Lanterne verdi per un impegno antirazzista

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In un periodo in cui, per impedire l’accesso sul suolo europeo a richiedenti asilo, profughi/e, migranti, sorgono muri e non si soccorre chi naufraga in mare, diviene ancora più necessario impegnarsi sul terreno dell’accoglienza solidale e dell’antirazzismo. Tanto più che è messa sotto accusa l’idea stessa di solidarietà (si veda la condanna di Mimmo Lucano e l’incriminazione, poi rientrata, delle persone che a Trieste davano rifugio e sostegno ai migranti provenienti dalla rotta balcanica) e occorre quindi riaffermarla come principio basilare della convivenza umana.

Per questo vorremmo qui riproporre le iniziative della Rete Antirazzista che da oltre un ventennio si batte in città, a Firenze, contro ogni tipo di discriminazione, sia nella società che a livello delle istituzioni, e di “Umani per r/esistere”, un soggetto nato, sempre a Firenze, al tempo dei decreti Salvini al fine di unire all’azione di denuncia e di contrasto nei confronti di tali decreti un’attività pratica volta a dare ospitalità a coloro che venivano messi fuori, sulla base appunto delle nuove norme, dai centri di accoglienza istituzionali. Da un lato, quindi, si raccoglievano firme su un appello elaborato dall’ex magistrato Beniamino Deidda – che, alla luce dei principi costituzionali “demoliva” i decreti Salvini ‒, dall’altra si cominciava a costruire una rete di interventi concreti di accoglienza.

Com’era avvenuto in altre occasioni, al pensiero e all’azione razzista si contrapponevano il pensiero e l’azione solidale e antirazzista (penso al tempo delle campagne contro i Rom e alle iniziative che le contrastarono, riuscendo a incidere positivamente sulla cittadinanza). Come sta avvenendo oggi ai confini della Polonia con la Bielorussia, dove a fianco dei proclami delle autorità che negano ogni possibilità di aiuto a chi cerca di varcare il confine, condannando a morte certa nel gelo uomini, donne e bambini, spuntano le “lanterne verdi”, cioè i segnali messi sull’uscio della propria casa da quanti/e sono disponibili, rischiando i rigori della legge, a dare sostegno a chi cerca di andare verso ovest per trovare una vita migliore.

In tutto questo ci sono due idee diverse e opposte di Europa che si contrappongono: una, che ha il sostegno delle leggi e intende costruire muri, è quella dell’“Europa fortezza”, da preservare nei confronti di tutte/i coloro che intendono raggiungerla e che vanno considerati come dei potenziali “invasori”; l’altra, che invece stabilisce ponti e canali al fine di aprirsi ai nuovi cittadini/alle nuove cittadine e di crescere così attraverso l’incontro e il confronto interculturale, secondo lo spirito che aveva animato il “Manifesto di Ventotene” (cioè l’idea di Europa di Spinelli, Rossi, Colorni, che l’avevano appunto lanciata dall’isola in cui erano stati confinati dal fascismo).

Se c’è una possibilità di sopravvivenza per l’umanità, oltre a un’inversione decisa nei rapporti con l’ambiente, è quella di andare incontro a un processo di meticciato che superi davvero barriere e confini.

L’intreccio, il metissage, la “mescolanza” di persone e culture sono l’unico futuro possibile dell’umanità, in una prospettiva che realizzi davvero l’ideale per cui “nostra patria è il mondo intero”. A quanto affermava Ernesto Balducci ‒ «l’uomo del futuro o sarà un uomo di pace o non sarà» ‒ si potrebbe aggiungere «le persone del futuro o saranno meticce o non saranno» (perché si isoleranno, chiudendosi ciascuno nella propria “piccola patria”, e correranno il rischio di distruggersi a vicenda tramite i possibili scontri tra le diverse realtà identitarie).

Per questi motivi bisogna rimettere al centro del nostro agire, in un tempo di pandemia in cui altri temi stanno prendendo il sopravvento, l’antirazzismo, l’accoglienza, la solidarietà con chi arriva in Italia dal Mediterraneo o dalla “rotta balcanica”. Molti sono i modi per dare concretezza a queste azioni ‒ per mettere, anche noi, sulle nostre case delle “lanterne verdi” ‒ , e cioè: il sostegno finanziario alle navi che operano per raccogliere i naufraghi, spesso ostacolate e boicottate; la richiesta che vengano sospesi i brevetti sui vaccini anti-covid (e si possano quindi estendere le vaccinazioni in Africa e nelle altre zone dove, fino ad oggi, sono state vaccinate percentuali bassissime di popolazione); l’impegno per ampliare la rete di accoglienza a coloro che riescono a raggiungere le nostre città; la mobilitazione perché vengano risolte alcune questioni che si trascinano ormai da molto tempo (ad esempio, l’approvazione di una legge che realizzi finalmente lo ius soli); la solidarietà a chi è messo sotto accusa per il suo impegno solidale (innanzitutto a Mimmo Lucano, che aveva portato avanti una esperienza esemplare a Riace – un’esperienza che coniugava l’impegno ad accogliere i/le migranti con la rivitalizzazione di un paese in via di abbandono, un’esperienza attaccata e distrutta dai poteri forti e da gran parte dei soggetti politici – e che è stato condannato in prima istanza, con una sentenza assurda, a 13 anni di carcere e al versamento di una somma notevole).

Di fronte a una società basata sulla ricerca del profitto è stata proposta negli ultimi tempi la Società della Cura, che si basa invece sul prendersi cura dell’ambiente, delle altre persone, di noi stessi. Ebbene, senza una pratica coerente e decisa sui terreni dell’antirazzismo – contro il razzismo odierno, che si collega spesso alle forme, vecchie e nuove, con cui si manifesta il fascismo ‒, della solidarietà, dell’accoglienza non può esistere la Società della Cura. Ed è per questo che riproponiamo come prioritari tali terreni d’azione e riproponiamo la Rete Antirazzista e “Umani per r/esistere” come strumenti importanti per portarli avanti.

L’immagine della homepage è tratta da “Avvenire”; quella nel corpo dell’articolo è di Mauro Biani.

Gli autori

Moreno Biagioni

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