Marco Aime, antropologo, giornalista e scrittore, insegna all’Università di Genova. Le sue ricerche spaziano dall’Africa occidentale (Benin e Mali) all’Asia e alla montagna, soprattutto nell’arco alpino.

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Il confine del colore

La pelle di un individuo può diventare – è diventata – un terribile elemento di discriminazione, uno dei pilastri su cui poggia il razzismo. Spesso il colore della pelle traccia un confine, che trasforma un dato cromatico in un marchio indicativo delle presunte caratteristiche culturali di un determinato gruppo (i neri, i pellerossa, i gialli). Così il colore diventa l’altra faccia dei rapporti di forza tra le persone e tra i popoli.

​Appoggiare un ginocchio a terra

Inginocchiarsi contro il razzismo è un segnale importante. E, se è vero che il calcio è un grande fenomeno sociale, allora i calciatori devono avere coscienza dei segnali che lanciano con il loro comportamento. Non si tratta di imporre alcunché. Ma è sintomatico e preoccupante che i nostri campioni del pallone non colgano il senso di quel gesto.