Cessate il fuoco in Palestina. E ora?

Anche dopo il cessate il fuoco tra Israele e la Palestina i nodi all’origine della violenza degli ultimi giorni restano irrisolti. La narrazione del “conflitto simmetrico” a cui indulgono i media nostrani e internazionali non fa che oscurare i reali rapporti di potere e il contesto di oppressione coloniale che grava sui palestinesi da 73 anni.

Il mio rapporto con Israele

Israele ha il pieno diritto di esistere e di difendere i propri confini. Non sono certo io a contestarlo. Quel che contesto sono le politiche dei Governi di Israele. I territori palestinesi sono stati occupati e colonizzati e oggi, nelle zone controllate dagli israeliani, c’è un vero e proprio apartheid. Questa è la situazione. E io dovrei tacere?

La Corte penale internazionale, Israele, la Palestina

La Pre-Trial Chamber ha riconosciuto la competenza della Corte penale internazionale a giudicare i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Palestina. Il riferimento è ai crimini commessi «da chiunque» ma il premier israeliano Netanyahu è corso subito al riparo, bollando il fatto come «puro antisemitismo». Non è un bel segnale.

La vendetta di Israele

L’arresto, avvenuto il 30 luglio, del coordinatore del BDS (“Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni”) nei Territori palestinesi occupati, Mahmood Nawajaa, è una evidente ritorsione contro la sentenza della Corte europea dei diritti umani che ha sancito la legittimità della campagna del BDS. Sarebbe grave se l’Europa non reagisse con decisione.

Con la Palestina nel cuore

Il 1° luglio è la data fissata dal Governo israeliano per l’annessione del 30% della Cisgiordania. L’operazione è in aperta violazione della legalità e del diritto internazionale, disattende le risoluzioni delle Nazioni Unite cha hanno dichiarato illegittima l’occupazione israeliana e calpesta i diritti fondamentali dei Palestinesi.