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Dov’è la vittoria?

Tutti, nel campo occidentale, stanno cantando in coro appassionatamente l’inno alla guerra in corso invocando la vittoria. Quando più Nazioni si affacciano sul palcoscenico della storia e si agitano invocando la vittoria vuol dire che la pace non è a portata di mano. La storia ci insegna che la mitologia della vittoria non porta bene. Soprattutto non porta né la pace, né la giustizia.

La guerra e il difetto di pensare

L’escalation del conflitto in Ucraina, con la fornitura a Kiev di nuove armi e carri armati, prosegue in modo massiccio. La guerra finirà, quando finirà, solo grazie a un compromesso. Tutti lo sanno ma continuano a proclamare che si combatterà fino alla “vittoria finale”, innescando così un meccanismo perverso che può essere inceppato solo dalla capacità delle donne e degli uomini di pensare e di ribellarsi.

Ucraina 2022. Ci sono alternative all’escalation della guerra?

La guerra in Ucraina continua in un crescendo senza sosta. La domanda è: ci sono alternative praticabili? Ci sono, seppur difficili, e il pacifismo non è né un’illusione né un cedimento alla prepotenza di Putin. Ma occorre muovere dalla convinzione che l’obiettivo è la pace, e non la vittoria di una delle parti. Gli interventi pubblicati in questa Talpa si propongono di dimostrarlo.

La guerra e le metafore a buon mercato

La guerra ha innescato una catena di luoghi comuni e di metafore banalizzanti che, a ben vedere, oltre a fomentare l’invasamento bellico, alimentano la convinzione che l’esito della guerra non possa essere un compromesso ma solo la vittoria di uno dei contendenti. Ma le metafore non devono essere conclusioni in cui infilare la testa come degli struzzi.

«Vincere! E vinceremo!»

«La parola d’ordine è una sola: “vincere”! E vinceremo!». L’Italia e l’Europa sembrano aver dimenticato le tragedie innescate da queste esclamazioni e da questa retorica. Così oggi non si parla più di pace per l’Ucraina ma di vittoria. Da tutte le parti. Eppure le guerre finiscono, per lo più, con compromessi. Il punto è la quantità di morti e distruzioni necessarie per arrivare al compromesso.

La maledizione di Ramstein

Il 26 aprile a Ramstein i ministri della difesa di 40 Stati hanno stipulato una sorta di Santa Alleanza dell’Occidente per sconfiggere la Russia e metterla in condizioni di “non nuocere”, costi quel che costi in termini di distruzioni e morti. Con Ramstein siamo di fronte a una svolta della guerra e forse della storia. Ma Santa Alleanza ci porta dritti all’inferno. Per favore niente vittoria, preferiamo la pace!