’avventura, si avvale anche della prefazione di Livio Pepino, già magistrato, e della postfazione di Nicoletta Dosio, già insegnante e figura di spicco del movimento No Tav (di recente salita alla ribalta delle cronache per essere stata, anche lei, condannata a un anno di reclusione e incarcerata per aver sostenuto uno striscione durante un’azione di protesta contro il progetto dell’Alta velocità).

Emilio Scalzo: avercene, di personaggi simili!

Giorgio Brezzo

Giorgio Brezzo, nato a Susa, classe 1962, è redattore del settimanale diocesano “La Valsusa”, giornale per cui scrive dai tardi anni Settanta del secolo scorso. Appassionato di musica rock e tifoso del Torino, vive a Bussoleno in Valle di Susa, ed è socio fondatore dell’associazione culturale “Segno”. Collabora anche con la rivista trimestrale “Passaggi & Sconfini”.

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