La calda estate delle carceri

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Sono 25 gli istituti penitenziari del nostro Paese che presentano un tasso di affollamento reale superiore al 150%, con picchi di oltre il 190%. E i numeri delle presenze sono preoccupanti nella maggioranza degli istituti. Infatti, sono 130 su un totale di 190 le carceri con un tasso di affollamento reale superiore al 100% e, dunque, sovraffollate. Sono 49 gli istituti penitenziari il cui tasso di affollamento reale è attestato tra il 100 e il 120%, 56 quelli nella fascia 120-150% e 25, come si è detto, che superano il 150%. I casi più critici si riscontrano negli istituti di Latina, con un tasso di affollamento reale del 194,5%; Milano San Vittore, che con 255 posti non disponibili ha un tasso di affollamento del 190,1%; Busto Arsizio, con tasso di affollamento al 174,7%; Lucca, con 24 posti non disponibili e un tasso di affollamento del 171,8%; infine Lodi, con un tasso di affollamento al 167,4. L’Italia si conferma tra i paesi con le carceri più affollate dell’Unione Europea, seconda solo a Romania, Grecia, Cipro e Belgio: secondo l’ultimo rapporto Space del Consiglio d’Europa, uscito lo scorso aprile con dati al 31 gennaio 2021, il tasso di affollamento ufficiale in Italia era, a quella data, pari a 105,5%, ben oltre la media dell’Unione Europea del 92,1%. A causa delle molte sezioni chiuse per ristrutturazione, il tasso di affollamento reale saliva, peraltro, al 114%.

Sempre a quella data, il 31,1% dei detenuti nelle carceri italiane era presunto innocente, non avendo ancora una condanna definitiva. La media UE era pari al 24%, e dunque inferiore di oltre 6 punti. I detenuti in attesa di primo giudizio restano in custodia cautelare nelle carceri italiane mediamente 7,6 mesi, dove la media nell’Unione Europea è di 5,2. Guardando al personale, nelle carceri dell’Unione Europea vi è, in media, un poliziotto ogni 3,9 detenuti, mentre in Italia ogni poliziotto deve occuparsi solo di 1,6 detenuti. Per quanto invece riguarda il personale che si occupa delle attività di trattamento, esso è il 3,6% del personale che fa capo alle amministrazioni penitenziarie in Unione Europea, mentre in Italia è il 2%.

Sono alcuni dei dati riportati nel rapporto di Antigone di metà anno sulle condizioni di detenzione in Italia, che aggiunge qualche considerazione sull’aggravamento della situazione determinato dal caldo estivo.

La popolazione detenuta ha, ovviamente, meno possibilità di sfuggire alle temperature elevate. Le segnalazioni pervenute ad Antigone e le visite svolte dagli osservatori dell’Associazione fanno toccare con mano la criticità di alcune situazioni che rendono la vita in carcere insopportabile. In alcuni istituti, come ad Augusta, l’acqua viene razionata, o manca del tutto, come a Santa Maria Capua Vetere, dove manca l’allaccio con la rete idrica comunale (che deve essere effettuato dal Dap e che si prevede venga completato in autunno) e vengono forniti a ciascun detenuto quattro litri di acqua potabile al giorno mentre per le altre necessità è utilizzabile l’acqua dei pozzi artesiani. Dalle visite effettuate in 85 istituti penitenziari negli ultimi 12 mesi, dal luglio 2021 al luglio 2022, gli osservatori di Antigone hanno rilevato che in quasi un terzo (31%) ci sono celle in cui non sono garantiti i 3mq calpestabili per persona. Al sovraffollamento, che non aiuta di per sé a combattere il caldo, si aggiunge anche il fatto che nel 58% delle carceri visitate c’erano celle senza la doccia per garantire igiene e refrigerio (anche se il regolamento penitenziario del 2000 prevede che ci siano docce in ogni camera di pernottamento). Infine nel 44,4% degli istituti ci sono celle con schermature alle finestre che limitano il passaggio di aria.

Il rapporto completo al link: http://www.ristretti.it/commenti/2022/luglio/pdf3/antigone_luglio.pdf

Gli autori

Associazione Antigone

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