«Ogni volta che vedo la fotografia di un cacciatore che sorride sopra la sua vittima,
resto sempre impressionato dalla schiacciante superiorità morale ed estetica
dell’animale morto rispetto a quello vivente». Milan Kundera
Che buona parte della politica di un governo sia dettata dalle lobbies che lo hanno appoggiato in sede di elezioni è cosa che sanno ormai anche i bimbi. Il caso più clamoroso e che reca più danni all’ambiente e alla salute dei cittadini è il consumo di suolo, specie quello determinato da quelle opere di privata (non pubblica) utilità. Ma vi sono anche altri casi di marchette. L’ultima, la più clamorosa, in ordine di tempo è il disegno di legge, in materia di caccia, Malan, dal nome del primo firmatario (quel Lucio Malan, attualmente in forza a Fratelli d’Italia, dopo un passato ondivago). Approvato il 23 giugno al Senato, il provvedimento passa ora all’esame della Camera, ma vista la maggioranza che lo sostiene, le speranze di bloccarlo, o anche solo di ridimensionarlo, appaiono davvero esigue. Resta l’ipotesi di un intervento del presidente Mattarella, ma è remota.
Non vi è un aggettivo con cui definire il testo legislativo: qualsiasi sarebbe troppo tenero. Esso è una totale sottomissione alle più vergognose e anacronistiche richieste delle lobbies venatorie, spesso purtroppo supportate dalle organizzazioni professionali agricole. Ciò che non si riesce a capire è il motivo di questo stretto legame tra cacciatori e politica: tutti i sondaggi dimostrano che gran parte dell’opinione pubblica è contraria alla pratica venatoria. Sarebbe pertanto un controsenso, addirittura un’imposizione antidemocratica, approvare una sua ulteriore liberalizzazione. Anche i numeri relativi ai praticanti pongono interrogativi cui è difficile dare una risposta. Si è passati da oltre un milione e settecentomila cacciatori degli anni ’80 del secolo scorso a 470 mila del 2024, con proiezioni a sei anni di una riduzione di altre centomila unità. Non solo, anche l’età media dei fruitori si alza con regolarità. Un mondo, quindi, destinato all’estinzione, o quasi, ma che gode tuttavia di inimmaginabili favori e che sembra, prima di sparire, voglia assolutamente lasciare un segno: distruggere quel poco di fauna selvatica che ancora sopravvive, tra mille difficoltà, nel nostro Paese.
Il disegno di legge del centro-destra prevede un totale ribaltamento del principio che regola i rapporti con la fauna selvatica. Questa, infatti, da patrimonio collettivo e indisponibile qual è ora diventerebbe semplicemente una risorsa da sfruttare, anche a fini economici. Ciò è in palese contrasto con l’art. 9 della Costituzione, recentemente modificato, il quale afferma che “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. […] La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. I cacciatori, inoltre, verrebbero presentati non come una delle principali cause delle alterazioni ambientali, bensì come soggetti attivi nel preservare gli equilibri ambientali. Insomma, è come affidare alle volpi la guardia del pollaio…
Ma facciamo qualche esempio concreto, scegliendoli tra una gamma così ampia che solo l’arroganza di certi politici può avvicinare. Il disegno di legge accentua in modo sostanziale la pressione venatoria su numerose specie, comprese alcune in evidente sofferenza, se non proprio a rischio di estinzione (tordi, merlo, allodola e altri piccoli uccelli, anatre di numerose specie, beccaccia e beccaccino, pernice bianca, gallo forcello, coturnice e così via). Lo stesso elenco di specie cacciabili viene ampliato, includendo ad esempio il piccione domestico e l’oca selvatica. E per fortuna che, all’ultimo momento, dall’elenco delle specie cacciabili è stato estromesso lo stambecco, presente nella prima bozza del disegno di legge. Cacciare lo stambecco è la cosa più assurda che si possa immaginare. Chi ha avuto modo di incontrare questo maestoso ungulato in montagna, sa benissimo che si tratta di una specie confidente, che si lascia avvicinare fino a pochissimi metri di distanza. Che gusto può esserci a sparare a una simile meraviglia, se non soddisfare una malsana e patologica sete di sangue? Ma almeno l’animale simbolo del Parco del Gran Paradiso sembra, al momento, salvo.
Dicevamo delle nefandezze del disegno di legge Malan. I periodi in cui praticare la caccia verrebbero estesi in modo considerevole, sia con riferimento alle giornate (cancellate quelle di silenzio venatorio e prorogata la possibilità di cacciare fin oltre il tramonto) che alla stagione, prolungata fin nei mesi primaverili, andando così a interferire pesantemente con i processi riproduttivi di molte specie. Inoltre viene prevista la possibilità di cacciare in aree fino ad ora interdette, quali il demanio forestale, il demanio marittimo, addirittura le aree protette. E qui si rasenta il ridicolo: si consente alle Regioni di ridurre le aree protette al fine di estendere la pratica venatoria, quando l’UE chiede di ampliare le aree protette nella misura del 30% entro il 2030. possibilità di cacciare in aree fino ad ora interdette: animali, soprattutto uccelli, catturati e costretti a passare in anguste gabbie il resto della loro vita, allo scopo di attirare a portata di tiro del cacciatore ignari conspecifici che vivono in libertà. Altro aspetto incredibile, lo svilimento del ruolo degli Enti di ricerca (ISPRA), le cui fondamentali indicazioni verrebbero asservite alle scelte politiche di amministratori che appaiono sempre più legati, a doppio filo, al mondo venatorio.
Il testo è così ”barbaro” che la Commissione Europea ha inviato una comunicazione al Governo italiano, segnalando numerose infrazioni ai Regolamenti comunitari presenti nel disegno di legge. Cosa che ci costerà, in caso di approvazione, enormi esborsi di denaro in procedure di infrazione. Già oggi lo Stato italiano spende cifre enormi (si parla di 800 milioni di euro) per le 75 procedure di infrazioni, di cui 25 in materia ambientale, di cui il nostro Paese è stato ritenuto responsabile. Ma tanto pagano i cittadini, mica i politici o i cacciatori… Tra l’altro, nel dicembre dello scorso anno Bruxelles manifestò al Governo italiano le proprie perplessità sulle previste concessioni al mondo venatorio, palesemente in contrasto con la normativa europea, ma tale lettera è stata tenuta nascosta, per non scontentare quel mondo venatorio cui la maggioranza che governa il Paese deve restituire gli appoggi ricevuti durante la campagna elettorale: si dice “fare una marchetta”. Non solo, il loro (come mio non lo riconosco) ministro Lollobrigida (proprio lui, l’ex cognato più famoso d’Italia, quello che “l’abuso di acqua può portare alla morte” e quello che ferma i treni ad alta velocità pro domo sua) ha liquidato la faccenda come una fastidiosa stupidaggine burocratica di cui non tenere alcun conto…
In conclusione, una normativa che sottolinea ancora una volta la volontà del Governo di mostrare i muscoli, anche in contrasto con ogni principio di ragionevolezza, e in totale contrasto con la tutela dei beni comuni e, quindi, del benessere della cittadinanza.
