Torino. Bilancio 2023: radiografia di una crisi rinviata

image_pdfimage_print

È stato approvato il bilancio consuntivo della Città di Torino 2023. Sulla base dei documenti disponibili è possibile stendere alcune considerazioni sparse.

1. Oneri finanziari per i mutui. La quota interessi sui 2 miliardi e 308 milioni residui di mutui è salita a 88 milioni, più 24 rispetto al 2022, a causa dell’aumento dell’Euribor che ha fatto lievitare il costo dei mutui a tasso variabile, un terzo del totale. La quota interessi rispetto al capitale in essere dei mutui è al suo massimo storico, 9% in luogo di una media del 7%. Anche la quota di restituzione capitale è salita a 115 milioni ed è destinata a salire quando scadrà il rinvio del 2020 che ha consentito all’allora giunta 5Stelle di pagare solo 60 milioni di rimborso capitale. L’onere finanziario complessivo per i mutui sale a 203 milioni nel 2023.

2. Derivati. Il totale delle perdite sui contratti derivati dal 2002 ha raggiunto i 179 milioni di euro. Le forti perdite sono dipese dal fatto che Torino avrebbe guadagnato se il tasso Euribor fosse stato alto mentre tra il 2014 e il 2022 si è mantenuto intorno allo zero. Al contrario le banche hanno puntato su un tasso fisso tra il 5,50 e il 6,50%. Perciò per anni le banche hanno lucrato la differenza tra il loro tasso fisso (5-6%) e l’Euribor, circa zero! In media 15 milioni all’anno di utili. Con l’Euribor quasi al 4% tale guadagno nel 2023 è sceso a una decina di milioni, com’era facile prevedere. Ma se il Comune aspetta inerte che si esaurisca la durata contrattuale dei derivati (2025 e 2032-2036) ci sarà ancora la perdita di decine di milioni di euro. Un utile facile garantito per Dexia, Intesa San Paolo e JPMorgan.

3. Cancellazione dei crediti. È proseguita a ritmo sostenuto la radiazione (=cancellazione/perdita) dei crediti comunali per tributi e sanzioni. Nel 2023 sono stati cancellati 140 milioni circa di Tarsu/Tari, 33 milioni di Imu/Ici, 34 milioni relativi alle mense scolastiche, 14 milioni per l’imposta sulla pubblicità e oltre 17 milioni di Cosap. Per un totale di ben 238 milioni di euro. Dal 2019 (compreso) la Città ha rinunciato a 874 milioni di crediti per tributi e sanzioni. Dal 2002 le radiazioni arrivano a un miliardo e 760 milioni di euro. Questo processo invece di ridursi si è accelerato negli anni: la percentuale di cancellazioni dei tributi e delle sanzioni citate si è incrementata.

4. La cancellazione tombale. In una commissione bilancio delle circoscrizioni 3 e 4 nell’aprile del 2023, di fronte alla contestazione di queste cancellazioni di decine e decine di milioni di crediti, l’assessora al bilancio aveva spiegato che i crediti stralciati passano al conto del patrimonio, che la Soris continua nell’attività di riscossione, che non si perdono i soldi, che solo la constatazione di indigenza del debitore fa terminare l’azione di recupero del credito. Purtroppo nei consuntivi 2022 e 2023 è stato aggiunto l’elenco dei crediti stralciati (cancellati) dal conto del bilancio e inseriti nel conto del patrimonio. Ebbene su 579 milioni di tali crediti quasi 85 milioni sono stati “tombati”, cioè definitivamente persi mentre solo 16 milioni sono stati incassati. Se poi nel dettaglio osserviamo che oltre il 70% di tali incassi deriva da pagamenti di Gtt per debiti col Comune, il recupero effettivo si riduce a poco più di 4 milioni di euro. Tra i crediti dichiarati defunti troviamo 50 milioni di multe commerciali, quasi 22 milioni di Tarsu/Tari, quasi 12 milioni di multe stradali del 2011.

5. Il Fondo crediti dubbia esigibilità torna al 2015. Il Fcde, un accantonamento di risorse comunali sottratto alle spese per la comunità e usato per finanziare la cancellazione dei crediti comunali, da due anni non viene rifinanziato e dal suo massimo del 2019, quando ammontava a 865 milioni, è sceso a 537 milioni, il livello del 2015. Nel 2023 156 di 243 milioni di crediti eliminati sono stati finanziati con il Fcde. Dal 2015 oltre 690 milioni di euro sottratti a impegni per i cittadini sono serviti a coprire crediti non riscossi e cancellati.

6. Investimenti in affanno. I crono programmi degli investimenti, finanziati con progetti europei e nazionali sono in grande ritardo: a bilancio sono stati iscritti solo 336 milioni in entrata invece dei 1.096 previsti nel preventivo. In particolare sono slittati 397 milioni per la costruzione della linea 2 metro, 187 milioni per l’estensione della linea1, 59 milioni per nuovi tram e 39 per nuovi autobus più 212 milioni per altre opere pubbliche. Di conseguenza anche le uscite per investimenti, previste per 1.337 milioni di euro, sono state contabilizzate in soli 346 milioni.

7. Svendita del patrimonio comunale. Continua la svendita del patrimonio comunale, sia pure a passo ridotto poiché non c’è più granché di appetibile per i privati. Nel 2023 sono stati accertati poco più di 6 milioni per le vendite. Dal 2003 il Comune ha ceduto immobili per un miliardo e 441 milioni di euro senza che queste vendite abbiano risolto la crisi permanente dei conti comunali.

8. Crisi Gtt e manovre sui crediti/debiti con Gtt e Infra.To. Crisi nella crisi, il Gtt, Gruppo trasporti torinesi, si trova almeno dal 2016 sull’orlo dell’abisso. Nel periodo 2016-2022 il Gruppo ha perso 176 milioni di euro dichiarati a bilancio. Le riserve sono scese da 97 a soli 3 milioni di euro; il patrimonio netto è stato eroso per coprire le perdite, passando da 112 a soli 18 milioni. Nel consuntivo 2023 Gtt vanta crediti per 32 milioni contro debiti per 119 milioni nei confronti della Città. Mentre ai tempi del sindaco Chiamparino il Comune garantiva fondi dotazione attraverso i mutui, successivamente i finanziamenti comunali sono stati sporadici. Nel consuntivo 2021 86 milioni di crediti verso Gtt furono cancellati; dopo i rilievi della Corte dei Conti Regionale a fine 2023, i crediti cancellati sono stati reiscritti e trasformati in un piano di restituzione annuale fino al 2030 con l’incasso dei primi 10 milioni nello stesso 2023. Le somme iscritte nei bilanci in entrata tra il 2013 e il 2023, dovute al Comune da Gtt e Infra.to, mai incassate, non coperte dal Fcde, hanno contribuito per almeno 170 milioni alla voragine dei conti comunali.

9. I miglioramenti da aiuti statali ed europei. Come già rilevato in passato (https://volerelaluna.it/territori/2023/05/04/torino-dal-rischio-di-dissesto-a-una-pioggia-di-milioni/), il Comune di Torino, sull’orlo del default nel 2021, è stato aiutato dallo Stato a non finire in dissesto. 142 milioni sono arrivati nel 2021 perché Torino aveva tanto disavanzo; 79 nel 2022 e 141 nel 2023 provenienti dal salvataggio della città denominato Patto per Torino. Altri 113 arriveranno quest’anno. In totale 362 milioni di denaro fresco regalato a fondo perduto all’amministrazione. Se a questo si aggiungono i fondi che via via stanno affluendo in cassa per gli investimenti del Pnrr (420 milioni) e per altri progetti statali ed europei, si capisce perché dal 2021 la cassa è tornata in positivo. A fine 2023 c’erano 344 milioni in cassa, cifra record. Non sono state attivate anticipazioni da Unicredit e non sono stati pagati interessi passivi. Così, dopo 75 milioni di interessi di cassa pagati dal 2012 fino al 2022, per la prima volta non è stato pagato alcun euro.

10. I miglioramenti interni. Nella relazione dei Revisori dei Conti emerge un leggero incremento nella riscossione dei residui più recenti: in particolare per i fitti attivi (un terzo in più rispetto alla media degli ultimi nove anni) e sulle multe stradali (quasi il doppio della media). Si tratta di maggiori incassi che, se estesi agli altri tributi e perdurando nel tempo, potrebbero portare significativi benefici al bilancio comunale.

In un’aula semivuota il Consiglio comunale di Torino ha approvato a maggioranza il consuntivo in un tempo record, poco meno di due ore. Nella sua relazione l’Assessora al bilancio ha evidenziato un metodo di ascolto e di confronto a partire dai dipendenti comunali e il fatto che la riduzione del debito è andata oltre gli obiettivi prefissati. Ha ribadito che i 243 milioni di crediti cancellati restano nel conto del patrimonio e su di essa continua l’azione di recupero della Soris. Delle criticità descritte in questa analisi non c’è stata traccia nel dibattito, salvo un cenno al peso del servizio del debito per mutui (203 milioni di euro quest’anno) e su cosa succederà quando il Pnrr sarà esaurito e l’aiuto statale ridotto. Gli interventi dell’opposizione sono stati pochissimi e di scarso approfondimento. Come abbiamo previsto, fino al 2026 gli amministratori potranno vivere di rendita anche se stanno facendo ben poco per rimuovere le cause strutturali della crisi dei conti della Città, dimostrata anche dal fatto che per cinque anni (fino al 2026 compreso) non possono contrarre nuovi prestiti oltre il limite di 10 milioni annui! Ma, se non si interverrà sui nodi strutturali del debito, sull’incapacità di riscossione coattiva dei crediti, sul predominio delle banche sui mutui e derivati, sulla zavorra pesantissima dei debiti per mutui e di spesa corrente che affonda la capacità di spesa e di investimento della Città, ci ritroveremo già nel 2026 con la melma alla gola.

Gli autori

Ettore Choc

Ettore Choc è nato a Torino nel 1947. Laureato in economia ha insegnato diritto ed economia nelle scuole secondarie di secondo grado ed è stato dirigente scolastico. Attualmente in pensione studia e analizza i meccanismi di funzionamento della pubblica amministrazione a livello locale.

Guarda gli altri post di:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.