Lo studioso giapponese Kohei Saito è una delle voci più interessanti nel panorama filosofico mondiale. Grande conoscitore di Marx, ne ha approfondito il pensiero a partire dai suoi numerosi appunti, mai pubblicati, legati al mondo delle scienze naturali (che costituiscono circa un terzo della sua produzione) individuando in quelli della sua età matura una grande evoluzione di pensiero.
Saito, spesso invitato nel nostro paese, ha partecipato come ospite e giurato al 29° Festival Cinemambiente di Torino, il primo del genere e il più importante in Italia. Qui ha ribadito la sua visione del tutto nuova del pensiero marxiano, una visione consapevole dei problemi ecologici, che allarga l’analisi dal concetto di alienazione relativa al rapporto uomo, lavoro, capitalismo alle criticità riguardanti il rapporto tra capitalismo, limiti e sfruttamento dell’uomo e della natura. Marx parla addirittura di “capitalismo dei disastri” ne mette in luce la grande capacità di trarre profitto da ogni situazione, perfino dai disastri presenti e futuri, perché quando l’unico obiettivo è il denaro, in un’ottica di scarsità e bisogni lucrare è ancora più facile.
Saito evidenzia il fatto che, in seguito al fallimento dell’Unione Sovietica, il concetto di comunismo estrattivista, ha avuto per l’Occidente, dopo la caduta del muro di Berlino, una valenza totalmente negativa e, per questo l’analisi dei guasti all’ambiente provocati dal capitalismo è stata del tutto accantonata. Ma – continua – non ci sono alternative il capitalismo va abbattuto. Dice Saito: «Sembra per noi più facile immaginare la devastazione totale della terra e della natura, che il collasso del tardo capitalismo». E sostiene che porre rimedio alla crisi planetaria del collasso climatico semplicemente parlando di lotta alle disuguaglianze e uso delle tecnologie, non è sufficiente, ma che occorre un cambiamento culturale delle masse popolari per ribaltare la visione capitalistica perché basata su produzione ad oltranza, iper consumismo causato da bisogni indotti, sfruttamento sempre più spinto dei lavoratori e delle risorse del pianeta a favore del guadagno di pochi, imperialismo ecologico del Nord del mondo. È impossibile che chi ha spinto al massimo le disuguaglianze sociali e causato il disastro ambientale, ovvero il sistema capitalista, li curi trovando e applicando le soluzioni.
Consapevole che la giustizia sociale e quella ambientale sono invise alle élites, Saito afferma che la Terra può salvarsi solo adottando un diverso modo di vivere, da lui indicato come “comunismo della decrescita”: “comunismo” come tutela da parte dello Stato dei beni comuni (aria, acqua, elettricità, verde, ambiente, lavoro dignitoso) senza interferire con altri aspetti privati; “decrescita” come innegabile necessità di abbandonare la produzione insensata di merci perlopiù inutili e quindi di rifiuti, a discapito delle generazioni future. Occorre allontanarsi dall’iper consumismo a vantaggio di tempo libero, creatività ed equa distribuzione delle risorse perché stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza dell’umanità stessa. Condivisibile il principio, il carattere negativo che i due termini hanno assunto in l’Occidente rende preferibile l’espressione “ecosocialismo della sobrietà”. La parola “sobrietà” presenta molti aspetti positivi: sottintende il rispetto dei limiti, è contro lo spreco, rimanda alle tradizioni, per i cattolici richiama la figura iconica di Francesco, è il mantra delle comunità contadine e dei popoli nativi. L’ecosocialismo ha fatto vincere le elezioni di Mamdani a sindaco di New York e dato speranze a migliaia di poveri assoluti che nel paese più ricco del mondo, gli USA, laddove il capitalismo imperversa senza freni, sono 43 milioni, il 13% della popolazione (SPM Supplemental Poverty Measure). Mandani in pochi mesi, tassando i newyorkesi super ricchi del solo 2%, ha risanato il bilancio della città fortemente indebitata e trovato i fondi per le riforme sociali: case, scuole, trasporti, sanità, supermercati popolari, pubblici, a prezzi calmierati o talvolta gratis.
Saito pone l’accento sul fatto che il sistema capitalistico si basa sullo sfruttamento sempre più estremo e rapace dei lavoratori e dell’ambiente, perpetua altrove ingiustizie e contraddizioni rendendole così invisibili ai più e rimanda continuamente le soluzioni dei problemi così da non affrontarli mai. Negli studi giovanili Marx punta tutta la sua attenzione sul rapporto uomo lavoro come merce, arrivando ne Il Capitale a ipotizzare la liberazione delle masse operaie grazie all’appropriazione dei mezzi di produzione tramite la rivoluzione. Dopo la pubblicazione del Capitale, però, comincia ad appassionarsi allo studio delle leggi che regolano l’agricoltura e le scienze naturali, studio che porterà avanti fino alla sua morte, pur senza produrre nuovi scritti se non i numerosissimi appunti da cui risulta la percezione dei grossi rischi dello sfruttamento intensivo della natura in qualunque parte del pianeta, inscindibile dalle disuguaglianze più estreme. La conoscenza delle opere di Marx è legata all’impegno instancabile di Engels, ma è da lui filtrata attraverso una visione politico filosofica che per un secolo e mezzo ne ha completamente tralasciato questa nuova sensibilità e la sua consapevolezza, ben evidenziata negli appunti, che il capitalismo fonda i suoi successi economici sia sullo sfruttamento del lavoro delle persone, sia sulla rapina delle risorse ambientali di tutto il mondo, anticipando di 150 anni le tesi attuali dell’ecologia.
A Torino Saito ha accennato alla prossima uscita del suo nuovo libro che nei paesi anglosassoni si intitolerà “Apocalipse” e si è detto molto preoccupato per l’evoluzione dei rapporti internazionali con il conseguente diffondersi di guerre sempre più numerose e cruente che aumentano la distruzione dell’ambiente e dirottano una grande quantità di fondi verso il sistema bellico. Per inciso, secondo un’indagine riportata da Vatican News, nel 2025 solo per l’ammodernamento delle armi nucleari i 9 Stati che le detengono hanno speso 119 miliardi di dollari, pari a 3.768 al secondo. Altrove si calcola che la spesa militare globale ammonti a 2.887 miliardi di dollari assorbendo il 2,5% del Pil mondiale: al primo posto ci sono gli Stati Uniti con 954 miliardi di dollari, poi l’Europa con 864 miliardi di dollari totali, di cui oltre 45 miliardi di euro per l’Italia. Ciò, oltre a costituire un immane pericolo per il pianeta e la vita, sottrae alle comunità ingenti capitali che negli Stati potrebbero essere utilizzati per migliorare la vita di tutte le persone a cominciare dai lavoratori che sono i soli veri produttori di ricchezza. E di questa corsa insensata all’autodistruzione del genere umano Saito è ben consapevole, come risulta fin dal titolo del suo nuovo libro. “Apocalisse”
Analizzando i guasti del capitalismo – fa notare Saito – Marx in età matura abbandona alcuni dei concetti che poi sono stati contestati, come l’eurocentrismo, e anticipa con lungimiranza altri concetti molto cari alle giovani generazioni, che col linguaggio attuale potremmo chiamare “salvaguardia dei beni comuni, democrazia partecipativa, tutela ambientale, economia circolare, agricoltura rigenerativa, spostamento dei danni sociali e ambientali verso le periferie del globo, sfruttamento di persone e risorse del Sud globale, sviluppo sostenibile”; arriva addirittura a ribaltare l’idea di Pil, evidenziando invece l’importanza di felicità e benessere per gli individui e le comunità. Da questi concetti parte per ipotizzare l’avvento di una società senza fame, con il libero accesso ai beni essenziali, senza più schiavitù dei bisogni indotti, dove il lavoro non è più una merce ma la fonte di soddisfazione personale, svolto in tempi ragionevoli con salari dignitosi, tempi lunghi per la cura dei propri affetti, il tempo libero, la creatività, dove il Pil è sostituito dal bilancio di felicità, in un pianeta finalmente libero dalla corsa all’autodistruzione e in cui vengono rispettati i diritti di tutti comprese le generazioni future.
Un’utopia? Certo, ma sulle utopie si è modellato lo sviluppo del genere umano. Si tratterà di vedere se l’istinto di autoconservazione riuscirà a disinnescare la corsa insensata agli armamenti, estremo colpo di coda del capitalismo e ci traghetterà verso la società più equa e felice ipotizzata da Kohei Saito ne Il Capitale nell’Antropocene.

ottimo lavoro di Rita Corona ,anche se non concorso sulla decrescita (felice) tout court