«Penso a Dana rinchiusa in quei cubicoli»

image_pdfimage_print

Non bastano le parole ad esprimere la rabbia, la frustrazione dell’essere forzatamente rinchiusi nel momento in cui si vorrebbe essere per le strade a gridare a gran voce che è scaduto il tempo della sopportazione. I ladri di libertà ed umanità sono venuti all’alba a prendersi Dana. Centinaia di armati in assetto antisommossa, blindati e blocchi stradali per portarsi via, verso due lunghi anni di carcere, una ragazza dolce e generosa. Intanto altre divise si erano spinte ad una casetta tra i boschi per mettere in esecuzione gli arresti domiciliari a Stefano, compagno di sempre.

Ancora una volta il Tribunale e la Procura di Torino, più che mai parte delle lobby del malaffare, mettono in atto l’ingiustizia e la vendetta di sempre ai danni di un movimento che da decenni lotta non solo contro un treno ad alta velocità, ma contro un modello di vita che crea devastazione sociale culturale e ambientale, malattia, morte.

Penso a Dana rinchiusa in quei cubicoli che per qualche tempo ho provato. Forse si affaccerà alla finestrella oscurata da sbarre e fitte reti, per vedere se il cielo esiste ancora, per cominciare ad orientarsi nel labirinto che l’ha inghiottita.

Conosco la sua tranquilla determinazione, ma so anche il tuffo al cuore che si prova quando, dietro di te, vengono chiusi i cancelli e sei scortato lungo i corridoi, tra due file di celle, verso quello che sarà il non luogo della tua prossima non vita.

Mi aggrappo alla certezza che lei saprà cogliere la presenza delle tante vite umiliate e offese, l’umanità di chi, prigioniera come te, ti regala il suo niente, che è il vero antidoto all’orrore del carcere.

E poi ci saranno le lettere, l’affetto della famiglia di vita e di lotta e soprattutto la consapevolezza Quanto al potere invidioso e vendicativo, sappia che è vicino il giorno della resa dei conti, in cui non ci saranno ordigni di guerra, né tribunali, né fascismi capaci di resistere alla bomba ad orologeria che è il cuore di chi lotta per vendicare il passato e rendere possibile il futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.