Turchia. Un genocidio all’ombra della Nato

Mentre si schierano in armi in difesa dell’Ucraina, invasa dalla Russia, l’Occidente e l’Europa sono complici attivi del genocidio del popolo kurdo da parte del regime turco (realizzato anche attraverso l’occupazione di parti di Stati sovrani come l’Irak e la Siria). Ma la Turchia fa parte della Nato e la geopolitica interessa più dei diritti e delle libertà dei popoli.

Rohingyas e Rojava: il crimine del silenzio    

In questa estate, in cui il dibattito pubblico è occupato dalla siccità e dalla guerra in Ucraina, ci sono alcuni grandi assenti. Tra questi i Rohingyas e i popoli del Rojava, nei cui confronti è in atto un vero e proprio genocidio ad opera del Myanmar e della Turchia nel silenzio (interrotto solo da qualche dichiarazione di facciata) e con la complicità della comunità internazionale.

Ci sono profughi e profughi

Di fronte all’esodo dall’Ucraina l’UE ha finalmente adottato misure nuove, seppur insufficienti, per l’accoglienza dei profughi. Ma, intanto, sulle stesse frontiere proseguono respingimenti e discriminazioni, i richiedenti asilo provenienti da Afghanistan e Siria sono bloccati in Turchia e nel Mediterraneo si continua a morire. Evidentemente ci sono profughi di serie A e profughi di serie B.

Imrali. L’isola carcere di Öcalan

Öcalan, leader del PKK, è detenuto da 23 anni a Imrali, piccola isola del mar di Marmara, in cui c’è solo il carcere. Un penitenziario isolato dalla terraferma, giunto a contenere 240 prigionieri ma oggi riservato a lui (e da qualche anno ad altri tre detenuti), senza contatti con avvocati e familiari. È la più clamorosa violazione dello stato di diritto a cavallo tra Asia ed Europa.

L’inferno delle carceri di sterminio turche

La repressione del popolo curdo da parte della Turchia comprende anche l’annientamento fisico (diretto o indiretto). Negli ultimi 10 giorni sono cinque i prigionieri politici curdi morti in carcere in circostanze sospette: Vedat Çem Erkmen, Ilyas Demir, Garibe Gezer, Abdülrezzak Şuyur e Halil Güneş. Il commento di fonti del Governo è lapidario: «sono terroristi in meno da nutrire in carcere».

Lesbo

I dannati di Lesbo

La Grecia diventa progetto pilota del nuovo corso dell’Europa, quello dell’invisibilità. Se le persone migranti non si vedono, non esistono. Rendendo migliaia di persone invisibili rendono noi, cittadini europei, ciechi: «ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono». Questo fa oggi l’Europa, agli altri e a noi.

Delitti di Stato e crimini di guerra

La conclusione dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, che ha indicato precise responsabilità del Governo egiziano, e l’apertura della 26ª Conferenza degli Stati aderenti alla Convenzione sulle armi chimiche, pur tra loro diverse, richiamano entrambe la Comunità internazionale ad agire concretamente contro i delitti di Stato e i crimini di guerra.

Lukašėnka, Erdogan e l’Europa

La crisi umanitaria ai confini di Bielorussia e Polonia ripropone il problema delle deleghe al controllo dei flussi migratori conferite dall’UE a diversi regimi autoritari. È sempre più evidente il fiato corto, oltre che il disvalore etico, di posizioni come quella secondo cui «Erdogan è un dittatore di cui abbiamo bisogno». Perché è un attimo cambiare quel nome con Lukašėnka.