Stop al conflitto e al riarmo: quattro proposte al “campo largo”

Una pace tra Russia e Ucraina è possibile solo con un piano impegnativo e vincolante per tutti. Il “campo largo” può farsene promotore, uscendo dall’attuale impasse. Quattro i suoi passaggi ineludibili: fermare le operazioni sul campo; aprire un negoziato a cui subordinare gli aiuti all’Ucraina; congelare l’aumento della spesa militare; proporre un’associazione dell’Ucraina alla UE e riaprire i rapporti economici con la Russia.

Meglio le primarie che gli ottimati

“No, le primarie no!” è il grido stentoreo che si leva dalle pagine di “Repubblica”. Verrebbe voglia di essere d’accordo, avendo sempre guardato con diffidenza a questo strumento plebiscitario, quasi cesaristico, che sancisce la morte definitiva dei partiti politici. Ma, nonostante ritrosie e perplessità, non c’è alternativa. O Conte o Schlein: tertium non datur. E, dunque, si vada alle primarie e si decida prima che sia troppo tardi!

Citare a vanvera la Carta per piegarla alla guerra

Le parole della segretaria dei Giovani democratici («Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori») hanno provocato, da più parti, reazioni inconsulte e improbabili lezioni di diritto costituzionale. In realtà nessuna disposizione costituzionale legittima la guerra. Non l’articolo 52 e, men che meno, l’articolo 11.

L’Italia, il riarmo e i falsi amici dell’Ucraina

Il programma dell’Alleanza di centro-sinistra è un po’ come l’araba fenice, tutti ne parlano ma nessuno sa cosa sia. La ragione principale sta nella spaccatura tra chi vuole realmente la pace e chi, disattendendo le richieste dei popoli (dell’Ucraina e della Russia come dell’Italia), persegue il riarmo e con esso, di fatto, la guerra. Un scelta è indifferibile: per noi e per la stessa Ucraina, i cui falsi amici sono, in realtà, i suoi veri carnefici.

Assemblea generale dell’Onu: tre interventi a confronto

Gli interventi dei capi di Stato o di governo all’annuale Assemblea Generale dell’Onu non sono quasi mai eccitanti. Ma quest’anno, data la temperie bellica in cui ci troviamo, è interessante una lettura in parallelo di alcuni di essi, in particolare quelli di Pezeshkian, Sánchez e Netanyahu, rivelatori, al di là delle comuni parole di circostanza, di culture e mondi non solo diversi ma incapaci di convivere e di comunicare.

Non è tradimento chiedere la pace

L’Europa sta imparando a pensare alla guerra come a un orizzonte normale, e alla pace come a una parola sospetta. In questo contesto, pretendere che il negoziato resti sul tavolo non è ingenuità né tradimento: è l’esercizio di un diritto e di un dovere: quello di poter dire, senza essere etichettati come nemici interni, che la pace merita di essere cercata con la stessa serietà e la stessa urgenza con cui si organizza la guerra.

Una lettura “intima” della Resistenza: Beppe Fenoglio e Ada Gobetti

La Resistenza ha avuto molti volti, molte diverse fonti per ricostruirla, molti racconti e testimonianze assai diverse. Per ricomporre questo mosaico alla ricerca di un quadro unitario che ne illumini in modo esaustivo il cuore pulsante e in grado di “parlarci” ancora oggi veramente di essa, illuminante è la lettura parallela di due romanzi: “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio e “Diario partigiano” di Ada Gobetti.

Stavolta le primarie servono davvero?

Nel nostro paese le primarie sono state, per lo più, una sorta di rito propiziatorio nella teatralizzazione di una partecipazione sempre più vuota. Ma oggi le cose sono, forse, diverse. Di fronte all’impossibilità di sbloccare la divisione del campo progressista tra il sì (di cui è portatrice Schlein) e il no (sostenuto da Conte) sulla questione non mediabile delle armi all’Ucraina, dare la parola al popolo può essere una soluzione praticabile.

Un programma elettorale di svolta: la strada per la pace

La guerra domina il mondo. Ciò pone al centro di ogni programma progressista una politica estera fondata sul rifiuto del riarmo, su una proposta diplomatica per la soluzione del conflitto in Ucraina (riprendendo i rapporti con la Federazione russa), sul riconoscimento dello Stato di Palestina, sull’interruzione di ogni rapporto militare con Israele e sul rilancio del diritto internazionale.

Il realismo dell’utopia

La democrazia, come l’abbiamo conosciuta nella modernità, non esiste più, la destra ha il vento in poppa e il mondo sta di nuovo precipitando nella guerra. In questo contesto, contenere l’avanzata della destra è una priorità, ma senza indebolire la prospettiva di un mondo diverso. Come? Immettendo nel confronto politico alcuni punti fermi (a cominciare dal no al riarmo) come precondizione per qualsivoglia sostegno o dialogo.