Polizia senza legittimazione e crescita della devianza

Molti episodi drammatici incrinano pesantemente la fiducia di ampi strati sociali nei confronti della polizia. Ciò produce un circolo vizioso: da un lato, di radicalizzazione e di esplosioni di rabbia; dall’altro, di crescita abnorme della repressione nel (vano) tentativo di riacquistare consenso. Questa spirale perversa può essere disinnescata solo ripartendo da una cultura di polizia rispettosa dei diritti di tutti.

Repressione è civiltà? Sul DL n. 23/2026

“La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!”. Così diceva Gian Maria Volontè nei panni del commissario del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Era il 1970 ma sembra oggi. A un anno dal decreto legge n. 348/2025, monumento alla repressione del disagio e del dissenso, il decreto n. 23/2026 (convertito in legge il 24 aprile) completa l’opera attaccando, soprattutto, le manifestazioni.

Non andare a scuola a otto anni

C’è in una classe una bambina di otto anni molto portata per la matematica. Ma fatica, si addormenta sul banco, spesso non viene a scuola. E comincia a vivere la cosa con disagio. La famiglia non riesce a seguirla: il padre entra ed esce dal carcere, la madre si prostituisce. Che fare? Difficile dirlo. Certo servizi psicologici e di sostegno anche per i genitori aiuterebbero. Ed esistono, ma spesso solo sulla carta…