Ripartire dai “sacchi di patate” di Karl Marx

Impegnarsi nei partiti collocati più a sinistra o radicarsi nel territorio per stimolare la nascita di nuove lotte sociali? Forse bisogna ragionare su tempi più lunghi di quelli elettorali e muoversi sapendo che saranno le lotte sociali e il conflitto culturale, collegati tra loro, a creare le condizioni di un efficace rapporto tra rappresentati e rappresentanti e con la politica a livello istituzionale.

Spetta sempre alla sinistra salvare la democrazia

La propensione di moderati e liberali a ritrovarsi con la destra reazionaria è una costante. Lo abbiamo visto, in Italia, con Berlusconi ma lo stesso sta accadendo in gran parte d’Europa. In Svezia, in Olanda e oggi in Francia. Qui, peraltro, c’è una novità: la costituzione del Nuovo Fronte Popolare, con un programma comune riformatore. A salvare la democrazia deve pensarci sempre la sinistra…

Un terzo polo a sinistra esiste: ma bisogna crederci

A fianco del buio delle elezioni europee c’è un dato positivo in quelle amministrative. Almeno in Toscana. La sinistra arriva al ballottaggio, o raggiunge percentuali considerevoli e, a volte, vince se riesce a costruire coalizioni larghe, lasciando da parte settarismi e (micro)calcoli di (micro)rendite di posizione. Convergendo attorno ad un programma di svolta, è possibile cambiare (almeno) le nostre città e i nostri territori.

Europee, luci nel vento

La prevista onda nera europea è arrivata ed è allarmante sul piano storico e simbolico ma contenuta sul piano numerico. Politicamente annuncia un’ulteriore svolta a destra della Ue anche a maggioranza di governo invariata. In Italia, intanto, Meloni perde voti e a sinistra, con l’elezione di alcuni candidati autenticamente pacifisti, si accende qualche bagliore. Se solo Schlein e Conte volessero…

Nord Europa: la sinistra vince ma predica la guerra

Nell’oscurità che avvolge l’Europa una luce sembra sprigionarsi dal Nord Europa, dove la sinistra radicale ha conseguito, nelle elezioni europee, un successo tanto significativo quanto inaspettato. A produrlo sono stati, insieme agli eccessi delle destre, un crescente radicamento territoriale e un investimento sui temi ambientali. Ma restano forti contraddizioni sul tema, cruciale, della pace e della guerra.

Il ballottaggio a Firenze: votare o non votare?

A Firenze si va al ballottaggio. Da una parte la mediocre, incolore figura dell’ex direttore tedesco degli Uffizi con il seguito di piccoli gerarchi, repellenti anche solo a sentirne la voce. Dall’altra l’esponente di un sistema collaudato che di fatto favorisce il ritorno del fascismo, perché fa sembrare la democrazia un fallimento e una truffa. Che fare, dunque? Ci sarà da star male in qualunque modo: sia votando, sia non votando.

Dopo le europee: la necessità di un dibattito senza reticenze

Ha vinto l’astensione e ha tenuto la destra, che è oggi più forte di ieri. È stata sconfitta, in modo definitivo, la sinistra alternativa, confermatasi, sul piano elettorale, irrilevante. Anche il riferimento alla pace non è stato un discrimine. I valori della sinistra e la necessità di una politica radicata nel sociale sono più che mai attuali, ma occorre maggior attenzione alle dimaniche istituzionali.

L’8 e il 9 giugno si vota. Per chi?

Ancora una volta, come sinistra, arriviamo alle elezioni impreparati, divisi, demotivati. Proprio quando la drammaticità della situazione imporrebbe unità e capacità propositiva. Eppure occorre scegliere, anche se i partiti e le aggregazioni esistenti non sono uno strumento utile ma, piuttosto, un ostacolo. Dunque bisognerà orientarsi a tentoni tra i candidati, combinando coerenza, possibilità di successo e futuro.