Caro Cingolani, perché contesti la decrescita?

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«Credo che nessuno sia così folle da pensare che la risposta sia la decrescita». È una delle tante affermazioni contenute in un’intervista rilasciata dal ministro Cingolani al Corriere della Sera del 21 maggio, divenuta famosa soprattutto per l’apertura del ministro al cosiddetto “mini-nucleare”. Peccato che io non sia stato al posto del giornalista: oggi i giornalisti assomigliano quasi tutti a Fabio Fazio, e cioè si guardano bene dal disturbare il manovratore. Ecco, se ci fossi stato, avrei chiesto al ministro: «Scusi, ma perché la soluzione del futuro non dovrebbe essere la decrescita? Me lo spiega?».

Cingolani è laureato in fisica, ha altresì insegnato fisica. Direi che non sarebbe rendere onore a questa formazione affermare che egli non conosce il concetto di limite, di finitezza. Del resto, non bisogna neppure essere laureati in fisica (ma questo aiuta) per sapere che le risorse sulla Terra sono finite. Pensa, in tutta onestà il ministro, che la transizione ecologica (e che palle, permettetemi, questo mantra…) si risolva semplicemente nel passaggio alle energie cosiddette “verdi” (https://volerelaluna.it/ambiente/2021/04/28/la-favola-del-draghi-verde/)? Che si possa «avere la botte piena e la moglie ubriaca»? Cioè che si possa indefinitamente mantenere il nostro standard di vita semplicemente cambiando le fonti di produzione dell’energia? Questo senza considerare che le fonti fossili continuano a essere utilizzate e che quindi le energie rinnovabili si accoppiano ma non sostituiscono quelle sporche.

Ma c’è un’altra considerazione da fare che in qualche modo riguarda sempre la fine delle risorse, ma anche il perdurante colonialismo dei paesi occidentali. È ora di smetterla di mostrarci nelle pubblicità un mondo pulito con auto silenziose, silenziose pale eoliche e distese di pannelli solari (ovviamente su terreni agricoli, peraltro). I metalli rari e le terre rare che sono alla base di questi prodotti non cascano dal cielo, ma la loro estrazione è estremamente inquinante (https://www.lifegate.it/la-dove-nasce-la-tecnologia-e-si-avvelena-la-terra) e dispendiosa ed è sparsa in giro per il mondo: oltre che in Cina, anche in paesi instabili politicamente (https://volerelaluna.it/economie/2021/05/17/terre-rare-e-colpi-di-stato-frequenti/). Come bene afferma Guillaume Pitron, noi occidentali vogliamo il bello dell’energia verde senza assumercene i pesanti costi, e nel contempo dipendendo mani e piedi da paesi terzi. Questo senza contare che anche questi metalli sono destinati a esaurirsi, come qualsiasi risorsa.

Caro Cingolani, ricordati: primo, la decrescita, volenti o nolenti, dovremo affrontarla e probabilmente con governi come il tuo sarà tutt’altro che felice; secondo, niente è gratuito a questo mondo (https://www.youtube.com/watch?v=emoy6FQr-X4).

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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