Le elezioni svedesi tra armi, migranti e adulti nella stanza

Nelle elezioni di settembre i socialdemocratici svedesi, pur restando i più votati, hanno ottenuto il peggior risultato della storia e oggi non sono in grado di formare un governo. Questo risultato, intervenuto all’esito di una campagna elettorale costruita sulla delegittimazione della sinistra radicale, dimostra che contro la “marea nera” non basta qualche briciola di protezione sociale in un quadro di adesione al modello della destra.

Se il Governo evoca la “fuga dei bianchi”

Il senso del decreto-legge sul “tetto” di studenti stranieri è stato anticipato da Meloni: tenere gli alunni bianchi al riparo dalla minaccia nera indotta dalla prevalenza, in alcune classi, di alunni stranieri. Solo dopo è intervenuto il riferimento, strumentale e ipocrita, all’integrazione. Il decreto è, in gran parte, inattuabile e Meloni lo sa benissimo. Ma poco importa: l’intento è parlare, alla vigilia delle elezioni, alla pancia dei suoi elettori.

L’eterno loop del voto utile

Evitare che la destra, rivincendo, abbia la massima libertà di scatenare le proprie inclinazioni autoritarie. È necessario. Ma non si può evitare la sensazione di essere di fronte all’eterna riedizione di un loop infinito e, come la storia dimostra, improduttivo. Ognuno, nell’urna, farà le sue scelte. Ma, parallelamente, occorre lavorare a una forza popolare innovativa. Per battere la destra, ma soprattutto per sapere cosa fare dopo.

La sinistra italiana e l’Europa. Restare servi o diventare europei

Nel mondo trionfano il suprematismo nazionalista, l’odio per gli immigrati, la negazione dello Stato di diritto, la persecuzione delle minoranze. In questo contesto L’Europa, pur tradendo in buona parte le attese, ha limitato le diseguaglianze sociali (costruendo più robusti sistemi di welfare) e tutelato i diritti individuali. Sta alla sinistra rilanciare un progetto di costituzione per gli Stati Uniti d’Europa.

Il realismo dell’utopia

La democrazia, come l’abbiamo conosciuta nella modernità, non esiste più, la destra ha il vento in poppa e il mondo sta di nuovo precipitando nella guerra. In questo contesto, contenere l’avanzata della destra è una priorità, ma senza indebolire la prospettiva di un mondo diverso. Come? Immettendo nel confronto politico alcuni punti fermi (a cominciare dal no al riarmo) come precondizione per qualsivoglia sostegno o dialogo.

Dalla scuola dell’autonomia alla scuola per il mercato

L’autonomia scolastica nasce nel 1997, evocando “scuola autonoma” in grado di autogovernarsi e di decidere come realizzare il proprio progetto educativo. Ma le buone intenzioni sono state presto frustrate e, dopo quasi 30 anni, possiamo affermare che hanno prevalso esigenze più forti, provenienti dal mercato del lavoro, dalla riduzione della spesa pubblica e dal prevalere di una visione utilitaristica e strumentale del sapere.

La resistibile ascesa dell’onda nera e le sue premesse

L’impoverimento di massa attraversa l’Occidente e le forze economiche e politiche che lo producono lo cavalcano, poi, attribuendone la responsabilità ai migranti. Ma non può essere questa la soluzione. E siamo davanti a un bivio: il superamento del capitalismo o il suo consolidamento autoritario, come nella prima metà del ‘900. Manca il soggetto politico che intraprenda la prima via. Per la seconda basta guardare a destra.

Sassonia-Anhalt, le ragioni di un risultato

L’AfD, forza di estrema destra e ultraliberista, ha stravinto in una delle regioni più povere della Germania, cavalcando la crisi e schierandosi (a parole) contro la guerra, inducendo così al voto gran parte degli astenuti nelle precedenti elezioni. È paradossale ma si spiega con le politiche fallimentari dei governi di coalizione di CDU e SPD e con le timidezze, le compromissioni e le contraddizioni di una sinistra divisa tra Linke e BSW.

Modeste proposte per un resettaggio del campo progressista

Il confronto politico tra le forze di opposizione all’attuale Governo è in stallo. Per uscirne occorre abbandonare i luoghi comuni che hanno snaturato la sinistra e liberarsi degli slogan. In concreto è necessario puntare al ritorno al voto dei disillusi (grazie a una ritrovata credibilità), individuare 5 o 6 punti qualificanti su cui stipulare un’alleanza con gli elettori, non avere paura delle primarie e ritrovare la passione per la politica.

Alla sinistra non far sapere quant’è orrendo delle armi il potere

La disputa agostana sul woke, seguita a un articolo, volutamente deformato, di Giuseppe Conte è stata inutile e fuorviante. La sinistra, infatti, non deve scegliere fra diritti civili e diritti sociali. Deve chiedersi perché i primi vengano spesso trattati come un universo autosufficiente e i secondi come un elenco di desideri privo di copertura. Ma farlo pone la questione delle spese per il riarmo che tutti preferiscono accantonare.