Helin e la nostra disattenzione

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Helin Bolek: aprite Google, digitate il suo nome e guardate le immagini. Vedrete una giovane donna piena di vita, che canta, ma anche una donna senza età, soltanto ossa ricoperte di pelle. Due occhi belli, che sorridono, ma anche due occhi tristi, che scrutano nelle tenebre. E poi cercate la foto del suo compagno di sciopero della fame, Ibrahim Gorcek, che con un braccio esile accarezza il volto di Helin nella bara. Soltanto dopo aver fatto questo, ha senso continuare a leggere queste parole e poi cercare di sapere perché questo è accaduto.

Helin Bolek si è spenta il 3 aprile 2020 a Istanbul, dopo 288 giorni di protesta nonviolenta. Aveva 28 anni, era la cantante del gruppo musicale Grup Yorum, impegnato da decenni a cantare per la giustizia e la libertà, a sostegno delle lotte della popolazione turca e di tutti i popoli oppressi, contro il regime autoritario e militare della Turchia di Erdogan.

Nel 2012 nella città di Istanbul, in un concerto davanti a decine di migliaia di persone, gli Yorum cantarono “Bella ciao”. Nel 2016 il loro gruppo è stato messo al bando, impedendo i loro concerti e tutte le loro attività culturali.

La band era riuscita a tenere un concerto via internet il 1° luglio 2018. Poi erano iniziati i raid: il centro culturale dove la band si esibiva, è stato preso di mira da parte della polizia per otto volte negli ultimi due anni. Durante le incursioni tutti gli strumenti musicali del gruppo sono stati requisiti o distrutti. Nel frattempo sono state arrestate 30 persone: sei sono tuttora in carcere.

Le canzoni degli Yorum venivano eseguite in turco, in curdo, in arabo e in circasso, sostanzialmente in tutte le lingue parlate in Anatolia. Sono stati imprigionati per il loro impegno a favore della democrazia e della libertà di espressione.

Helin aveva iniziato lo sciopero della fame in carcere e l’ha proseguito dopo la scarcerazione avvenuta alla fine del 2019. Insieme a lei Ibrahim Gokcek, chitarrista della band, che sta continuando lo sciopero della fame: chiede che cadano le accuse di terrorismo per i suoi compagni, che finiscano tutte le persecuzioni e che possano tornare ad esibirsi in pubblico, perché le loro uniche colpe sono sempre state le loro idee e la loro musica.

Alla notizia della morte di Helin, nonostante il regime e la repressione del Governo turco, moltissime persone si sono riversate nelle strade di Istanbul, per piangerla e per salutarla in una bara piena di fiori.

Una strofa di una canzone degli Yorum ci ricorda la loro lotta: «Com’è il vento per coloro che dentro sentono la tempesta, che colore ha la notte per coloro che danno la luce il giorno? Questo amore, che aumenta quando condividiamo, è il nostro onore, giustizia, questo amore, la nostra lotta».

In questo mondo ci sono tante Helin, vittime innocenti degli oppressori e della nostra disattenzione. Le parole non possono ridare loro la vita, ma sono la materia prima della memoria. Per restare umani.

Rocco Artifoni

Rocco Artifoni è presidente nazionale dell’Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP), referente per la Lombardia dell’Associazione Art. 53, responsabile comunicazione del Coordinamento provinciale di Bergamo di Libera e del Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione.

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