Ancora su Genova 2001: le ferite e l’eredità

Genova ci lascia insieme una ferita e un patrimonio. La ferita è quella della repressione, della violenza di Stato, della consapevolezza brutale dei limiti della democrazia quando si confronta con il conflitto radicale. Il patrimonio, invece, è quello di un movimento che ha saputo pensare il mondo in termini globali, che ha anticipato temi decisivi e che ha lasciato strumenti politici e culturali a molti dei movimenti venuti dopo.

In piedi, sdraiati!

È vero, l’epoca delle forti appartenenze è finita e le ragazze e i ragazzi che incontriamo sono disincantati rispetto alla dimensione tradizionale della politica. Ma dobbiamo, per questo, considerare irreversibile il venir meno del rapporto tra movimenti e iniziative dal basso e livello istituzionale? Non lo credo. Quel rapporto è stato, in altri periodi, intenso e fecondo. Forse si può riprovare. In piedi, quindi, “sdraiati”!

Attualizzare Genova? Un’esperienza

Perché in centinaia di migliaia raggiunsero Genova, in quell’estate torrida, anziché andare in vacanza? Questa domanda mi spinse, giovanissima, a cercarne le ragioni e, poi, a prendere un treno e ad andare a Genova. Da allora, ogni anno, le iniziative di luglio sono una tappa obbligata per cercare di ribaltare una narrazione che vorrebbe rendere gli oppressi colpevoli dell’oppressione.

Fra un anno si vota: cominciamo a parlarne

Manca poco più di un anno al voto. Saranno elezioni cruciali. Bisogna impedire che vinca la destra. Non ci si può tirar fuori dallo scontro politico. Ma non si può sostenere stancamente un centro sinistra impresentabile in nome del male minore. Occorre individuare e porre sul tappeto le questioni per noi inaggirabili. Poche ma buone. Un piccolo elenco di cose su cui non transigere, ingoiando i rospi di tutte le altre.

Se i movimenti tacciono. I casi di Iran e Rojava

Ogni mobilitazione è il risultato di una selezione, spesso inconsapevole, tra ciò che è ritenuto importante e cosa può restare ai margini, magari perché richiede uno sforzo di comprensione e il superamento di schemi consolidati. Da qui la scarsa attenzione dei movimenti a quanto accade in Iran e in Rojava. Ma dove la mobilitazione è debole si aprono vuoti, presto occupati da altri attori, spesso con retoriche e progetti aggressivi.

Joan Baez: “Continuerò a cantare e a ballare marciando verso la terra della libertà”

Joan Baez, la leggendaria cantante e attivista, si racconta: “La gente mi chiede se penso che la musica sia importante in un movimento, e la mia risposta è: Non mi impegnerei in un movimento che non avesse la musica, perché è il suo supporto vitale. La musica è ciò che ci unisce e ci aiuta a superare i confini e le frontiere. È essenziale. Come il cibo”.

Proteste deboli in movimento

Il Novecento è stato fecondo di soggetti molteplici che si sono posti il tema della trasformazione con una carica e una speranza utopica elevata. Sconfitti, hanno lasciato un’eredità pesante di interrogativi e un bisogno di trovare nuovi soggetti per soddisfare desideri politici e/o utopici. Questo complesso e articolato percorso è l’oggetto di un libro di Alessandro Barile dal significativo titolo “La protesta debole”.

Verso uno Stato di polizia

Il decreto legge “sicurezza” varato nei giorni scorsi dal Governo incide pesantemente sulle libertà, sui diritti, sulla convivenza producendo una sterzata del sistema verso uno Stato di polizia. Ciò avviene, in particolare, con la generalizzazione del governo repressivo della povertà, il consolidamento della repressione sistematica del conflitto sociale e del dissenso, l’ampliamento dei poteri e delle tutele attribuiti alle polizie.

Torino. Emergenza abitativa, movimenti e istituzioni

Erano decenni che non succedeva. A Torino, nell’ultimo anno e mezzo, decine di associazioni, con pratiche e sensibilità differenti, si sono coalizzate e hanno collaborato attivamente per modificare la situazione di una città in cui il “problema casa” ha assunto dimensioni drammatiche. E le istituzioni hanno dovuto, bene o male, battere un colpo. È solo l’inizio, ma la strada è quella giusta.