Piemonte. Vite che non possono essere “sospese”

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Tra i tanti modi di mascherare i tagli alla spesa pubblica in servizi, e in particolare a quella per le prestazioni sanitarie e assistenziali a persone malate o con disabilità non autosufficienti, ha preso piede la “sospensione” delle risorse, temporaneamente utilizzate per altri – si dice più urgenti – capitoli di spesa, con la prospettiva di restituzione al legittimo ambito di competenza. Politici e funzionari che propongono quest’operazione la presentano a somma zero, perché le risorse temporaneamente spostate saranno disponibili per la spesa “originaria” dopo qualche mese.

Questo falso argomento è l’ennesima dimostrazione che le logiche della finanza e del denaro completamente svincolato dalla “produzione” (chiamiamo così anche quella di servizi alla persona) hanno impregnato la cultura delle istituzioni, anche quella delle prestazioni più concrete rivolte ai più bisognosi tra i cittadini, come può essere la cura continuativa e quotidiana di persone talmente malate o con condizioni di invalidità così gravi da non essere in grado di compiere da sole nemmeno le attività elementari della vita. Non è affatto vero, infatti, che le risorse spostate da una parte all’altra del bilancio non producono effetti di taglio dei servizi e delle prestazioni. Se questo, entro certi limiti, è valido nella contabilità “di competenza”, quella che serve per la quadratura di bilanci, non è certamente così per le operazioni di cassa, che sono quelle che assicurano concretamente il servizio.

I conti della lungoassistenza domiciliare per i non autosufficienti possono quadrare perfettamente nel grande bilancio dello Stato, e a cascata di Regioni ed Enti locali, anche se le risorse vengono immesse a bilancio, sulla carta, l’ultimo giorno utile dell’anno. Ma se l’erogazione monetaria concreta non avviene mese per mese, i soggetti previsti dal Piano individualizzato di cura e assistenza non saranno disposti ad accettare dei “pagherò”, anche se assicurati dall’istituzione. Che se ne fanno? Li usano al supermercato? Ci pagano le bollette?

Nemmeno i più grandi tra i gestori di servizi sanitari e assistenziali accreditati (le grandi cooperative, le società profit…) sono capaci di spingere oltre un breve periodo la loro capacità di assorbire la sospensione di erogazioni dell’ente pubblico, anticipando dalla propria liquidità quanto serve per pagare gli operatori. Rimane la famiglia – l’unica non tenuta formalmente ad assicurare le prestazioni, ma che non se ne può andare per vincoli affettivi – che si farà carico per quel che potrà dei servizi pagandoli in proprio (da utente a cliente) e se non potrà sopporterà finché possibile l’assenza dei servizi stessi (da utente a nulla).

Così, la sospensione degli assegni di cura per i non autosufficienti annunciata da mesi in Piemonte per il ritardo delle risorse nazionali del Piano non autosufficienze (a Roma stanno definendo quello del biennio 2025-2027, ora che stiamo entrando nella seconda metà del 2026!), si tradurrà concretamente in un “buco” di prestazioni. E non sarà certo l’eventuale allungamento nel tempo dell’assegno (per chi ci arriva vivo) a tamponare il buco, e nemmeno il conguaglio a posteriori, con l’eventuale riconoscimento delle cifre non erogate in un indefinito futuro. Lo dimostrano i Comuni dove questa sospensione è già partita e dove gli utenti non hanno cure e assistenza: chi non ha potuto fare fronte con risorse proprie – e comunque al di fuori di una coerente presa in carico socio-sanitaria – ha interrotto in prima persona i servizi, per non trovarsi addebiti insostenibili, adesso che le risorse pubbliche sono cessate: persone malate e con grave disabilità non possono “sospendere” la vita, in attesa di riprenderla quando girerà favorevole il vento delle risorse. Chiamare questa deliberata operazione di taglio dei servizi “sospensione”, limitandosi alle tabelle dei conti, oltre che rivelarsi falso alla prova pratica è anche irrispettoso della dignità dei più deboli.

Gli autori

Andrea Ciattaglia

Andrea Ciattaglia (Torino, 1985), giornalista,è direttore della rivista “Prospettive. I nostri diritti sanitari e sociali” e del notiziario “Controcittà” del Coordinamento sanità e assistenza (Csa) di Torino.

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