La lanterna magica dell’informazione

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Certi dispositivi non cadono mai nel dimenticatoio, continuano a conservare un posto speciale nell’immaginario collettivo. Di certo la lanterna magica è uno di questi; se non altro per il polveroso fascino che è ancora in grado di evocare. È l’antesignana dei moderni proiettori di diapositive, con la differenza che, al posto della pellicola fotografica, sono dei vetrini pitturati a costituire l’oggetto della riproduzione. In entrambi i casi l’effetto finale è quello di proiettare immagini su una parete o schermo di sorta.

Un meccanismo simile alla lanterna magica è all’opera da anni nel campo dell’informazione e della sua mediatizzazione. Così come la lanterna magica, questo meccanismo si limita a trattare figurine preconfenzionate, ben delimitate e ferme nella loro semplicità, che rifuggono by design dalla complessità della realtà. È un meccanismo che funziona, e assai bene, soprattutto in virtù di certe caratteristiche intrinseche del pensiero umano, specie nella modernità. Non solo funziona bene, ma è una strategia necessaria, se si vuole spargere in velocità certi semi. Il nostro cervello si presta volentieri ad essere sollecitato “a immagini”. Come hanno recepito da anni gli esperti del marketing, conviene lavorare con quello che le persone hanno già in testa. È difficilissimo, oggigiorno, creare delle categorie di pensiero nuove. È molto più efficace giocare a tirare la pallina per fare centro in una delle caselle già pronte all’interno del nostro organo cogitante. Non è una novità. Le macchine della propaganda di tutti i tempi hanno adottato questa stessa strategia. La vera novità che osserviamo di questi tempi è la tendenza sempre più accelerata dell’informazione a sovrapporsi a una vera e propria propaganda. Per informazione intendiamo il complesso macchinico al quale l’individuo si rivolge quando, appunto, ha bisogno di essere informato, o anche di leggere/ascoltare opinioni. In altre parole, il magma costituito da giornali/telegiornali mainstream, talk-show, approfondimenti, ma anche i flussi social e web in generale, spesso riflessi diretti dell’altra categoria. La weltanschauung viene dapprima creata in provetta secondo precisi dettami, e poi viene pervasivamente forzata sull’opinione collettiva. Basti pensare al bullismo perpetrato ai danni di personaggi altrimenti rispettati, che hanno avuto la spocchia di esternare pubblicamente opinioni “fuori dal seminato”. Barbero, per citarne uno. Deviare dai binari dell’opinione-tipo inceppa la macchina, l’imperativo è incasellare tutti e tutto.

La lanterna magica dell’informazione non si limita a proiettare immagini di individui-tipo. Molto spesso, situazioni e realtà complesse vengono dipinte sotto forma di figurine sempliciotte da spiattellare con insistenza. Il punto fermo è che devono essere figurine evocative, buone per sollecitare ciò che già abbiamo in testa. La dimostrazione più recente e esemplificativa di questa tendenza è il tentativo di accomunare la Resistenza partigiana alla resistenza intrapresa dagli Ucraini in risposta all’attacco russo. Abbiamo osservato, per fortuna, una tempestiva levata di scudi anche illustri, che rimandano sostanzialmente l’intemerata al mittente (si veda su questo sito: https://volerelaluna.it/controcanto/2022/03/07/memoria-antidoto-alla-guerra/), ma poche mani non bastano a coprire per intero il muro dove la lanterna magica allunga la sua maliziosa luce. Per spegnere ogni afflato di riportare la questione alla complessità giusta, inoltre, interviene come sempre l’eterna strategia della dicotomizzazione. In questo caso si insiste sul concetto di invasione. Nascono sassaiole tra chi sostiene che l’azione della Russia costituisca un’invasione e chi il contrario. Accapigliarsi su una questione come questa non fa altro che contribuire alla creazione di un argomento diversivo utile alla propaganda di ambo i lati. Ricorda molto da vicino la discussione si-vax/no-vax. Non c’è dubbio che tecnicamente quella di Putin sia un’invasione, come non c’è dubbio che i vaccini anti-Covid siano d’aiuto. È quanto ne si fa conseguire, e come lo si fa conseguire, a rappresentare un problema. E dipende dall’immaginario che si crea (o che si forza) presso l’opinione pubblica. Se l’immaginario che si riesce ad attivare è di un determinato tipo, certe scelte saranno digeribili in quanto conseguenze logiche dello stesso.

Per quel che riguarda i vaccini anti-Covid, partendo dalla condivisibile osservazione sulla bontà e funzionalità in assoluto degli stessi, si è arrivati molto lontano. La lanterna magica ha proiettato uno scenario di guerra al virus con, sullo sfondo, la figura ineffabile dei vaccini, unica speranza rimasta all’Uomo di vincere la mortale battaglia. Da questa proiezione è scaturita la violenta marginalizzazione di quella parte di popolazione che aveva conservato dei dubbi, a torto o a ragione. L’istituzione di una certificazione di conformità verde ha costituito nient’altro che il prevedibile esito di tali premesse. L’immagine di cui sopra ha in qualche misura fornito anche la base filosofica per l’irricevibilità totale di qualsiasi critica, anche laterale, alla gestione pandemica dei governi occidentali. Chiunque deviasse anche solo minimamente dagli stilemi definiti nello scenario proiettato aveva a disposizione soltanto un’altra proiezione: quella del no-vax complottaro, ignorante e fascista.

L’operazione che si sta facendo relativamente alla questione Ucraina segue in gran parte gli stessi pattern. Le frasi lapidarie che leggiamo/ascoltiamo sulla falsariga di «popolo che si difende da un’invasione», cosa sono se non figurine proiettate dalla lanterna magica? L’obiettivo è solleticare una categoria ben precisa nella nostra testa in modo da evocare un immaginario. Ed ecco che si affastellano visioni stereotipate di una campagna francese florida e pullulante di solerti contadini, all’orizzonte un battaglione, un n-esimo reich, che avanza pugnace col nefasto obiettivo di statualizzarsi anche lì, cambiando per sempre il modo di vivere dei poveri contadini. Da immagini di questo tipo consegue tutto il peggio: consegue che, certo, armiamoci e andiamo a difendere i contadini, che bisogna quantomeno inviare armi e che bisogna tassativamente cancellare il novello reich in ogni modo e in ogni luogo. Si mettono in moto reminiscenze da Seconda Guerra Mondiale per arrivare ad ardori risorgimental-garibaldini. L’effetto finale è l’innalzarsi di un crinale rispetto al quale ci si deve necessariamente posizionare al di qua o al di là. Non importa la correttezza dell’analisi, conta solo spaccare, incasellare: scegli! la figurina A o la figurina B? Di nuovo, di fronte alla minima critica, i cervelli si spiralizzano e vengono sollevate obiezioni tombali del tipo «Ah quindi un popolo invaso non si dovrebbe difendere?». Ricomincia, in definitiva, il gioco istupidente, ben collaudato durante la pandemia, organizzato e sponsorizzato dalla classe egemone.

Il trucco è sempre lo stesso. Si prende un concetto più o meno indiscutibile (vaccino-buono, invasione-Putin) e lo si decora con delle pennellate strumentali a quello che in seguito se ne vorrà far derivare (vaccino-buono + unico baluardo, invasione-Putin + popolo). Il risultato sono delle immagini semplici ed evocative, le quali spingono la testa di chi le riceve parecchio avanti sulla strada delle conclusioni. Se si cerca di arricchire il discorso, anche confutando soltanto le conseguenze e le implicazioni della figurina standard, la risposta è sempre la riaffermazione del concetto assodato: «Ah quindi i vaccini non funzionano?».

Chi si aspettava di trovare, nelle righe di questo articolo, l’ennesima opinione sferzante sul merito della crisi ucraina, rimarrà deluso. L’unica ragionevole constatazione, che riesca a librarsi sopra la palude del marasma infodemico, è che sarà la Storia a spiegarci molte cose con certezza. E la Storia farà a pezzi, per la quasi totalità, le figurine già pronte predisposte dai contendenti al tavolo del braccio di ferro imperialista. Questo articolo è semplicemente un tentativo di descrizione dei meccanismi dai quali ciascuno di noi dovrebbe provare a sottrarsi, innanzitutto riconoscendoli. Anche solo abbracciare la complessità, e rispondere in maniera socratica a certe sollecitazioni, rappresenta oggi un vero e proprio atto di protesta.

Gli autori

Fabio Trabattoni

Fabio Trabattoni si è laureato in Ingegneria Informatica a Roma. Per lavoro scrive, ma quello che scrive lo scrive in codice. Quando ha tempo, prova a scrivere in linguaggio naturale.

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One Comment on “La lanterna magica dell’informazione”

  1. Un quadro perfetto del meccanismo propagandistico utilizzato dal nostro regime. Un unico appunto sulla dialettica del sillogismo che regola il principio della lanterna magica. Quando si da per assodata la tesi si può solo confutare l’antitesi e di conseguenza pervenire ad una diversa sintesi. Ora questo funziona benissimo per la guerra: “non c’è dubbio che tecnicamente quella di Putin sia un’invasione” e quindi sia l’antitesi del pacifismo come quella della resistenza sono confutabili e si può raggiungere quindi a una sintesi guerrafondaia o pacifista. Nel caso della lotta alla pandemia la tesi “non c’è dubbio che i vaccini anti-Covid siano d’aiuto”, non funziona altrettanto bene. perchè la sintesi non mi vaccino appare sempre più “stupida” di quella avversa. In questo caso la “lanterna magica” si fonda esattamente su questo principio non tenendo conto che il vaccino non ha seguito il protocollo scientifico richiesto, è stato concesso un monopolio dettato dall’interesse economico e non da ragioni scientifiche, paesi (l’Ucraina) con vaccinazioni al 35% hanno raggiunto risultati migliori dei nostri, alla vaccinazione compulsiva ha fattoseguito un innalzamento dei casi, ci sono state innumerevoli reazioni avverse con decessi attestati anche da Aifa ed Ema, la vaccinazione dei bambini è stata inutile e dannosa, etc etc. La tesi quindi non può essere accettata e con essa crolla tutto quello che “si fa conseguire, e come lo si fa conseguire”.

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