Il diritto alla salute e la riforma che non c’è

Garantire il diritto alla salute impone di intervenire sui suoi determinanti, che sono vari e tanti. Richiede anche la comprensione che si tratta di un processo continuo e che gli interventi variano a seconda degli obiettivi e del contesto. Così fare riferimento alle Case di comunità invece che alle case della Comunità, o ai medici di famiglia invece che ai medici di medicina generale non è un fatto nominalistico ma politico.

Salute per tutti: il diritto negato

In Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e, nel triennio 2020-2022, 16.192 infermieri hanno lasciato il Servizio Sanitario Nazionale. Delle 1.715 Case di comunità programmate soltanto 66 prevedono tutti i servizi obbligatori (il 3,8% dell’obiettivo) e dei 594 Ospedali di Comunità previsti ne sono attivi solo 163 (il 27%). A fronte di ciò manca un progetto e la spesa per la sanità pubblica diminuisce.

Il Governo riorganizza la sanità: di male in peggio

Il disegno di legge delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera approvato dal Governo è, a dir poco, deludente. Per la sua genericità, che demanda all’esecutivo scelte fondamentali. Ma anche per la mancata previsione di risorse aggiuntive, per il ricorso a modelli organizzativi obsoleti e per la totale assenza del settore della prevenzione. Solo un’ampia mobilitazione può modificare il progetto.