Alberto Cesa e i Cantovivo

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Dieci anni fa moriva Alberto Cesa. Non ho letto nulla in giro in ricorrenza della morte. Ho pensato di colmare questo vuoto. Magari, chissà, lui mi sta guardando ed apprezza anche.

Non posso parlare con competenza dell’opera di Alberto e dei suoi Cantovivo. Posso dire in merito che i Cantovivo sono stati una delle più importanti realtà piemontesi di recupero delle vecchie tradizioni. Si possono accostare, a mio parere, ai più conosciuti Lou Dalfìn e ai Tendachènt.

Ma loro non si limitavano al recupero e alla interpretazione. Alberto aveva convinzioni profondamente popolari e libertarie e cantava anche canzoni che trascendevano la tradizione e anche i ristretti confini del Piemonte.

Però qui mi piace ricordare l’Alberto uomo che volli conoscere un giorno recuperando il suo indirizzo chissà dove. Lui mi accolse nel suo alloggio anch’esso popolare, mi pare nel quartiere San Paolo. Simpatico, aperto, modesto, mi parlò del suo lavoro, ci scambiammo opinioni e saperi, e al congedo mi regalò una sua musicassetta. Ecco, di Alberto mi piace avere e trasmettere quel ricordo, di un uomo con una passione, con un ideale e questa passione, questo ideale l’ha contraddistinto tutta la vita, coerentemente, senza inseguire gloria, fama, denaro.

Purtroppo Alberto ci ha lasciati ancora giovane. Io andai a un concerto in suo ricordo al Conservatorio. La sala era stipata di gente. Un po’ agée, come era logico aspettarsi. La musica popolare non attira i giovani. Al termine comprai il libro Con la ghironda in spalla.

Alberto portava i capelli lunghi. Anche quelli, anche quel simbolo di contestazione della società borghese è un ricordo del passato. Alberto era di sinistra e per lui aveva un senso.

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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2 Comments on “Alberto Cesa e i Cantovivo”

  1. ringrazio Balocco per questo ricordo.
    In queste settimane ho riscoperto un cd edito dal Manifesto nel 2000 si tratta de I FOGLI VOLANTI di Alberto Cesa e Cantovivo. Sia il cd che il libro allegato sono stupendi.
    Undici canzoni da ascoltare e riascoltare ( su tutte,per me ovviamente,) trovo Robadamatti,Partigiano.
    Il libro,poi,è una piccola miniera della canzone popolare.
    grazie ancora

  2. Ringrazio anche io Balocco per il suo ricordo di Alberto, il Cesa, come lo chiamava Ivan Della Mea, suo carissimo amico e sodale. Lo ricordo alle feste di Rifondazione bevendo vino e cantando fino a tarda notte. Lo ricordo al Col del Lys e nelle tante occasioni di incontro accompagnato dalla sua compagna Angele (credo si chiami così) anche lei brava musicista e cantante. Aveva mille progetti da realizzare Alberto ma non ha potuto realizzarli. Ricordo anche che ad accompagnarlo al cimitero c’erano tutti i suoi amici e compagni sotto una pioggia torrenziale che aveva il pregio di nascondere le nostre lacrime.

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