«Boicottare i prodotti israeliani è legittimo»

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Il progetto del Governo israeliano di annettere il 30% del territorio della Cisgiordania che doveva essere messo in cantiere a partire dal primo luglio (https://volerelaluna.it/mondo/2020/06/26/con-la-palestina-nel-cuore/) ha subìto una battuta d’arresto. Probabilmente è mancato il via libera di Trump che, stretto fra la ripresa galoppante della pandemia negli USA e le proteste seguite all’omicidio di George Perry Floyd, ha, in questo momento, ben altre preoccupazioni. Non sono state irrilevanti, peraltro, anche le proteste delle organizzazioni internazionali e delle associazioni che si battono per i diritti umani da cui emerge una sempre più pressante richiesta di sanzioni internazionali per responsabilizzare il Governo di Israele ed evitare quest’ulteriore strappo alla legalità internazionale.

In questo contesto acquista grande rilievo il recente intervento della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che, con la sentenza Baldassi e altri contro la Francia, depositata l’11 giugno, ha posto la parola fine a un equivoco che per troppo tempo aveva agitato il mondo politico, riconoscendo la piena legittimità della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) nei confronti di Israele. Il tema affrontato dalla Corte EDU impattava la delicata questione dei limiti della libertà d’espressione a fronte di messaggi o di iniziative politiche di incitamento all’odio o alla discriminazione, questione tanto più attuale in questo momento storico caratterizzato da rigurgiti di razzismo cavalcato da movimenti politici di ispirazione neofascista o neonazista.

La Corte Europea dei Diritti Umani aveva già in precedenza tracciato i confini della libertà di espressione in relazione a messaggi d’odio o discriminatori. Attraverso una consolidata giurisprudenza, infatti, aveva categoricamente escluso che la libertà di espressione, principio cardine di ogni società democratica, potesse tutelare i messaggi d’odio (hate speeches) e di incitamento alla violenza o alla discriminazione, ritenendo, invece, legittimo e necessario l’intervento punitivo nei confronti degli odiatori. Forte di questa sua competenza la Corte non ha avuto difficoltà a smentire la Francia per l’assurda condanna di un gruppo di militanti del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) che aveva distribuito dei volantini in un supermercato invitando i consumatori a non acquistare prodotti israeliani. La Corte ha affermato la liceità dell’appello al boicottaggio dei prodotti israeliani sottolineando che il rispetto del diritto internazionale da parte di Israele e la situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati sono argomenti di interesse generale che fanno parte del dibattito contemporaneo che si sta svolgendo in Francia come in tutta la comunità internazionale.

La sentenza Baldassi è particolarmente significativa perché restituisce alla libertà del dibattito pubblico tutte le iniziative politiche volte a contrastare, con metodi pacifici e non violenti, le ricorrenti violazioni del diritto internazionale dei diritti umani commessi dallo Stato di Israele e a rendere edotta l’opinione pubblica delle questioni in campo. In particolare la sentenza è importante perché riconosce piena legittimità a un’iniziativa politica, il BDS osteggiata con lo stigma incredibile dell’antisemitismo.

La pretesa di iscrivere nel campo dell’antisemitismo le critiche alle politiche dei Governi israeliani, cioè di qualificarle come espressioni di razzismo, ha portato negli ultimi anni in Europa a un’escalation delle campagne diffamatorie anti BDS. Al punto che nel maggio 2019 il Parlamento tedesco ha approvato una mozione equiparando il movimento BDS all’antisemitismo. Una risoluzione analoga è stata approvata dal Parlamento austriaco nel febbraio 2020. Dopo l’intervento della Corte EDU non è più possibile calunniare o criminalizzare il BDS e ogni altro movimento che punti ad attivare l’opinione pubblica internazionale ed a stimolare i Governi ad adottare delle misure di responsabilizzazione nei confronti di Israele in conformità con il diritto internazionale.

Il diritto internazionale è un diritto imperfetto perché non vi sono sanzioni e non esiste un’autorità in grado di farlo rispettare. Tuttavia i suoi principi, sanciti dall’umanità all’uscita dalle tenebre della seconda guerra mondiale e della Shoà, sono l’unico fondamento che possa assicurare la coesistenza pacifica fra le nazioni e la soluzione delle crisi generate dalla violenza delle armi.

In definitiva spetta all’opinione pubblica assicurare il rispetto del diritto internazionale e il movimento del BDS rappresenta un fattore di maturazione e crescita dell’opinione pubblica mondiale. Per questo, come tutti i movimenti politici che hanno a cuore la difesa dei diritti umani, il boicottaggio di Israele, lungi dall’appartenere al campo degli “hate speeches” deve essere incluso nei “love speeches”.

Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013) e "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019).

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One Comment on “«Boicottare i prodotti israeliani è legittimo»”

  1. I boicottaggi sono operazioni politiche di matrice fascio-stalinista. Come mai nessun boicottaggio viene applicato contro la Cina -per il genocidio compiuto in Tibet, il cui territorio è stato invaso da Mao nel silenzio internazionale-, e nell’islamico Xinijang contro gli uighuri, dove si applicano tecniche di sterilizzazione?
    Per non parlare di Hong Kong.
    Per non parlare di Russia (Cecenia, e non solo).
    Per non parlare di Turchia (Kurdistan).
    In moltissimi altri casi il boicottaggio non è attivato da nessuno. Nessuno si indigna. Nessuno raccoglie firme.
    Come mai?
    Ripeto, quello contro Israele è un indicatore molto preciso, soprattutto nell’Europa dove il “boicottaggio” contro Israele è nato per amore di petrolio negli anni ’70, dopo nemmeno 25 anni dall’inizio della Shoah, dopo nemmeno 25 anni dalle coperture di Vaticano e altri sulla “via dei topi” utilizzata dai gerarchi nazisti per rifugiarsi in Sudamerica, dopo la formazione di battaglioni di SS formati da islamici e organizzati dal gran Muftì di Gerusalemme, e dopo una lunga serie di guerre. Ricordo che a Gerusalemme la presenza di popolazione ebrea non è mai venuta meno, nonostante secolari invasioni, pogrom etc. etc. Ricordo che l’ostilità antiebraica nella sinistra non c’era mai stata, prima degli accordi tra URSS e nazioni islamiche.
    E’ vero che Israele compie errori anche gravi, in Palestina, ma è vero anche il contrario, e non solo con Hamas.

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