«Salvati tu che hai un sogno»

Cambiano i Governi ma non le politiche. L’Italia incrementa i fondi per la cosiddetta Guardia costiera libica e rafforza l’assistenza tecnica e militare. Il risultato è l’aumento delle violenze e delle morti nel Mediterraneo (886 dall’inizio dell’anno). E salvarsi diventa sempre più un’avventura, come racconta un intenso romanzo autobiografico di Cherif Karamoko.

Libia: la cooperazione complice

Nei centri di detenzioni libici operano, finanziate del nostro Ministero degli esteri, alcune ONG italiane. La finalità dichiarata è di migliorare le condizioni di vita all’interno. Un rapporto dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione mostra peraltro come tali interventi rafforzino, in realtà, un sistema di costante e drammatica violazione dei diritti umani.

I sommersi e i salvati

L’immagine che ritrae il cadavere di un uomo incastrato tra i tubolari di un gommone, che vaga, rifiutato anche dopo morto, nel Mediterraneo, è l’emblema delle politiche migratorie nel mondo. Anche l’emozione e la rabbia sembrano svanire. Eppure un’alternativa esiste. Ma bisogna gridarla e, soprattutto, essere coerenti.

Le vite dei migranti contano?

I migranti continuano a morire. In mare e sulle spiagge o nei centri di detenzione libici. A migliaia. Eppure UE e Italia continuano a collaborare con la Guardia Costiera Libica nelle intercettazioni di massa di migranti nel Mediterraneo e nel loro respingimento in Libia. Lo documenta un dossier di alcune ONG diffuso il 17 giugno.