Colombia: Petro ha vinto!

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Colombia: Oxígeno a la vida e a la paz; Petro sí, colonia no; Giro Histórico en Colombia: sono alcuni dei titoli dei giornali che annunciano la vittoria alle elezioni presidenziali di domenica 19 giugno dei candidati del Pacto Historico. L’ex guerrigliero Gustavo Petro – come ha voluto caratterizzarlo Il Sole 24 Ore – e l’avvocata Francia Marquez Mina di origini africane e militante ambientalista e per i diritti umani.

Scrivo questo articolo con grande gioia per le mie brevi esperienze con sindacalisti colombiani che avevano lasciato un segno triste e profondo: la sindacalista del settore sanitario che partecipava al corso dove ero uno dei relatori dovette abbandonarlo per rientrare in Colombia perché un gruppo paramilitare le aveva ucciso il figlio di dodici anni e il sindacalista che avevo conosciuto lavorando per la dismissione dall’amianto con la Confederazione Sindacale delle Americhe mi ricordava che in un incontro con un dirigente di Eternit Colombia si sentì dire «¿prefieres plomo o plata?» («preferisci il piombo o l’argento?»). Una violenza per me quasi inimmaginabile. È per queste ragioni che la presidente del Senato argentino Cristina Kirchner si è immediatamente congratulata con Petro ricordandogli che «devi suturare le ferite di tante tragedie».

Gustavo Petro si è affermato con il 50,44% dei voti (11.281.002 preferenze espresse) contro il 47,31% (10.580.399 preferenze) del suo avversario Rodolfo Hernández, che ha subito riconosciuto la sconfitta. Il candidato Gustavo Petro è stato designato sulla base di elezioni che noi chiameremmo primarie a cui hanno partecipato più di 5,5 milioni di elettori; in Colombia esse fanno parte del procedimento istituzionale per le elezioni ma non si può comunque ignorare l’alta partecipazione quando un elettore su due già concorre alla indicazione del candidato. Petro è espressione di una vasta alleanza di organizzazioni politiche e di movimenti sociali – il Pacto Histórico – non nata a caso ma realizzatasi già nel 2021 nella preparazione e nello svolgimento delle lotte contro le politiche liberiste e la corruzione del governo di Iván Duque che ebbero il culmine nel paro general di aprile (sciopero generale diremmo noi sbagliando, il paro è il blocco di tutto e non partecipano solo i lavoratori).

Questa esperienza politica e sociale è molto simile a quella cilena (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/12/21/la-vittoria-di-boric-in-cile-gracias-a-la-vida/) e mi interrogo sul perché non possa essere un riferimento anche qui in Italia. Interessante è la tabella sulla sua composizione:

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All’inizio della campagna elettorale tutti i sondaggi davano vincente il candidato del Pacto Historico con un largo margine sul suo avversario Fico Gutiérrez, uribista ed espressione della destra autoritaria e violenta. Ma in pochi mesi è sceso in campo il settantasettenne multimilionario Rodolfo Hernández che ha dato vita all’alleanza Liga Anticorrupción – lui, plurindagato per corruzioni avvenute quando era sindaco – e ha lanciato una forte campagna mediatica con l’aiuto di esperti internazionali in materia: gli oltre 6,5 milioni di voti raccolti al primo turno sono stati una sorpresa e attribuiti alla potenza dei social media e di TiK-Tok in particolare. Questa analisi ignora peraltro volutamente che la borghesia colombiana ha abbandonato il cavallo perdente Gutiérrez e il sistema di informazione (televisivo e, soprattutto, dei quotidiani) ha appoggiato apertamente il “Trump colombiano”, come è stato definito Hernández, che aveva inoltre l’appoggio di Sergio Fajardo che alle elezioni presidenziali del 2018 aveva raccolto 4,6 milioni di voti.

Al primo turno Petro ha avuto poco più del 40% dei voti, Hernández il 28% e Gutiérrez il 23%: per queste ragioni un giornalista ha definito l’affermazione di Petro la “peggiore delle vittorie possibili”, mentre il candidato uribista ha subito dichiarato l’appoggio al secondo eletto. Sembrava quindi una battaglia in salita e molti osservatori ritenevano che Petro avrebbe potuto farcela solo se l’astensionismo fosse andato ben oltre al tradizionale 50%. Non è stato così. C’è stata invece una reazione della società civile estremamente importante: pressoché tutte le associazioni della popolazione indigena si sono attivate per appoggiare il candidato progressista; gli studenti universitari si sono raccolti in massa nelle assemblee contro le proposte di privatizzazione di Hernández; anche il candidato a vicepresidente nella lista di Sergio Fajardo si è schierato con Petro.

La campagna elettorale è stata caratterizzata da atti di violenza che non si conoscevano da molti anni e nelle elezioni presidenziali precedenti, in particolare quella del 2018; da gennaio 2022 sono stati assassinati più di 15 militanti sociali e 11 guerrigliere e guerriglieri che avevano aderito all’accordo di pace tra governo e FARC nel 2016. Questa situazione ha spinto la confederazione Sindacale delle Americhe a intervenire per ben tre volte in quattro mesi sul Governo colombiano per difendere i militanti sindacali e dei diritti umani e ha portato a una presa di posizione dell’Onu: «L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha rivelato che nei primi due mesi del 2022 più di 274.000 persone sono state colpite da dinamiche legate alla violenza armata, che hanno rappresentato un aumento del 621% rispetto al stesso periodo del 2021 e ha avvertito che almeno 13mila colombiani hanno dovuto trasferirsi». In questi anni mi sono più volte interrogato se le FARC avessero fatto bene a sottoscrivere l’accordo, visto che dal 2016 ogni anno venivano assassinate decine e decine di loro militanti ritornati alla società civile. Hanno pagato e stanno pagando un prezzo molto alto ma il loro contributo alla lotta politica e sociale di massa è stato determinante, liberando forze diffuse per il conflitto democratico e per la partecipazione popolare.

Qualche commentatore si è chiesto se il 7 agosto, momento dell’insediamento del nuovo presidente, «le Forze Armate giureranno obbedienza come comandante supremo a un ex guerrigliero vestito da civile e ora Presidente». È, a mio avviso, importante che il segretario di Stato USA, Blixen, si sia congratulato con il popolo colombiano per lo svolgimento democratico delle elezioni presidenziali, che abbia auspicato la continuità di buone relazioni tra i due paesi con l’obiettivo di più solide democrazie e per minori diseguaglianze nell’emisfero. Vedremo.

Termino citando un autore che paventava la continuità dei “cento anni di solitudine” della Colombia nel continente sudamericano. La Colombia è il terzo paese per numero di abitanti, nell’ultimo secolo non c’è mai stato un governo di sinistra, è il paese con le maggiori diseguaglianze dopo il Brasile, quello con 7 basi militari ospitanti truppe statunitensi, con una violenza criminale in simbiosi con tanta parte della politica. In tutta l’America Latina si guardava con ansia e con speranza alle elezioni del 19 giugno: il giro historico è avvenuto e avrà una sua influenza.

Gli autori

Fulvio Perini

Perini Fulvio, sindacalista alla CGIL, ha collaborato con la parte lavoratori, Actrav, dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

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