Il fascismo e i nemici della democrazia

Negli ultimi anni la violenza fascista si è riaffacciata in Europa. Ciò, come segnala la risoluzione 25 ottobre 2018 del Parlamento europeo, non è un esercizio di libertà ma un attacco alla democrazia e non può essere tollerato, in qualsiasi forma si manifesti. La “questione fascista” è definitivamente chiusa, nel nostro Paese, con la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.

Tra la pandemia e la guerra: i rischi dell’economia italiana

È difficile, in presenza di una guerra, azzardare previsioni su cosa succederà all’economia. Ma, in ogni caso, di fronte a un’Europa che cresce mentre l’Italia non ne è capace, è prevedibile che l’idea di aiutare l’Italia diventi sempre più impopolare nei paesi europei economicamente forti e che le politiche di austerità diventino sempre più popolari. Con conseguenze che sarebbero drammatiche.

Siamo in guerra, nonostante l’articolo 11 della Costituzione

Siamo in guerra. Inviare armi a un paese belligerante significa entrare a far parte dei paesi belligeranti. Eppure per aiutare gli ucraini oggi, come ieri altri popoli bombardati e in fuga, o bombardati mentre fuggono come i kosovari nel treno abbattuto dalle nostre armi intelligenti, servono politica, mediazione, diplomazia. Servono bende, ospedali, medicine, cibo, accoglienza. Non altre armi.

La detenzione di Öcalan e le responsabilità dell’Italia

La detenzione di Öcalan è iniziata 23 anni fa, il 15 febbraio 1999, con la sua cattura a Nairobi da parte dei Servizi segreti turchi. Su quell’arresto pesa l’inerzia del Governo italiano, allora retto da Massimo D’Alema, che evitò di impegnarsi per concedere asilo al leader kurdo, che pure ne aveva diritto (come poi riconosciuto dal Tribunale di Roma), e lo indusse a lasciare il Paese.

La crisi ucraina e il «signorsì!» dell’Italia

Di fronte alla crisi ucraina e alla prospettiva del ritorno della guerra in Europa, l’Italia è rimasta dapprima totalmente afona. Poi i ministri della difesa e degli esteri, Guerini e Di Maio, intervenendo in Commissione alla Camera e al Senato, hanno premesso che «siamo i più fedeli alleati della NATO» e concluso con un solenne «signorsì!» alle scelte e agli interessi degli Stati Uniti.

No alla guerra!

La crisi in Ucraina rischia di provocare una nuova guerra dalla conseguenze inimmaginabili. Occorre mobilitarsi per impedirlo. L’Unione Europea non deve farsi trascinare dalla NATO in una insensata corsa all’incremento delle minacce sul campo e a un rilancio delle spese militari. L’Italia deve dissociarsi da questa politica e deve mandare un segnale chiaro a favore della distensione.

Controcanto

Controcanto

Ventidue interventi che raccontano e analizzano i mutamenti sociali, politici, culturali che dagli anni Ottanta in poi, in Italia e nell’Occidente, ci hanno portato all’infelice situazione di cui l’attuale pandemia potrebbe essere emblema e sintesi.

Missioni militari e “sicurezza energetica”

Un recente rapporto di Greenpeace rivela che nel 2021 circa 797 milioni di euro, pari a due terzi della spesa italiana per le missioni militari, sono destinati a operazioni di tutela della “sicurezza energetica” del Paese, cioè a proteggere le attività di ricerca, estrazione e importazione di gas e petrolio in aree di conflitto (dalla Guinea alla Libia, al Mozambico).

Lo sport azzurro: un 2021 magico e i problemi aperti

Il 2021 è stato, per il nostro sport, un anno magico. È emersa un’Italia sportivamente caparbia, più avanti rispetto ai progressi civili e politici. Ma non bisogna cullarsi sugli allori. L’auto-considerazione che giustamente ci attribuiamo è in parte minata dalle ambiguità del Coni e delle società sportive militari e da una gestione comunicativa incerta a fronte di rumors e sospetti interessati.

“Patria o morte”

Il titolo di questo intervento può sembrare retorico e nazionalista, quindi tipicamente di destra: ma era il motto di Ernesto Guevara. Ed è un motto giusto anche qui e ora. Le decisioni politiche che hanno il massimo effetto sulla vita delle persone vengono prese a livello nazionale. Questo, dunque, deve essere il terreno del massimo impegno per la sinistra.