Riace riparte

A Riace riparte l’accoglienza dei migranti, senza distinzione di provenienza, di lingua, di colore della pelle. In questi giorni una famiglia in fuga dall’Afghanistan si è unita ai profughi rimasti dopo gli attacchi politici, il processo, l’assurda condanna nei confronti di Mimmo Lucano. Una grande rete di solidarietà continua a sostenere il modello Riace.

La guerra e soldati che non sparano

La storia è piena di guerre, ma anche di soldati che, in varie epoche e su diversi fronti, non si sono impegnati quanto previsto nel colpire, trafiggere, scannare, squartare, massacrare altre persone. Ossia nello svolgere il mestiere per cui erano stati addestrati. È difficile crederlo in questi giorni in cui si sentono quasi solo venti di guerra eppure, a ben guardare, gli esempi non mancano.

Cronaca da una fabbrica occupata

Una notte alla GKN di Campi Bisenzio, stabilimento chiuso e 422 operai licenziati. Fabbrica occupata e presenze di solidarietà. Negli operai con cui passiamo la notte c’è disillusione, sfiducia. Ma anche un grande spirito di gruppo. Rispetto al capitalismo e alla sua cultura è una specie di alternativa esistenziale. Forse un dato politico da cui ripartire.

Aiutare Cuba, che aiutò l’Italia

Nel marzo 2020, nel momento più buio della pandemia, 61 medici e infermieri cubani vennero in soccorso a Torino e a Crema. Oggi è Cuba ad essere piegata, in modo drammatico, dall’emergenza sanitaria e la Cgil lancia una campagna di solidarietà per l’acquisto di materiali sanitari da spedire all’Avana entro la fine di agosto.

Benvenuti

In un quaderno di Comune-info, corredato da straordinarie fotografie, il racconto di alcuni progetti di “accoglienza diffusa” di rifugiati nel nostro Paese: da Santorso a Gioiosa Jonica, passando per la provincia di Bolzano. E, insieme, molti approfondimenti con cui ampliare lo sguardo per aiutare a capire una realtà complessa.

Il nostro dono di Natale

Niente può essere più come prima, per il semplice motivo che è stato proprio il prima a causare il disastro. È ora di abbandonare l’idea che il benessere della società dipenda dal rilancio della crescita dentro l’attuale modello di economia, come se la pandemia fosse solo una parentesi e non un bivio storico che richiede un cambio radicale.