La ministra Freccia rossa

image_pdfimage_print

Ci ha provato la ministra Paola De Micheli a riempire i suoi treni ad alta velocità approfittando della babele di DPCM che ci accompagna dallo sbarco in Italia della pandemia venuta dalla Cina (via Germania)! Ma il Comitato Tecnico Scientifico e i suoi esponenti più autorevoli e ascoltati sono insorti richiamando il ministro della salute Roberto Speranza al dovere di tutela della medesima, a costo di ridurre l’incasso che la “metropolitana d’Italia” garantisce correndo su binari costruiti a debito (anche e soprattutto dei cittadini che non li possono usare). È successo tutto in un giorno – il simbolico primo agosto – e proprio mentre il dibattito scientifico si contamina sempre più di antitesi negazioniste di estrema destra che accusano chi sostiene che il virus non è né mutato, e tantomeno sparito, di voler impaurire gli italiani al solo scopo di mantenere il potere il più a lungo possibile, e senza che nessuno osi metterlo in discussione. Strano Paese il nostro, capace del più virtuoso e rigoroso lockdown, ma anche di credere a chi ci rassicura non da un istituto di ricerca universitario, ma da una discoteca da spiaggia dal nome esotico, seppur di frequentazione indigena.

È nel pragmatismo tipicamente emiliano-romagnolo che ha cercato riparo la De Micheli quando il suo collega Speranza – furibondo – l’ha stanata per chiederle conto del via libera al riempimento delle Frecce rosse e del corrispondente svuotamento delle misure di distanziamento fisico. È nelle pieghe della navigata attitudine dell’avvocato Conte-Zelig ad aspettare l’emergere della “dottrina prevalente” che la ministra del calcestruzzo rosa ha cercato conforto per il suo incauto lasciapassare. Del resto, è molto spesso proprio nei bracci di ferro interni a una coalizione che vengono al pettine i nodi risolti frettolosamente con la nomina di nuovi ministri col vecchio manuale Cencelli, rivelando “chi ci fa e chi ci è” spaparanzato su quelle poltrone.

Ma vi siete mai chiesti perché negli anni della cosiddetta seconda repubblica il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sia sempre stato affidato a personaggi di nessun profilo professionale e di competenza tragicomicamente tendente a zero? Forse perché le decisioni – pur se sottoscritte in piazza della Croce Rossa e sancite addirittura in Parlamento – sono sempre prese altrove, magari in altri locali della riviera Romagnola, o in qualche palazzina liberty nel parco di Villa Borghese, o nelle sedi di rappresentanza dei primari istituti di credito (un tempo pubblici!), o addirittura fuori confine e comunque sempre supervisionati da consulenti interni (da Incalza a Cascetta) tanto per “coprire tutte le sensibilità”, peraltro convergenti a favore delle grandi opere come su nessun altro tema politico.

Si diceva dei ministri del recente passato: qualche nome in evidenza tra quelli che nessuno  ricorda? Matteoli, Lupi, Di Pietro, per arrivare fino a Toninelli (chi era costui? L’addetto alla chiusura dei porti di Salvini?). Quanto alla attuale inquilina, la De Micheli, prima di riempire le “frecce” è tuttora tenacemente impegnata a svuotare la revoca delle concessioni ai Benetton (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2020/07/18/autostrade-la-truffa-e-servita/): sfido chiunque abbia sentito una sua recente intervista al riguardo a riassumere in italiano corrente (non contaminato dal politichese) se sia davvero d’accordo o no con quanto sentenziato e motivato dalla Corte Costituzionale (a due giorni dalla inaugurazione del nuovo viadotto al posto di quello lasciato crollare da Atlantia, Aspi, Spea & Co giusto due anni fa!). Mentre nel frattempo – oltre a sostenere che la gestione della nuova Autostrade per l’Italia a maggioranza di capitale pubblico (Cassa Depositi e Prestiti) dovrà essere privatistica (sic!) – nulla dice sugli altri gestori privati di reti autostradali pubbliche, che i loro crolli, i tratti chiusi al traffico, i mancati investimenti, li hanno un po’ ovunque da un capo all’altro della penisola (anche se se fortunatamente, per loro ma soprattutto per noi, senza morti!)

O i Gavio (tanto per fare un nome) sono  preferibili ai Benetton (in quanto da sempre “ecumenici”)? Ma qui la Paola è in buona compagnia visto che la Chiara (Appendino), collega di maggioranza a Roma ma avversaria a Torino, ha appena proceduto alla svendita della maggioranza delle azioni dell’Autostrada e del Tunnel del Frejus ai soliti Gavio e che la quota pubblica è stata alienata per un importo pressoché pari all’utile annuo della tratta in concessione: proprio come fecero 40 anni fa “i socialisti di Carxi e di Fini” per le azioni della tangenziale autostradale di Torino!

Poi, per carità, anche sul Covid – come ci dicono le inchieste appena aperte – c’è chi ruba, ha rubato e ruberà. Ma quel che fa molto pensare è che in Europa – dove i contagi tornano a salire – ci si è scannati per dare i soldi a fondo perduto al ministero dei “signor (e signore) nessuno”, mentre per la nostra salute si dovrà far ricorso al MES e comunque restituirli fino all’ultimo centesimo sotto lo sguardo inquisitorio degli olandesi.

Claudio Giorno

Claudio Giorno è nato e vive a Borgone Susa da 70 anni, la metà dei quali trascorsi nel mondo delle grandi opere (nell’ufficio tecnico di progettazione, prima, e manutenzione, poi, di una concessionaria pubblica poi svenduta ai privati). Ambientalista militante in tutte le associazioni “storiche” si è presto convinto che l’aggressione al territorio e la corruzione che affligge il nostro paese sono le due facce (inseparabili) della stessa medaglia. Ha partecipato con Mario Cavargna – fondatore di “Pro Natura” – a tutte le lotte nate negli anni in Val di Susa. In particolare contro la speculazione edilizia e contro il traforo e l’autostrada del Frejus. Prova a portare (con scarso successo) la stessa sensibilità nella CGIL cui rimane iscritto per motivi del tutto irrazionali (come chi continua a tifare per la sua squadra del cuore). Ha partecipato – negli anni Novanta – alla fondazione del Comitato Habitat per la difesa del territorio e della vivibilità residua della Valle di Susa, da cui è nato il “movimento No TAV”. Cura il blog semiclandestino https://claudiogiorno.wordpress.com/

Vedi tutti i post di Claudio Giorno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.