«Est – dittatura last minute»

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Regia: Antonio Pisu
Sceneggiatura: Antonio Pisu
Cast: Lodo Guenzi, Matteo Gatta, Jacopo Costantini, Matteo Gatta, Liviu Cheliou, Paolo Rossi Pisu, Ana Ciontea
Fotografia: Adrian Silisteanu
Montaggio: Paolo Marzoni
Musiche: Davide Caprelli
Italia, commedia/drammatica, 105 minuti

 

Negli ultimi mesi del 1989 tre amici partono da Cesena per un viaggio in Est Europa. A Budapest incontrano un rifugiato rumeno, il quale chiede loro il favore di andare nel suo paese natale e di portare una valigia alla sua famiglia. Il trio di giovani fino a quel momento spensierati parte così in direzione Bucarest, acquistando le consapevolezze sia delle condizioni di estrema povertà della nazione al crepuscolo dell’era Ceasescu, sia di sguardo sull’altro, perdendo quel distacco un po’ vitellonesco che li aveva spinti a partire.

Questo è il riassunto della vicenda realmente accaduta che viene raccontata da Est – Dittatura last minute di Antonio Pisu, da qualche giorno disponibile su piattaforme online come il portale #Iorestoinsala; spezzoni di immagini e filmini del vero viaggio fatto al tramonto del secolo breve dai tre amici appaiono nei titoli di coda.

Il film è quindi un road movie di formazione dall’impostazione abbastanza classica, che sceglie il tono altrettanto classico della commedia malinconica e amara affacciata sul dramma. Questo ci permette di aprire una parentesi e ricordare un ottimo film di viaggio nell’Est Europa post comunista: Il toro (1994) di Carlo Mazzacurati, malinconica odissea oltre l’ex Cortina di ferro di due lavoratori sull’orlo del baratro mossi dall’obiettivo di vendere un toro campione di inseminazione artificiale. Mazzacurati raccontava un viaggio che in qualche modo metteva a confronto due crisi dalle cause diverse e dagli effetti simili, in una maniera estremamente efficace, segno del cinema fortemente umanista del compianto regista padovano, dove il contesto riecheggiava con chiarezza proprio per l’efficacia dei ritratti interiori e per la centralità delle intimità e delle psicologie di chi, per scelta o per inevitabilità, affrontava l’evolversi della storia e della società. Caratteristiche e atmosfere che è difficile ritrovare nel film di Pisu, opera dalle ottime intenzioni e dal poco nerbo, un po’ indecisa sul tono da scegliere e su come gestire l’amalgama tra commedia e dramma e tra il ritratto delle interiorità e l’eco delle evoluzioni della storia, pur non priva di una manciata di momenti riusciti (su tutti, l’incontro con la cantante, momento dalle fattezze paradossali e laconiche simili alla poetica di Aki Kaurismaki).

Est – Dittatura last minute pare proprio voler nascondere questa indecisione di fondo puntando quasi tutte le sue carte sulle sequenze dal maggior e più immediato impatto emotivo; dalle immagini di assoluta povertà alternate ai volti scioccati e pensosi dei tre protagonisti all’incontro con la famiglia del profugo incontrato in Ungheria, anche ricorrendo senza esitazioni a mezzi come la sottolineatura didascalica di una colonna sonora dai toni pomposamente melodrammatici, o a una certa insistenza su “intensi” primi piani che in realtà tolgono centralità a ciò che accade. Insomma, senza nulla togliere, anche i momenti emozionanti più efficaci paiono essere dei placebo per fuggire l’indecisione di fondo, e non impediscono al film di rimanere sulla superficie delle cose e delle psicologie. Si faccia l’esempio di quello che sarebbe potuto essere l’aspetto più interessante, il fatto cioè che i tre giovani viaggiatori fossero, per così dire, dei figli del riflusso, dei vitelloni tra il disinteressato e l’inconsapevole (uno di loro, per esempio, sapeva poco o nulla di ciò che stava accadendo a Berlino e dintorni) che si scontravano con la fine della secolo breve, maturando e raggiungendo una coscienza critica. Le loro caratteristiche di partenza un po’ guascone e autocentrate vengono giusto accennate senza particolare approfondimento – e nella prima parte forse avrebbe giovato, da questo punto di vista, una maggior presenza delle caratteristiche proprie della commedia di viaggio e giovanilistica –, e così la loro evoluzione non si esprime davvero fino in fondo e rimane in qualche modo un bozzetto.

Insomma, Est – Dittatura last minute è un’operazione dall’innegabile onestà di fondo che porta alla luce una curiosa e interessante storia vera, che si può approfondire nelle pagine del romanzo Addio Ceasescu di Maurizio Paganelli e Andrea Riceputi; questo non basta però a salvarla dalle sue debolezze: su tutte la mancanza di nerbo e la difficoltà di andare oltre la superficie delle cose.

Tra i tre protagonisti c’è anche Lodo Guenzi, frontman del gruppo indie Lo Stato Sociale, le cui canzoni sono gradevoli tanto quanto lo sguardo sul mondo di riferimento – quello della gioventù spersa e precaria ‒ e l’impegno un po’ abbozzati e deboli pur nella loro (troppo) esplicita chiarezza; in qualche modo, esattamente come il tono di fondo di Est – Dittatura last minute.

Edoardo Peretti

Edoardo Peretti è nato nel 1985 sulla sponda lombarda del Lago Maggiore ed è stato adottato da Torino negli anni dell'università. Laureato in storia contemporanea collabora, come critico e giornalista cinematografico, con periodici on-line e cartacei (Mediacritica, Cineforum, L'Eco del nulla, Cinema Errante e Filmidee sono le principali collaborazioni). Ha lavorato per festival ed enti del settore e cura rassegne ed eventi, in particolare con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema e con l'associazione Switch On.

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