Natale ci riguarda

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Uscito da una messa in cui aveva sentito predicare gli atti di misericordia corporale, il piccolo Luigi Pirandello tornò a casa seminudo perché aveva rivestito del suo abito un bambino che aveva visto coperto di stracci. Ma, una volta a casa, egli venne aspramente rimproverato: e comprese, una volta per tutte, che nessuno prendeva sul serio il cristianesimo nel quale si veniva educati. Ogni Natale mi viene in mente questa storia, perché se – parlo di noi cristiani – prendessimo sul serio l’Incarnazione che festeggiamo, davvero nulla potrebbe rimanere come il giorno prima. E invece tutto è teatro, come il piccolo Pirandello precocemente capì. Ed è un teatro in cui pensiamo di sedere in platea.

Nella terza domenica di avvento del 1933 (era il 17 dicembre) Dietrich Bonhoeffer tenne un sermone sul Magnificat nella chiesa evangelica di Londra che curava, avendo dovuto lasciare, temporaneamente, la Germania nazista. In quel discorso troviamo il senso più rivoluzionario, inquietante, esplosivo di questo giorno che abbiamo reso dolciastro, sedativo, conformista, impotente:

Dio ama ciò che è perduto, reietto, insignificante, ciò che è debole, spezzato. Quando gli uomini dicono «perduto» egli dice «trovato», quando dicono «condannato» egli dice «salvato», quando gli uomini dicono «no» egli dice «sì». Quando giungiamo nella nostra vita al punto di vergognarci davanti a noi stessi e a Dio, quando arriviamo a pensare che è Dio stesso a vergognarsi di noi, quando sentiamo Dio lontano come mai nella nostra vita, ebbene, proprio allora Dio ci è vicino come non mai; allora vuole irrompere nella nostra vita, allora ci fa percepire in modo tangibile il suo farsi vicino, così che possiamo comprendere il miracolo del suo amore, della sua prossimità, della sua grazia. Quando Dio sceglie Maria come suo strumento, quando Dio stesso decide di venire in questo mondo nella grotta di Betlemme, non si tratta di un episodio idilliaco occorso a una famiglia, ma è l’inizio di un rovesciamento totale, di un nuovo ordine di tutte le cose di questa terra. E se vogliamo prendere parte a questo evento dell’Avvento e del Natale, non possiamo semplicemente starcene lì a fare da spettatori, come fossimo a teatro, e rallegrarci di tante belle scenette, ma siamo trascinati con forza anche noi dentro questa azione, in questo mutamento di tutte le cose, siamo chiamati ad essere protagonisti anche noi su questo palcoscenico.

Non possiamo rimanere spettatori: dobbiamo salire sul palcoscenico.

Bonhoeffer lo fece: tornò a Berlino, si impegnò nella Chiesa confessante che, a differenza della Chiesa protestante ufficiale, lottava contro il nazismo. Ma non bastava. E così prese parte attiva nella cospirazione che doveva portare all’eliminazione di Hitler e a un intervento inglese a supporto del colpo di Stato democratico e antinazista. Arrestato il 5 aprile del 1943, venne impiccato il 9 aprile 1945. Le sue lettere e i suoi scritti del carcere, raccolti e pubblicati con il titolo di Resistenza e resa, sono tra i testi più alti del pensiero cristiano del Novecento.

Lì, in una lettera ai genitori del 17 dicembre 1943, leggiamo parole che in questo Natale 2020, in questo Natale diverso, possiamo forse capire un po’ più profondamente:

Guardando la cosa da un punto di vista cristiano, non può essere un problema particolare trascorrere un Natale nella cella di una prigione. Molti in questa casa celebreranno probabilmente un Natale più ricco di significato e più autentico di quanto non avvenga dove di questa festa non si conserva che il nome.
Un prigioniero capisce meglio di chiunque altro che miseria, sofferenza, povertà, solitudine, mancanza di aiuto e colpa hanno agli occhi di Dio un significato completamente diverso che nel giudizio degli uomini; che Dio si volge proprio verso coloro da cui gli uomini sono soliti distogliersi; che Cristo nacque in una stalla perché non aveva trovato posto nell’albergo; tutto questo per un prigioniero è veramente un lieto annuncio. Credendo questo, sa di essere inserito nella comunità dei cristiani, che supera qualsiasi limite spaziale e temporale. E le mura della prigione perdono la loro importanza.
Penserò molto a voi tutti, la notte santa; e vorrei che voi foste persuasi che anch’io trascorrerò dei bei momenti e non sarò abbattuto dalla tristezza. Per Maria sarà durissimo. Mi piacerebbe saperla da voi. Ma per lei sarà forse meglio restare a casa sua. Se si pensa a ciò che di orribile negli ultimi tempi è capitato a tante persone a Berlino, ci si rende conto di quante siano le cose per le quali dobbiamo ancora provare gratitudine. Sarà dappertutto un Natale molto silenzioso, e i bambini in futuro ci ripenseranno a lungo. Ma forse proprio per questo qualcuno si accorgerà per la prima volta di che cosa sia in realtà il Natale. Salutatemi molto i miei fratelli, i bambini e tutti gli amici. Dio ci protegga tutti.

Siamo provati, in questo Natale. Chiusi: se non in prigione, in molte solitudini. Senza poterci abbracciare. Pieni di angoscia per il futuro. Prigionieri di uno stato delle cose in cui ingiustizia si somma a ingiustizia.

Ma, forse, proprio per questo stavolta possiamo capire davvero il Natale. Possiamo renderci conto che non contempliamo una scenetta, ma siamo saliti – almeno un po’, e nostro malgrado – sul palcoscenico.

Capiamo che il Natale ci riguarda. Che la carne che deve essere liberata è la nostra. Che le comunità a cui apparteniamo – non importa se cristiane o no – sono l’unica dimensione in cui le nostre solitudini acquistano senso.

Se capiamo questo, davvero «le mura della prigione perdono la loro importanza». Se vediamo questo, potremmo perfino accorgerci, «per la prima volta, di cosa sia in realtà il Natale».

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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4 Comments on “Natale ci riguarda”

  1. Condivido il commento e se posso deviare un poco dall’argomento Natale, vorrei dire che ho trovato i documentari su Tiepolo veramente straordinari. Per tutto, anche per le musiche e il taglio delle inquadrature. Bellissimo anche questo sito. Buon Natale.

  2. Molto bello, anche per chi non crede. E’arrivato il momento di salire sul palcoscenico, di mettersi in gioco. Grazie, professore, e dopo il Natale, buone cose per un futuro di attori ” veri”.

  3. Il Natale per me che non sono credente, ma rispetto profondamente tutti i credenti di tutte le religioni, è effettivamente il un messaggio di pace e fraternità. Peccato che per la maggioranza sia la festa del regalo, di essere per un giorno o far finta di esserlo. Nella nostra società attuale il messaggio è stato ridotto ad un uso commerciale.
    Chissà se le difficoltà della pandemia, del lavoro, la malattia e i lutti che purtroppo ha colpito spietatamente tante famiglie ci faranno pensare ad un modo di vivere alternativo, più umano e con meno mercato e più giustizia.
    Buone feste a Lei professore e a tutti i collaboratori dell’associazione.

  4. Questo è il 66esimo Natale che vivo, il più vero di tutti ,il più onesto, il più sincero il più pulito e il più aderente alla realtà di quella moltitudine silenziosa che soffre e che soffrirà ancora

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