La legge elettorale della destra e la lente di Popper

Popper aveva una definizione netta per la democrazia: non il vago “governo del popolo” ma un sistema di istituzioni che consenta ai governati di controllare i governanti e, se necessario, di sostituirli senza ricorrere alla violenza. Alla luce di questa impostazione la riforma elettorale proposta dalla destra è da bocciare in toto. Di più. Non è solo una cattiva legge. È una pedagogia autoritaria travestita da riforma ragionevole.

Legge elettorale: il Governo tenta il colpo di mano

Spazzata via dall’esito del referendum la prospettiva delle promesse riforme istituzionali, il Governo tenta di scardinare la Costituzione con una legge elettorale da approvare in vista delle prossime elezioni. In essa non manca nulla dell’armamentario della destra: premio di governabilità, indicazione del premier, soglia di sbarramento, liste bloccate. L’obiettivo è quello di introdurre surrettiziamente il premierato.