Firenze. Ricordando Enzo Mazzi

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Enzo Mazzi, morto dieci anni fa (il 22 ottobre 211), non è stato solamente il principale animatore della comunità parrocchiale, divenuta poi comunità di base, dell’Isolotto e quello che più di altri/e l’ha rappresentata all’esterno, in Italia e nel mondo, con i suoi scritti. In diverse occasioni ha avuto un ruolo importante nel dare visibilità e parola alla Firenze dell’accoglienza e della solidarietà, ai soggetti discriminati ed emarginati, alle realtà impegnate a costruire “un altro mondo possibile”.

Ricordo che durante una delle ricorrenti campagne contro la popolazione Rom fu organizzata dalle associazioni antirazziste un’iniziativa pubblica che rendesse evidente l’esistenza di una città diversa, disponibile a contrastare i sentimenti di rifiuto e di ostilità alla base di tali campagne. Alcune centinaia di cittadini/e si ritrovarono in piazza Strozzi per dare questo segnale in controtendenza rispetto a un senso comune che stava divenendo sempre più diffuso. A un certo punto, insieme a Enzo Mazzi, arrivò un nutrito gruppo di donne e uomini Rom del campo del Poderaccio, situato in zona Isolotto, e questo rese ancora più valida la manifestazione, in quanto condivisa da quanti/e erano discriminati/e e da chi si mostrava solidale con loro. Il rapporto di Enzo con il popolo Rom del Poderaccio non era nato improvvisamente in tale occasione, ma aveva le sue radici in un susseguirsi di incontri, di presenze Rom alle assemblee/messe domenicali in piazza, di partecipazione a vertenze con l’Amministrazione comunale perché si uscisse finalmente dalla logica dei cosiddetti “campi nomadi”. Gli organizzatori della manifestazione in piazza Strozzi (Piero Colacicchi dell’ADM, Associazione per la Difesa delle Minoranze, e Riccardo Torregiani, della Rete Antirazzista) non nascosero la loro soddisfazione per quell’arrivo inaspettato e per quell’incontro in piazza della Firenze solidale con i Rom. Certo, non fu così eliminata l’ostilità nei loro confronti, ma si dette un piccolo contributo a creare degli anticorpi nei confronti del clima di intolleranza alimentato dalla stampa cittadina (in questa direzione andò anche il bel libro di Antonio Tabucchi Gli zingari e il Rinascimento, che uscì in quel periodo).

In occasione del Social Forum Europeo che si svolse a Firenze nel 2002 ‒ e che dette un segnale di ripresa e di rilancio dei movimenti solidali e pacifisti dopo le tremende giornate dell’anno precedente a Genova (quando il potere aveva cercato di annientare con la violenza le molteplici realtà che si battevano per “un altro mondo possibile e sempre più necessario”) ‒ fu affidato a Enzo Mazzi l’incarico di dare il benvenuto in città alle persone provenienti da tanti paesi europei, e non solo, portatrici di esperienze diversissime, ma accomunate dalla comune volontà di volere profondi cambiamenti. Enzo parlò in piazza Santa Croce e le sue parole fecero uscire Firenze dalla nebbia che l’aveva avvolta nelle settimane precedenti a causa di un’indegna campagna che prospettava violenze e saccheggi a causa del Social Forum (tanto che molti negozianti commissionarono lavori straordinari per proteggere le loro botteghe, che tennero rigorosamente chiuse durante la manifestazione conclusiva del Forum: su diverse di loro i manifestanti appesero dei cartelli che dicevano “Chiuso per ignoranza”). Enzo e la Comunità dell’Isolotto avevano preso parte, in precedenza, alla stesura di un libretto in italiano e in inglese, stampato in 20.000 copie su finanziamento della Regione, che cercava di contrastare il clima ostile al Forum presente in città, presentando a chi arrivava da fuori il volto solidale e accogliente di Firenze e le molte esperienze che in tempi diversi l’avevano caratterizzata in tal senso (dalla Società di Mutuo Soccorso agli organismi di autogestione sorti durante l’alluvione ai movimenti sviluppatisi successivamente nei quartieri). Il Social Forum fu un grande successo: si protrasse per alcuni giorni, invadendo la Fortezza da Basso, lo spazio in cui si svolsero i molti suoi seminari, gruppi di lavoro, assemblee. I partecipanti, complessivamente, furono circa 70.000 e la manifestazione conclusiva, contro la guerra, vide la presenza in piazza di centinaia di migliaia di persone. Le istituzioni locali, Comune e Regione, avevano dato un sostegno all’iniziativa (anche se successivamente non avrebbero tenuto granché conto delle indicazioni che dal Forum erano uscite). Fu uno dei momenti più alti e significativi del movimento pacifista (che il New York Times definì “la seconda potenza mondiale”). Ma la guerra contro l’Iraq scoppiò ugualmente, pochi mesi dopo, e ciò causò la progressiva sparizione di tale movimento.

In uno dei momenti più alti e partecipati dell’’esperienza dei Social Forum era stato Enzo Mazzi a rappresentare Firenze, l’altra Firenze, quella non racchiusa nelle cartoline turistiche e nelle logiche mercantili. È opportuno ricordarlo in un momento in cui questa seconda sta prevalendo in modo netto. La memoria di Enzo ci sia di stimolo a cambiare rotta.

One Comment on “Firenze. Ricordando Enzo Mazzi”

  1. Mi onoro di averlo conosciuto! Era molto amico di Don Milani, col quale era stato compagno di banco in seminario, ma su posizioni più autonome rispetto alla ‘chiesa come istituzione’. Lo facemmo venire a Reggio, all’interno della Settimana per la psichiatria, proprio per commentare il rapporto di don Milani con la scuola.
    Pochi mesi prima della sua scomparsa m’inviò questo articolo apparso su La Repubblica di Firenze: https://reggiofa.com/?p=918

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