«Sia il vostro parlare sì, sì; no, no»

Colpì, a febbraio, l’assenza del papa agli incontri fiorentini sul Mediterraneo, voluti da sindaci e cardinali e qualificati dalla presenza di Marco Minniti. Oggi sappiamo che ciò avvenne per la volontà di Francesco, espressamente comunicata all’arcivescovo di Firenze, di non avallare politiche di chiusura nei confronti dei migranti. Scegliere dove stare e dire la verità: è una lezione di cui abbiamo grande bisogno.

Firenze tradisce La Pira

Papa Francesco torna a Firenze per un convegno della Conferenza episcopale su “Mediterraneo frontiera di pace”. Occasione felice nella città di Giorgio La Pira. Ma c’è una contraddizione: a concludere una sessione c’è l’ex ministro dell’interno Marco Minniti, già costruttore di muri nel Mediterraneo e oggi presidente di MedOr, controllata da Leonardo, tra i primi produttori di armi al mondo.

Firenze: migrazioni, passerelle e luoghi comuni

Firenze riparte, dal 23 al 27 febbraio, con due convegni dedicati alla pace nel Mediterraneo. Siamo di fronte a una nuova stagione geopolitica coerente con la tradizione della città? La presenza di sindaci, cardinali e finanche del Papa lo ha fatto inizialmente pensare. Ma la speranza è stata presto tarpata da troppi segnali negativi e inquietanti.

Lanterne verdi per un impegno antirazzista

Ai confini tra Polonia e Bielorussia le autorità negano ospitalità e aiuto a miglia di migranti abbandonati nel gelo. Ma, a fianco, spuntano le “lanterne verdi”, cioè i segnali messi sull’uscio di casa da quanti/e, rischiando i rigori della legge, danno sostegno a chi cerca di andare verso ovest per trovare una vita migliore. È l’altra Europa, l’Europa della cura da costruire ovunque.

Splendori e miserie dell’Occidente

Il Summit per la democrazia organizzato dal presidente Biden alimenta la favola dell’Occidente come culla della libertà investito della missione di portare la democrazia nel mondo. Peccato che questa culla di democrazia comprenda, tra gli altri, l’Arabia Saudita e l’Egitto e che costruisca muri all’insegna dello slogan “immigrazione zero”.

Lukašėnka, Erdogan e l’Europa

La crisi umanitaria ai confini di Bielorussia e Polonia ripropone il problema delle deleghe al controllo dei flussi migratori conferite dall’UE a diversi regimi autoritari. È sempre più evidente il fiato corto, oltre che il disvalore etico, di posizioni come quella secondo cui «Erdogan è un dittatore di cui abbiamo bisogno». Perché è un attimo cambiare quel nome con Lukašėnka.

«Salvati tu che hai un sogno»

Cambiano i Governi ma non le politiche. L’Italia incrementa i fondi per la cosiddetta Guardia costiera libica e rafforza l’assistenza tecnica e militare. Il risultato è l’aumento delle violenze e delle morti nel Mediterraneo (886 dall’inizio dell’anno). E salvarsi diventa sempre più un’avventura, come racconta un intenso romanzo autobiografico di Cherif Karamoko.

È festa d’aprile

Ha senso, a oltre 70 anni dal 1945 e quando il pensiero dominante è lontanissimo dai valori della Resistenza, celebrare il 25 aprire come festa nazionale, con cerimonie, celebrazioni, gonfaloni e bande musicali? Sì, ha senso. Ma a condizione che si tratti, certo, di una festa, ma, ancor più, di un’occasione di mobilitazione e di lotta politica.