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Il colore dei manganelli

La repressione della protesta e le violenze di polizia in funzione di ordine pubblico non sono, nel nostro Paese, una novità. Ma le manganellate di Pisa di due settimane fa segnano un salto di qualità: per il clima politico circostante, per la copertura della politica, per la saldatura in atto tra Governo e apparati di sicurezza e per l’accanimento nei confronti di antifascisti e pacifisti. Guai a sottovalutarlo.

«Ringraziate i ragazzi che scendono in piazza e non hanno paura!»

«A Pisa il 23 febbraio non c’è stato nessuno scontro. Siamo stati picchiati e basta. Mentre eravamo pacifici, disarmati e con le mani alzate. E voi, rappresentanti della politica, state coprendo tutto questo, invece di chiedere, prima di tutto, scusa. Ma noi siamo ancora qua, non abbiamo paura e continueremo a lottare per un paese migliore. Con il vostro atteggiamento ci avete dato un motivo in più per scendere in piazza».

Le manganellate di Pisa non sono un “incidente”

Le manganellate di Pisa e Firenze, non diverse da quelle che più volte hanno colpito a Torino o in Valle di Susa, non sono un semplice “incidente” e meritano un’analisi sul lungo periodo. Esse chiamano in causa non solo agli agenti che ne sono stati autori ma anche gli apparati di polizia che hanno sfuggito un rinnovamento democratico e le forze politiche che, per ragioni di consenso, omettono di denunciarlo.

Voi, studenti, siete l’antidoto contro il fascismo

A Torino, per evitare contestazioni a una manifestazione del Fuan, la polizia ha fatto irruzione nell’Università entrando nelle aule e manganellando gli studenti. L’Università ha risposto con una affollatissima assemblea nella quale il prof. Amedeo Cottino ha sottolineato il ruolo degli studenti antifascisti come «antidoto contro i veleni del potere, le menzogne, l’erosione della cultura, il fascismo».

Violenze di polizia a Torino: una tradizione sabauda

A Torino, nei giorni scorsi, un corteo di studenti che protestava per l’arrivo di Giorgia Meloni in città è stato disperso dalla polizia con manganellate e cariche di inutile violenza. È, ormai, una sorta di tradizione sabauda. Ma ciò che ogni volta sorprende è il seguito giudiziario: contestazioni a pioggia di resistenza a pubblico ufficiale per i manifestanti e mai un rilievo per violenze ed eccessi di polizia.

Manifestare è la regola, reprimere l’eccezione

Per il Prefetto di Torino le violente cariche contro gli studenti che protestavano contro la presidente del Consiglio sono legittime. Perché le manifestazioni devono essere “autorizzate” e, se ciò non avviene, è compito della polizia disperderle. Affermazione assai grave per un prefetto ché la Costituzione è chiara: le manifestazioni non richiedono autorizzazioni, manifestare è la regola, reprimere l’eccezione.

Blitz a Napoli e a Caivano. “La bonifica” è propaganda

A Caivano le operazioni di polizia sono la prassi, non una risposta eccezionale. Ma ciò non ha mai migliorato la situazione. Di più: i blitz recenti, con grande spiegamento di forze di polizie, hanno portato a esiti inferiori ai precedenti. La montagna ha partorito il topolino. E intanto tutto resta com’è, perché la disperazione è una risorsa e su di essa si costruisce la propaganda. Mentre risorse e diritti non fan gioco a nessuno.

Cosa ci insegnano le rivolte nelle banlieues

L’uccisione da parte della polizia del diciassettenne Nahel ha provocato in Francia violente rivolte. Diverse le lettura che ne sono seguite: effetto delle leggi che hanno dato mano libera polizia, crisi del sistema di governo transalpino, emergere di nuove manifestazioni del conflitto sociale. Comunque sia, la “nuova era dei riot” è destinata a durare a lungo e a non rimanere confinata sul suolo francese.

In Francia la polizia uccide

Se sei nato in quartieri periferici e degradati come quello di Nanterre, se hai vissuto in una banlieue, tra violenza, spaccio, assenza totale dello Stato, se sei maghrebino o se sei di seconda, terza generazione e il tuo cognome ha consonanze arabe e non francesi e vedi una volante della polizia che attraversa il quartiere con il motore che romba, significa che la morte è vicina.