La biblioteca dell’ambientalista

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Quali sono i grandi testi che hanno formato la sensibilità ecologista e che non possono mancare nella biblioteca di un buon ambientalista?

La biblioteca essenziale dell’ambientalismo, se volgiamo l’attenzione alle origini in termini filosofici e letterari potrebbe cominciare da Talete e dal suo Sulla natura. E poi ci starebbe bene, ad esempio, il Virgilio delle Georgiche. Ma mutando da natura ad ambiente e dunque superando i riferimenti ai presocratici, ai romantici e al Rinascimento, ecco giungere l’imprescindibile figura di Darwin con la sua teoria evoluzionistica. Tra i suoi scritti non può mancare, negli scaffali dell’ambientalista, Viaggio di un naturalista intorno al mondo.

La natura selvaggia è cantata dai fondatori dell’Idea americana di wilderness e dunque dobbiamo accogliere il profeta Henry David Thoreau e il suo straordinario Walden. Ovvero la vita nei boschi. Associato a lui emerge la figura di John Muir, altro classico della letteratura d’ambiente e promotore convinto e tenace della necessità di creare quella grande rete di natura protetta che sono oggi i parchi nazionali americani: La mia prima estate sulla Sierra e Le montagne mi chiamano. Meditazioni sulla natura selvaggia meritano di essere lette, insieme a Pensare come una montagna. A Sand Couty Almanac dell’autore che viene considerato il terzo filosofo dell’armonia con la natura, Aldo Leopold, non può che essere messo, nello scaffale, a fianco dei volumi precedenti.

Se vogliamo però essere davvero attenti alla letteratura che ha influenzato il lungo percorso che dal naturalismo ha condotto all’ambientalismo e poi all’ecologismo, dobbiamo andare alle origini dove sta, di diritto, quel Carlo Linneo che con la sua necessità di dare un nome a ogni cosa apre la strada alla classificazione delle specie. «Dio ha creato, Linneo ha organizzato» si diceva, scherzosamente, all’epoca. Del grande scienziato tedesco inseriamo Systaema Naturae, quello, per intenderci, che distingue regno minerale, vegetale e animale. A lui non possiamo che avvicinare il conterraneo Alexaner Von Humbold, pioniere delle scienze fisiche e naturali, inventore delle geografia moderna. Il suo Viaggio nelle regioni equinoziali del Nuovo Continente deve esserci.

Fino a questo punto siamo rimasti nella fase antecedente il passaggio dal naturalismo all’ecologia il cui concetto fu messo a punto da Ernst Haekel di cui dunque non possiamo dimenticare Morfologia generale degli organismi (1866) dove ne viene messa in risalto la stretta correlazione e l’equilibrio della natura fatto di modifiche, adattamenti, interdipendenze, da cui il concetto di ecologia e di ecosistema. A perfezionare i metodi di ricerca in ecologia ci penserà Frederic Edward Clements, oggi spesso dimenticato. Ma il suo contributo all’avanzamento degli studi in ecologia resta fondamentale rappresentando l’anello di congiunzione tra la tassonomia, la descrizione geobotanica e la moderna scienza ecologica. Medodi di ricerca in Ecologia (1905) è riferimento essenziale per la bioecologia cui la nostra biblioteca ideale deve fare spazio. Un altro concetto fondamentale introdotto nel percorso dal naturalismo all’ecologismo è senza dubbio quello di biosfera – «la regione unica della crosta terrestre occupata dalla vita» – nato nel 1929 dai lavori del russo Wladimir Vernadsky di cui inseriamo di diritto nello scaffale La Biosfera e la noosfera. A inizio Novecento iniziano anche le prime riflessioni sul ruolo della nostra specie nella biosfera e antesignano in questo settore fu certamente Jacob von Uexküll il cui saggio Mondi animali e mondo umano (1909) non può essere lasciato fuori dall’elenco dei testo fondanti del pensiero ecologico.

Siamo così arrivati a quello che viene considerato il padre dell’ecologia moderna. Quanti di noi hanno appreso i fondamenti della nuova scienza ecologica sui testi di Eugene Pleasants Odum? Fu peraltro lui il primo a trasformarsi da ecologo in ecologista con l’impegno, sul finire degli anni Sessanta, per la tutela delle zone umide costiere della Georgia e l’avvertimento lanciato, sin dal 1946, sul pericolo per l’uomo e per l’ambiente rappresentato dai pesticidi impiegati in agricoltura. Dunque nella libreria ideale dell’ambientalista Fondamenti di ecologia (1953) ed Ecologia. Un ponte tra scienza e società (1975) stanno tra i capisaldi.

In Italia i primi segnali arrivano dai precursori, Alessandro Ghigi con La natura e l’uomo e Valerio Giacomini con Perché l’ecologia. Il primo insigne zoologo e Rettore dell’Università di Bologna, il secondo botanico (sua l’introduzione in Italia della fitosociologia) ed ecologo con cattedre a Palermo e a Roma, Presidente della Pro Natura Italica prima associazione ambientalista d’Italia.

L’allarme di Odum sul pericolo pesticidi introduce a una nuova fase dell’ambientalismo, quella caratterizzata dall’impegno contro l’inquinamento e la crisi ecologica planetaria, che si sviluppa a partire dagli anni Settanta. A tal proposito uno spazio di primo piano nel Pantheon dell’eco-lettore spetta certamente a Rachel Carson con La primavera silenziosa (1962), dedicato proprio ai devastanti effetti della diffusione dei fitofarmaci (DDT in testa) in agricoltura e non solo, sostenuta dalle multinazionali delle chimica. Il saggio ebbe un effetto dirompente portando i temi ambientali all’attenzione dell’intera società mondiale, rappresentando così una di quelle opere capaci di cambiare il corso della storia. Rappresenta una pietra miliare nei riferimenti di chi si riconosce nell’impegno ambientalista e ancor oggi, a distanza di sessant’anni dalla sua pubblicazione, continua a essere testo imprescindibile.

E lo sono stati, da allora, molti autori statunitensi che hanno segnato la “primavera dell’ecologia”, l’epoca dell’informazione e sensibilizzazione sui tempi ecologici proveniente appunto, per la gran parte, dagli Stati Uniti. Un nome che non può certo mancare è Barry Commoner, da Il cerchio da chiudere, anticipatore della prospettiva dell’economia circolare, fino a Fare pace col pianeta. Accanto a lui l’ornitologo francese Jean Dorst che con Prima che la natura muoia lanciò il primo allarme sulla perdita di biodiversità, e Gordon Rattray Taylor con La società suicida che puntò il dito soprattutto sulle conseguenze della crescita esponenziale della popolazione mondiale.

Intanto le Nazioni Unite indicono la prima Conferenza internazionale sull’ambiente a Stoccolma per il 1972.

Imprescindibile, nella nostra Biblioteca ideale, il rapporto di Barbara Ward e Renè Dubois Una sola Terra, che fu il documento base di quell’incontro; come il rapporto che il Club di Roma, presieduto da Auelio Peccei, commissionato al Massachusset Institute of Technology, I limiti della crescita (in italiano tradotto con l’equivoco “dello sviluppo”) che, da origini indipendenti, non risultò indifferente alla discussione dei lavori di Stoccolma. La Conferenza palesò una spaccatura tra i paesi industrializzati che stavano prendendo coscienza delle devastazioni indotte dal loro sistema di sviluppo e il cosiddetto Terzo mondo (ipocritamente denominato “Paesi in via di sviluppo”) che si rifiutava di non seguire le stesse (nefaste) direttrici dello sviluppo attuate nel Nord del mondo, per garantire equilibrio ecologico al Pianeta.

La reazione critica alla prospettiva sostenuta dai Paesi più industrializzati trova la sua rappresentazione nel saggio di Dario Paccino L’imbroglio ecologico, prima voce di dissenso a una impostazione tutta interna al sistema che la crisi ecologica sta mettendo in crisi. Anche questo testo, per la sua capacità dirompente entra di diritto nella nostra biblioteca, per meriti storici e di sostanza che lo rendono attuale anche oggi. In fondo le tesi di Peccei e di Paccino, da visoni politiche diametralmente opposte, arrivano alle stesse conclusioni. Peccato che né l’una né l’altra siano state prese in considerazione.

Nel contesto di quell’intenso pubblicare saggistica legata all’emergenza ambientale, nella biblioteca che stiamo costruendo non può mancare un saggio che indica possibili soluzioni di futuro. Inseriamo in scaffale André Gorz con Sette tesi per cambiare la vita. Raccolgono l’allarme della pubblicistica che arriva dagli States, alcuni esponenti italiani a cominciare da Giorgio Nebba che ne redigerà una serie di introduzioni e curerà i premonitori saggi di Edward Goldsmith e Robert Allen La morte ecologica e L’utopia o la morte di René Dumont che conferivano dimensioni globali alla crisi ecologica. Di Nebbia consegniamo alla nostra biblioteca Le merci e i valori. Per una critica ecologica al Capitalismo e La società dei rifiuti.

Per chi fosse interessato alla storia del movimento ecologista – la raccomandiamo ai ragazzi di Fridays for future e di Extinction Rebellion – aggiungiamo La contestazione ecologica. Storia, cronache e narrazioni. La vasta produzione – autentico corso di formazione – di Giorgio Nebbia sulle questioni ambientali la si può trovare, interamente digitalizzata, sul meritevole sito della Fondazione Micheletti di Brescia.

Tra le prime penne impegnate in campo ecologico in Italia troviamo, poi, Alfredo Todisco di cui scegliamo il Breviario di ecologia, vero e proprio catalogo dei problemi e delle crisi ambientali che si stanno affacciando minacciose e sottovalutate. Ancora di quei primi anni Settanta che proprio Giorgio Nebbia definì “la primavera dell’ecologia” bisogna infilare nei nostri scaffali Pierre Aguerre con Guida all’ecologia ed Edouard Bonnefous con Dossier completo sull’ecologia nel mondo.

Laura Conti, studiosa e ambientalista ha lasciato numerosi saggi e alcuni romanzi. Tra i saggi mettiamo nella nostra biblioteca dell’ambientalista, Visto da Seveso, Che cos’è l’ecologia. Capitale, lavoro e ambiente e Questo pianeta. Ma come non aggiungere, per i più piccoli, il racconto per l’infanzia Una lepre con la faccia da bambina? Testo che non possiamo trascurare è quello di Enrico Tiezzi Tempi storici e tempi biologici mentre più strettamente orientati sui temi della gestione del territorio, dall’urbanistica alla pianificazione, alla difesa dei centri storici, sono i lavori di Antonio Cederna, I vandali in casa e La distruzione della natura in Italia; di Giorgio Bassani Italia da salvare; di Bernardo Rossi Doria L’uomo e l’uso del territorio; di Pierluigi Cervellati, La città post industriale, La nuova cultura delle città, La città bella: il recupero dell’ambente urbano. Di Mario Fazio, giornalista de La Stampa e poi Presidente di Italia Nostra vanno inseriti, nella nostra Biblioeca, I destini dei centri storici e, per il suo impegno nel dibattito sulla scelta energetica nucleare imboccata con il Piano energetico nazionale, L’inganno nucleare.

La formazione del movimento ecologista si è altresì nutrita di testi non ricollegabili in senso stretto al tema ambientale, ma a una visione e a una dimensione sociologica e filosofica che ha delineato ipotesi di futuro della società in indispensabile armonia con l’ambiente e di timbro olistico, da Ivan Illich a Ernst Friedrich Schumacher; da Erich Fromm a Bill Devall e George Sessions fino alle teorie della decrescita felice ben sintetizzate, recentemente, da Serge Latouche.

La Biblioteca dell’ambientalista sancisce la presenza di un progetto basato su solide radici, non solo ideali, capaci di una concretezza di prospettive senza le quali sarà difficile affrontare un futuro che si prospetta denso di incognite che nascono dal fatto di avere sempre evitato e procrastinato le misure efficaci per tornare a vivere in armonia con l’ambiente naturale di cui siamo parte.

Gli autori

Valter Giuliano

Valter Giuliano, giornalista professionista, Accademico dell’agricoltura, è stato presidente nazionale della “Pro Natura”, consigliere della Regione Piemonte e assessore alla cultura della Provincia di Torino. È consigliere comunale di Ostana, dove ha fatto nascere il “Premio Ostana. Scritture in lingua madre / Escrituras en lenga maire”. Già direttore di “ALP”, ha fondato e diretto “Passaggi e Sconfini”. Direttore responsabile di “Natura e Società” e di “ Obiettivo Ambiente”, dirige “Segusium. Arte e storia della Valle di Susa”.

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