Italia, colonia Usa “a sua insaputa”

L’interesse dell’Italia e degli italiani è che la guerra in Ucraina finisca al più presto. Perché, dunque, vi partecipiamo? Non per motivi ideali se, parallelamente, stringiamo accordi con un dittatore sanguinario come Erdogan. Forse solo perché siamo sostanzialmente un satellite, o una colonia, degli USA che alla prosecuzione della guerra hanno un interesse geopolitico.

L’Europa e “i conti in ordine” dell’Italia

A breve, in Europa, i “falchi” ricominceranno a chiedere all’Italia di “mettere in ordine i conti” intendendo con ciò una riduzione della spesa pubblica. Non è questa la strada, almeno a sinistra. Ancora una volta, come un secolo fa, la sinistra per essere tale deve proporre la redistribuzione dai ricchi ai poveri e un maggiore ruolo dello Stato, anche se questo implica un conflitto con l’Europa.

Piano di pace cercasi

Abbiamo superato il novantesimo giorno di guerra senza che si intravedano soluzioni. L’Italia ha finalmente emesso un vagito presentando la bozza di un piano di pace che, timidamente, affronta le controversie sul tappeto. Le reazioni di tutte le parti sono state negative. Ma non c’è alternativa. Occorre rilanciare, sollecitando Francia e Germania a ripresentare un piano di pace comune. Subito.

Il fascismo e i nemici della democrazia

Negli ultimi anni la violenza fascista si è riaffacciata in Europa. Ciò, come segnala la risoluzione 25 ottobre 2018 del Parlamento europeo, non è un esercizio di libertà ma un attacco alla democrazia e non può essere tollerato, in qualsiasi forma si manifesti. La “questione fascista” è definitivamente chiusa, nel nostro Paese, con la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.

Tra la pandemia e la guerra: i rischi dell’economia italiana

È difficile, in presenza di una guerra, azzardare previsioni su cosa succederà all’economia. Ma, in ogni caso, di fronte a un’Europa che cresce mentre l’Italia non ne è capace, è prevedibile che l’idea di aiutare l’Italia diventi sempre più impopolare nei paesi europei economicamente forti e che le politiche di austerità diventino sempre più popolari. Con conseguenze che sarebbero drammatiche.

Siamo in guerra, nonostante l’articolo 11 della Costituzione

Siamo in guerra. Inviare armi a un paese belligerante significa entrare a far parte dei paesi belligeranti. Eppure per aiutare gli ucraini oggi, come ieri altri popoli bombardati e in fuga, o bombardati mentre fuggono come i kosovari nel treno abbattuto dalle nostre armi intelligenti, servono politica, mediazione, diplomazia. Servono bende, ospedali, medicine, cibo, accoglienza. Non altre armi.

La detenzione di Öcalan e le responsabilità dell’Italia

La detenzione di Öcalan è iniziata 23 anni fa, il 15 febbraio 1999, con la sua cattura a Nairobi da parte dei Servizi segreti turchi. Su quell’arresto pesa l’inerzia del Governo italiano, allora retto da Massimo D’Alema, che evitò di impegnarsi per concedere asilo al leader kurdo, che pure ne aveva diritto (come poi riconosciuto dal Tribunale di Roma), e lo indusse a lasciare il Paese.

La crisi ucraina e il «signorsì!» dell’Italia

Di fronte alla crisi ucraina e alla prospettiva del ritorno della guerra in Europa, l’Italia è rimasta dapprima totalmente afona. Poi i ministri della difesa e degli esteri, Guerini e Di Maio, intervenendo in Commissione alla Camera e al Senato, hanno premesso che «siamo i più fedeli alleati della NATO» e concluso con un solenne «signorsì!» alle scelte e agli interessi degli Stati Uniti.

No alla guerra!

La crisi in Ucraina rischia di provocare una nuova guerra dalla conseguenze inimmaginabili. Occorre mobilitarsi per impedirlo. L’Unione Europea non deve farsi trascinare dalla NATO in una insensata corsa all’incremento delle minacce sul campo e a un rilancio delle spese militari. L’Italia deve dissociarsi da questa politica e deve mandare un segnale chiaro a favore della distensione.

Controcanto

Controcanto

Ventidue interventi che raccontano e analizzano i mutamenti sociali, politici, culturali che dagli anni Ottanta in poi, in Italia e nell’Occidente, ci hanno portato all’infelice situazione di cui l’attuale pandemia potrebbe essere emblema e sintesi.