Tariq Ali, «la storia di un disastro»

Parla il docente, autore, militante comunista ricostruendo i vent’anni in cui è stata «sconfitta» la democrazia occidentale. Allora i governi ignorarono le enormi manifestazioni che in tutto il mondo si svolsero contro la guerra e la gente tornò a casa demoralizzata e spoliticizzata. Un tradimento della democrazia che paghiamo ancora oggi.

Afghanistan: la normalità e le bugie

La tragedia che si sta sviluppando in Afghanistan è un promemoria per tutti. Se la guerra rimarrà la normalità per garantire gli interessi dell’Occidente, il futuro ci riserverà un mix di narrazioni bugiarde e di poco credibili esercizi di aiuti umanitari. E i popoli, le vite individuali e collettive resteranno variabili dipendenti dalle bugie interessate degli Stati.

Afghanistan: leggere la storia

Il dramma dell’Afghanistan non è una sorpresa. Già 10 anni fa un report del Parlamento europeo denunciava il fallimento dell’intervento nella regione. Una regione in cui, prima dei talebani e delle occupazioni russa e americana, le donne erano il 40% dei medici di Kabul, il 70% degli insegnanti, il 60% dei docenti all’università di Kabul e il 50% degli studenti universitari.

La missione italiana in Afghanistan. Considerazioni a margine di un fallimento

Il ritiro delle truppe occidentali dall’Afghanistan ricorda la fuga americana dal Vietnam del 1975. Dopo 20 anni di presenza militare occidentale nel paese i talebani sono più forti di prima ed entrano a Kabul senza incontrare resistenza. Questa volta anche l’Italia è coinvolta. E una riflessione complessiva sul senso di questa operazione non può essere elusa.

«Frequento luoghi di guerra»

«Frequento luoghi di guerra. Non riesco a seguire e capire parole – diritto e legalità internazionale – che  per me sistematicamente significano corpi distrutti, esseri umani cancellati. Non so bene che cosa sia questo diritto, sono però certo che mi è estraneo, che mi rifiuto di capirlo. Se si tratta di ciò che a me pare, spero che i miei simili tutti lo trovino, come me, ripugnante».