Controllare e schedare: un’ulteriore tappa verso lo Stato di polizia

Il decreto legislativo per il recepimento dell’AI Act, su cui il 29 luglio il Senato ha espresso parere favorevole, introduce norme che facilitano la raccolta di dati biometrici in occasione di manifestazioni e azioni di sorveglianza di massa. Si tratta di un impianto legale che legittima e potenzia la deriva autoritaria e repressiva della maggioranza. C’è un elefante nella stanza e si chiama polizia predittiva.

Per un no sociale

Il referendum sulla giustizia non è una questione tecnica. Riguarda la possibilità che esistano limiti al potere di chi governa. E riguarda, soprattutto, la possibilità che chi sta in basso possa prendere parola, difendersi, dissentire, organizzarsi. Dire No non significa difendere lo status quo. Non significa idolatrare la magistratura. Questo No deve essere un No sociale, perché ciò che viene colpito è il conflitto democratico.

Il futuro non comincia adesso…

Se oggi c’è un pericolo che avanza a grandi passi – e si materializza non solo in Italia ma in tutte le (ex o post) democrazie occidentali – non è la violenza contro lo Stato, ma la violenza di Stato. In questo contesto dire che “il futuro comincia adesso” e comportarsi come se fosse davvero così, pretendendo, per di più, di rappresentare le moltitudini non fa che perpetuare l’attuale assetto di potere.

Il Governo della paura e l’alibi dell’insicurezza

Non ci sono solo premierato assoluto, deportazioni di migranti e precettazioni. C’è, a fianco, un nuovo disegno di legge che prevede la criminalizzazione della marginalità sociale, l’incremento della repressione del dissenso e del conflitto, il potenziamento e la blindatura del carcere e l’aumento dei poteri delle polizie. Non per dare più sicurezza ai cittadini ma per aprire la strada a una svolta autoritaria.