Turchia: come è riuscito Erdoğan a non perdere?

Dopo il nulla di fatto al primo turno sono in molti a chiedersi le ragioni del persistente consenso di Erdoğan a dispetto della grave crisi economica in cui versa il paese. Tra le molte risposte ci sono il peso di un sistema di potere clientelare che ha cementato il mito dell’uomo forte, la crescita del nazionalismo e l’insistenza martellante su valori tradizionali come la famiglia e l’integrità dell’Islam sunnita.

Turchia. Verso un’unità delle opposizioni per sconfiggere Erdogan

Il 14 maggio si terranno, in Turchia, le elezioni presidenziali e politiche, le più importanti della storia della Repubblica turca sia per il futuro di Erdogan sia per la possibilità di fondare un paese democratico, laico e progressista. Le scelte del centro destra e quelle, ufficiose, deIl’Hdp (la sinistra turca e kurda) delineano un fronte anti Erdogan guidato da Kemal Kiliçdaroglu con notevoli possibilità di successo.

Turchia: il processo al Partito Democratico dei Popoli e l’indifferenza dell’Europa

Con il “processo Kobane”, in corso nel carcere di Sincan ad Ankara, Erdogan cerca di cancellare, prima delle elezioni del maggio prossimo, il Partito Democratico dei Popoli (HDP), colpevole di difendere i diritti dei kurdi e di avere incitato a sostenere Kobane contro gli attacchi dell’Isis. Ma, nonostante le condanne della Turchia da parte di molte organizzazioni internazionali, l’Europa resta indifferente.

Turchia. Erdoğan alla ricerca del consenso perduto

Nella Turchia fiaccata dalla crisi economica, il Governo di Erdoğan propone di creare una “safe zone” in Siria per ricollocare i rifugiati, colonizzando territori abitati prevalentemente da curdi. Nel frattempo bombarda il nord della Siria, in ritorsione per l’attentato del 13 novembre a Istanbul, ed emana ulteriori leggi liberticide. È un disperato tentativo di recuperare consenso in vista delle prossime elezioni.

“Tempo di speranza”: una campagna per la liberazione di Abdullah Öcalan

Abdullah Öcalan (Apo), per milioni di kurdi la speranza, la voce che guida nella difesa dell’identità e della vita, è imprigionato da 23 anni nel carcere di massima sicurezza di Imrali in assoluto isolamento. A nulla sono valse le campagne per la sua liberazione, anche per il sostegno degli Stati Uniti al Governo turco. “Tempo di speranza” è una nuova campagna per la sua libertà.

Il massacro dei curdi benedetto dalla NATO

All’epoca della guerra all’Isis i curdi erano eroi, acclamati come i difensori contro la barbarie. Ora, per far entrare Svezia e Finlandia nella Nato, abbiamo svenduto la loro sorte e i tanto conclamati valori occidentali a Erdogan, un sultano che straccia i diritti umani e che ha stabilmente occupato pezzi di Siria e di Iraq senza che nessuno osi alzare un sopracciglio.

Lukašėnka, Erdogan e l’Europa

La crisi umanitaria ai confini di Bielorussia e Polonia ripropone il problema delle deleghe al controllo dei flussi migratori conferite dall’UE a diversi regimi autoritari. È sempre più evidente il fiato corto, oltre che il disvalore etico, di posizioni come quella secondo cui «Erdogan è un dittatore di cui abbiamo bisogno». Perché è un attimo cambiare quel nome con Lukašėnka.

Il genocidio armeno e il neo-imperialismo turco

Il riconoscimento del genocidio degli armeni, per sinistra ironia, avviene proprio mentre una nuova pulizia etnica colpisce gli armeni del Nagorno Karabakh nel silenzio della “comunità internazionale”, e mentre la Repubblica di Turchia è impegnata in un espansionismo di tipo neo-imperiale che prosegue una lunga tradizione di repressione del dissenso e di sterminio delle minoranze.