Torino. Sentirsi vicini, evitare l’abbandono da lockdown

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Pratiche di solidarietà e politiche di riscatto per i diritti delle persone senza dimora che vivono in città: questi gli obiettivi dell’Associazione Opportunanda di Torino (http://www.opportunanda.it/) nata 25 anni fa con e per gli ultimi e le ultime.

Con il lockdown anche le attività dell’Associazione sono state costrette alla chiusura. Chiuso il Centro diurno – luogo di tregua e accoglienza per chi ha passato la notte per strada o nei dormitori e che allo spuntar del giorno devono tornare nelle strade. Sospese le attività di incontro e di socializzazione: i laboratori, le cene, gli incontri, le visite ai musei, le gite, le serate a teatro. Sbarrato anche il Centro d’ascolto, luogo di incontro e sostegno per persone senza dimora ma anche dei tanti uomini e delle tante donne che finalmente hanno una casa ma che devono affrontare la ricerca e il reinserimento nel mondo del lavoro, la gestione della casa e la solitudine e l’isolamento, le difficoltà economiche. Interrotta anche la consegna dei pacchi spesa con quanto forniva solitamente il Banco Alimentare.

Sono rimasti aperti solo i quattro alloggi di convivenza dove sono ospitate persone in attesa dell’assegnazione di una casa.

Come mantenere i contatti, come superare l’isolamento in cui tutti e tutte siamo stati di colpo scaraventati? Come sostenere chi si è trovato di nuovo senza reddito perché in cassa integrazione e chi, pur percependo il reddito di cittadinanza, con il lockdown ha trovato sbarrate le mense, e non ha più potuto fare quei mille lavoretti precari e spesso in nero che permettevano di rendere almeno un po’ sostenibile la vita quotidiana? Poco abbiamo potuto fare per chi è per strada, ma per tutte le altre persone abbiamo messo in piedi in fretta e furia il Progetto “NON SOLO SPESA” per:

– mantenere la vicinanza con le persone che fanno riferimento a Opportunanda, e che prima frequentavano il Centro diurno;

– offrire – con cadenza settimanale – un supporto concreto fornendo spesa alimentare e altri beni di prima necessità;

– offrire alimenti di “qualità”, cioè che permettano una dieta sana e varia (non solo pasta ma anche legumi, frutta e verdura, un pasto cucinato quando possibile);

– fornire mascherine e prodotti per disinfettare, ancora troppo cari per chi vive in povertà;

– mettere a disposizione anche beni non indispensabili ma di cui tutti/e noi abbiamo bisogno: una rivista, un libro, una piantina di basilico da mettere sul davanzale…

– inserire “la ricetta della settimana” (compatibile con gli alimenti consegnati!), come segno di vicinanza e di presenza;

– aggiungere un tortina di compleanno, fatta in casa, per chi compie gli anni in quella settimana [quella di festeggiare i compleanni è un’antica tradizione dell’associazione];

– coinvolgere come volontari/e alcuni/e opportunandi/e che hanno possibilità di trasportare pacchi favorendo un rapporto di auto mutuo aiuto.

Abbiamo lanciato un appello fra le tante persone e le tante realtà con cui collaboriamo e che ci sostengono: ADOTTA UNA SPESA per una volta alla settimana per 8 settimane (maggio e giugno) e per 30 persone, con un versamento in denaro o mettendo a disposizione ore di volontariato, recupero di alimenti e altri beni necessari per il progetto. Nel giro di pochissimi giorni abbiamo raccolto tantissime adesioni e molte donazioni: da più di 80 persone. Si è scatenata una solidarietà straordinaria e creativa: soldi, certo, essenziali per l’acquisto degli alimenti, ma anche volontari e volontarie, mascherine artigianali e non, prodotti per l’igiene personale e gel igienizzanti, uova fresche di gallina, piantine di basilico, riviste, libri; qualcuno si è messo a fare il pane in casa da inserire nelle spese, altri torte per i compleanni e più di due quintali di verdura donata da un negozio di quartiere a gestione famigliare. Altri ci hanno fatto sconti significativi.

E così siamo partiti/e: ci siamo finalmente sentiti/e di nuovo, anche se solo telefonicamente, abbiamo riagganciato i contatti, incontrato angosce e paure e fame, fame vera di chi era rimasto senza nulla … solo con le bollette da pagare e il piatto vuoto.

Abbiamo iniziato a confezionare pacchi spesa personalizzati e speciali e a consegnarli di persona quando c’era il lockdown: una bellissima occasione per rivedersi anche se distanti e con la mascherina d’ordinanza, ma finalmente meno isolati, meno impauriti. Chiacchierate nei cortili, sui marciapiedi o davanti all’uscio. Viste le tantissime donazioni abbiamo poi raddoppiato i numeri e siamo arrivati a 38 spese alla settimana per più di 60 persone. Strada facendo si sono aggiunte richieste da uomini e donne nuove che non conoscevamo, e li/e abbiamo aggiunti/e; abbiamo ritrovato persone che da anni non incontravamo, perché sembravano finalmente a posto, con casa e lavoro, e ora di nuovo sul baratro. E abbiamo anche “allargato” la spesa pagando bollette, affitti, medicine: Non Solo Spesa, appunto.

Il nostro impegno sociale e politico per il diritto alla casa per tutti/e e per una vita dignitosa garantita a tutte le persone certo continuerà, insieme alle realtà che portano avanti le nostre battaglie, ma la politica è politica solo se non perde il colore e il profumo della solidarietà, quella vera, quella fatta di cose concrete mettendosi in gioco in prima persona.

Del resto anche a Torino molte altre realtà si sono auto-organizzate, soprattutto al di fuori dei canali istituzionali, e in modo autogestito hanno realizzato progetti simili a questo.

Le nostre città sono piene di ghetti poveri, sporchi, trascurati. Le nostre città hanno bisogno di politiche coraggiose che ridiano possibilità di una vita di dignità per tutti/e.

NON SOLO SPESA: un piccolo grande progetto che ha reso un po’ più umana la nostra città e tutti/e noi che ne siamo stati/e coinvolti/e.

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