Il carcere visto da dentro

Il XVIII Rapporto di Antigone sul carcere evidenzia cambiamenti significativi nella popolazione ristretta. In particolare, aumentano i detenuti e le pene inflitte sono sempre più lunghe. Cresce anche il numero degli ergastolani: 1.810 a fronte dei 408 di trent’anni fa. Il tutto mentre i reati, soprattutto quelli più gravi, continuano a diminuire: per esempio, nel 2021 gli omicidi sono stati 289, a fronte dei 3.012 del 1990.

​Appoggiare un ginocchio a terra

Inginocchiarsi contro il razzismo è un segnale importante. E, se è vero che il calcio è un grande fenomeno sociale, allora i calciatori devono avere coscienza dei segnali che lanciano con il loro comportamento. Non si tratta di imporre alcunché. Ma è sintomatico e preoccupante che i nostri campioni del pallone non colgano il senso di quel gesto.

«Li abbattiamo come vitelli», ovvero la costruzione dell’immaginario delle torture

«Li abbattiamo come vitelli» è una delle frasi utilizzate in chat tra alcuni agenti penitenziari prima del sistematico pestaggio dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: una tortura a tutti gli effetti. Ma la tortura non nasce mai dal nulla. Qui affonda le radici nella costruzione dell’immagine del detenuto come “vuoto a perdere”.

Le carceri nella pandemia

La pandemia è precipitata anche sul sistema carcerario imponendo una riduzione del numero dei detenuti. Ma il sovraffollamento permane e sempre più si avverte la necessità di un nuovo regolamento di esecuzione delle pene e di più risorse per le misure alternative, per il miglioramento della vita negli istituti, per le risorse educative.

Carcere e coronavirus: non aspettare!

La situazione è allarmante. Il carcere reale non consente l’adozione delle misure di profilassi indispensabili per la salute di noi tutti. Le misure adottate in via di urgenza dal Governo sono insufficienti. Occorre che la politica metta a punto un ventaglio di strumenti idonei a ridurre il sovraffollamento. Subito.